“La risurrezione della croce”

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Omelia pronunciata in Cattedrale senza la partecipazione di fedeli nella Liturgia della Passione del Signore
10-04-2020

Arcidiocesi di Genova

Venerdì Santo, 10.4.2020

OMELIA

“La risurrezione della croce”

Cari Fratelli e Sorelle

la fede parla di croce gloriosa, ma è possibile questa parola? Si pensa che la gloria sia legata al mattino di Pasqua, quando la tomba resta vuota, non certo all’agonia di Gesù e alla sua passione. Come è possibile, dunque,chiamare glorioso il patibolo? La risurrezione dalla morte, in verità, non è la vittoria sulla tragedia, ma è la rivelazione della tragedia, di ciò che è veramente accaduto sulla croce. La vera vittoria, infatti, si compie su quel legno: nel duello tra il mistero d’iniquità e il mistero della grazia, ha vinto Gesù che ha ucciso la morte consegnandosi a lei. Non l’ha abbracciata per dare prova di sé, ma per dare prova del Padre che è amore.

Quando – flagellati dalle prove fisiche e morali, davanti a violenze e ingiustizie l’uomo guarda il cielo e chiede dov’è Dio … la risposta viene dal Calvario :”io sono sulla croce e dono la vita per te”. Egli ci precede, è entrato nell’oscurità del male e della sofferenza, nell’incubo dell’angoscia, per farsi trovare da noi. Gesù, ha portato su si sé la solitudine che il peccato genera allontanandoci da Dio: “Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Il Signore non abbandona mai la sua creatura, piuttosto è il peccato che allontana dalla vita. Bere la notte di questa solitudine è l’ultima goccia, la più amara, del calice che Gesù aveva chiesto di allontanare da sé. Lui, senza peccato

L’antico Adamo non ha compiuto chissà quale azione malvagia, ha posto un atto interiore: non si è fidato di Dio e della sua parola. Egli, nel “si” alla volontà del Creatore non ha visto la possibilità di essere pienamente se stesso, ma la minaccia alla sua libertà. E così si è opposto. Il peccato non è, dunque, una disobbedienza che si segna su un taccuino, ma è il non fidarci di Dio che ci parla e ci indica la via della vita. Lontano da Lui non vi è vita vera, l’uomo incontra il nulla nascosto con la maschera della vita: questa è l’astuzia del maligno, lo spirito della menzogna che si traveste da angelo di luce per ingannare gli uomini.

Dio però è entrato in questo abisso. Gesù accetta che gli crolli addosso l’impero del male, e gli oppone la potenza sconfinata del bene: prende su di sé il “no” degli uomini e lo attira dentro al suo “si”. Aderendo alla volontà del Padre, fidandosi di Lui, ricrea l’umanità e nasce il mondo nuovo: la risurrezione, dunque, inizia nella croce e si manifesta nella mattina di Pasqua. Ecco la gloria di Cristo: la sua unità con il Padre non è una relazione rarefatta e disimpegnata, come oggi spesso si pensa, ma è un vincolo per cui si consegna alla volontà divina, una relazione d’amore che è sacra e sacrificale.

“Quando sarò innalzato, attirerò tutti a me”. Si – come da un improvviso e irresistibile vortice – l’umanità tutta e l’universo intero sono attirati verso la croce di Cristo, cioè dentro al grande “si” a Dio. Ognuno è chiamato a scegliere, se lasciarsi portare o rifiutarsi, se vivere o solamente esistere, se accogliere la Parola che conduce oppure volere una libertà assoluta che nega l’uomo. Grazie Gesù, perché non sei sceso dalla croce e ci hai fatto conoscere il volto di un Dio che accetta la morte per amore, che ama fino allo spogliamento di sé. Grazie Gesù perché non sei sceso dal patibolo, e così possiamo incontrarti nelle prove. Grazie, perché hai vinto per tutti noi.

Angelo Card. Bagnasco

Arcivescovo Metropolita di Genova