La povertà di Cristo ci arricchisce

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail
Omelia tenuta in occasione della S. Messa del Mercoledì delle Ceneri
07-03-2014
 Cari Fratelli e Sorelle nel Signore

 

        Inizia oggi il tempo della Quaresima, tempo che prepara i cristiani alla Pasqua, cuore della nostra salvezza e centro dell’Anno liturgico. Tra poco riceveremo sul capo le Ceneri, segno di penitenza e di gioia: penitenza perché ci riconosciamo peccatori bisognosi di misericordia e perdono, gioia perché  Gesù è venuto a liberarci dai nostri peccati e a rivestirci dell’abbraccio di Dio. Con la sua croce  Cristo non ci ha esentati dai mali del tempo – le molte forme di dolore e sofferenza che accompagnano la vita – ma ci ha salvati dal male, radice di tutti mali, cioè il peccato. Esso è, in ogni sua forma, un allontanarci dal Padre, non fidarci di Lui, non arrenderci al suo amore.

       Tutti abbiamo bisogno della parola che comprende e perdona, che incoraggia a riprendere il cammino, che ci esorta a guardare avanti rigenerati. Abbiamo bisogno di un abbraccio che ci restituisca a noi stessi e che ci riconcili con il mondo; che ci permetta di tornare a guardarci con benevolenza. E’ il luogo del sacramento. Per questo il modo migliore per iniziare la Quaresima è una buona confessione, dove facciamo verità di noi guardandoci in Dio, riscoprendo così la nostra dignità. Solo dentro a questo sguardo di luce possiamo vedere, senza spaventarci, le nostre distanze interiori, le incoerenze, le fragilità rispetto alla bellezza che Dio ci ha donato creandoci e volendoci momento per momento. Se Dio non ci creasse in ogni attimo che cosa saremmo? Non potremmo esistere.

 

        Il Santo Padre Francesco, nella Lettera per la Quaresima, ci parla della povertà di Cristo:  la sua  povertà ci ha arricchito. La  povertà di Gesù  – dice il Papa – è  la vera ricchezza perché è  la sua sconfinata fiducia nell’amore di Dio Padre, è l’abbandonarsi amoroso a Lui fino al Calvario e alla morte. Da questa povertà  scaturisce la nostra salvezza, l’antico peccato è riscattato, il nuovo Adamo vede la luce. Da questa povertà – la sua consegna d’amore – ognuno di noi è riscattato, è guarito dalla ferita antica, dalle ferite nuove e personali che sono i peccati: ogni rapporto viene rigenerato. Un’ umanità nuova nasce: un’ umanità dove l’amore vince l’odio, il perdono abbraccia il male, la giustizia si afferma nella pazienza e nella speranza. Il deserto fiorisce grazie alla fiducia di Cristo, che diventa sangue sparso sul legno arido della croce;  segno del mondo lontano ed errante, ma che da allora germoglia come un tronco vivo e vitale. Per questo la croce di Cristo – patibolo di morte – è sempre croce gloriosa.

 

         Tra poco un gruppo di amici del nostro e di altri Paesi entreranno a far parte dei catecumeni che nella Vaglia pasquale  riceveranno i sacramenti dell’Iniziazione cristiana, Battesimo, Cresima ed Eucaristia. E’ una gioia per loro, per la Diocesi di Genova, per la Chiesa intera: il Signore Gesù è il tesoro prezioso per nuovi cristiani e la luce si allarga sul mondo. Vogliamo salutarli con simpatia e affetto, ma anche con gratitudine per l’esempio che essi ci danno: è l’esempio di una scelta coraggiosa e consapevole che ci provoca ad essere tutti più coscienti della fede, della fortuna ricevuta e della responsabilità verso gli altri. Vi sono tante povertà, ricorda ancora il Papa: la miseria materiale, quella morale e quella spirituale. A tutte dobbiamo andare incontro con generosità e prontezza. Tocca a noi soccorrere gli indigenti con le opere di carità e di giustizia. Tocca a noi  essere missionari della gioia del Vangelo perché la gioia si diffonda e abbracci la terra.