“La salvezza delle anime”

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Omelia pronunciata nella S. Messa Pontificale per la Solennità di S. Giovanni Battista
24-06-2017
 Cari Fratelli e Sorelle,
1.       1. Quanto bisogno oggi di ritornare alle sorgenti della vita cristiana: se ne parla molto, ma in modo riduttivo. Si parla molto delle conseguenze della fede, ma poco della fede; si parla molto delle opere, ma poco della sorgente delle opere. E quando ci si allontana dalla sorgente, il-torrente si inaridisce fino a seccare. La porta della carità fraterna è la fede in Gesù, poiché è la fede che ci rivela che Dio ci ama alla follia: per quale altra strada potremmo conoscere questo? Sapere che Dio ci ama sconvolge la vita, l’incontro con Lui ci trasforma il cuore, diventiamo capaci non solo di amarlo, ma anche di amare gli altri, tutti. Noi non saremmo capaci di amare il prossimo,·di fare il bene, se non avessimo incontrato Lui, l’Amore eterno, e non fossimo trasformati dalla sua grazia. E’ in questo orizzonte che le parole di Pietro hanno il potere di affascinarci nella loro bellezza: “Voi amate Gesù Cristo pur senza averlo visto e ora, senza vederlo credete in Lui”.
2.       2. L’Apostolo parla a noi e parla di noi: anche noi amiamo il Risorto senza averlo visto, e in questo – sembra volerci dire Pietro – sta una gioia più grande: “Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa”. Sì, se ci pensiamo, la nostra gioia è più grande di quella di coloro che l’hanno visto, poiché nasce dall’ascolto del Vangelo, dalla testimonianza di un popolo sconfinato che da duemila anni cammina dietro al Maestro tra luci e ombre, chiari e scuri. Cammina sorretto dalla grazia dello Spirito e dalla testimonianza dei santi e dei martiri. E’ questa la Chiesa! La vita cristiana è gioia non perché senza croci e insuccessi, ma perché è segnata dall’incontro con Gesù: è gioia vera perché non riposa nelle cose ma in Dio; è gioia anche quando le forze vengono meno e il tempo tutto avvolge. Viene alla mente un saluto conclusivo della Messa: “la gioia del Signore sia la nostra forza, andate in pace”. Come può accadere questo? Se Dio è gioia in sé, come può diventare forza in noi? Dobbiamo ricordare che la gioia di Dio siamo noi, figli nel Figlio: sapere questo sprigiona energie tali, una forza tale che nulla ci può fermare nella via del bene, nessun ostacolo può fermarci nell’avventura cristiana, neppure i nostri peccati.
3.       3. Ma qual è la meta della vita cristiana? Ecco la terza affermazione di Pietro: “mentre raggiungete la meta della vostra fede, la salvezza delle anime”. Cari Amici, siamo consapevoli che è questo il fine della nostra vita, ciò per cui Dio ci ha creati?, la cosa più importante? Oppure, secondo il pensiero diffuso, anche noi pensiamo in modo materialista dimentichi della vita eterna dopo la morte? Se non ci fosse l’eternità, che è la visione di Dio, perché sacrificarci, essere onesti, buoni, dediti? Non credo che esista un imperativo categorico talmente fondato da affascinarci fino a dare la vita. Anche l’amore sarebbe in qualche modo avvelenato, poiché si amerebbe qualcosa o qualcuno che finirà nel nulla. Avrebbe allora ragione Isaia quando, parlando del modo di pensare dell’antico Israele, scriveva: “Si mangi e si beva, perché domani moriremo!”.
4.       4. Cari Amici, San Giovanni Battista – Patrono dell’Arcidiocesi e della Città di Genova – ha visto Gesù e gli ha creduto: non basta vederlo per credere!. Aveva riconosciuto la Vita, aveva visto la Luce: austero, ha assaporato la gioia; uomo del deserto era cercato dagli altri; privo di tutto, aveva la forza della verità; imprigionato, era il più libero; perseguitato per paura, era il più coraggioso; ucciso per farlo tacere, la sua testimonianza non finisce di parlare al mondo. Forse l’Apostolo Pietro, scrivendo la sua lettera, ha pensato anche a Giovanni e alla sua vita. Se l’ha fatto, è stata una grazia anche per noi!
Angelo Card. Bagnasco
Arcivescovo Metropolita di Genova