“La pioggia sui nostri deserti”

Omelia pronunciata a Loano nella S. Messa per la festa della Madonna del Monte Carmelo
16-07-2022

 Carmelo di Loano

Sabato 16 Luglio 2022

Festa della Madonna del Monte Carmelo

OMELIA

“La pioggia sui nostri deserti”

Cari Confratelli Carmelitani

Cari Fratelli e Sorelle nel Signore

Grazie per il gentile invito a questa festa di famiglia, la Madonna del Monte Carmelo. I vostri Maestri spirituali sono dei giganti, voi li amate ed essi vivono con voi, sono stelle che orientano il vostro cammino in ogni tempo, anche nel nostro  incerto e turbolento.

  1. “Elia si recò sulla cima del Carmelo”

Elia sale sulla vetta del  monte: ogni salita  richiede impegno e sacrificio, il coraggio di non arrenderci di fronte alle difficoltà,  il non aver paura delle scivolate e delle incertezze del sentiero. Le variazioni del tempo e delle stagioni, dentro e fuori dell’anima, non devono far perdere di vista la cima, così come l’inevitabile stanchezza non deve oscurare la vetta luminosa.

Il teso parla della sale fisica, ma la salita più impegnativa è quella dell’anima sul monte della fede con le sue notti oscure, là dove brilla il volto di Cristo. Quell’interiore incontro sarà comunque  velato da una nube, ma si rivelerà benefico poiché feconderà il deserto e disseterà l’aridità dell’anima.

Ma il racconto di Elia ci offre anche un’ altra riflessione: solo in’alto è possibile vedere in grande e avere una visione della realtà così da poter collocare le cose al posto giusto, riconoscendone il valore per ciò che sono, senza sminuirle o  ingrandirle. L’orizzonte vasto, che dall’alto è possibile,  permette di vivere in modo grande le cose quotidiane, di non attaccarci ai piccoli appagamenti che soddisfano nell’ immediato ma imprigionano l’anima, permette di essere presenti a noi stessi perché presenti a Dio, ci rende liberi di  prender in mano le cose e di lasciarle non per disimpegno, ma per purezza di cuore. Servire, infatti, è uscire da noi, e amare non è possedere ma volere il vero bene dell’amato, e per questo operare fino al sacrificio. Come Gesù!

  1. “La pioggia cadde a dirotto”

Giunto sul monte, Elia invoca la pioggia sulla terra arida. L’acqua viva dello Spirito di Cristo ristora e feconda i deserti dell’anima e del mondo: deserti spirituali e morali, della fede che deve ispirare la vita, e dell’intelligenza che deve innervare la cultura. Non abbiamo forse bisogno di quest’acqua oggi soprattutto? I deserti umani – dentro e fuori di noi – non appaiono all’ improvviso, hanno dei semi iniziali, si nitrono di piccoli passi che sembrano di poco conto, crescono e dilagano.

Questo meccanismo sembra fatale e irreversibile, ma così non è. Sembra che non si possano contrastare, fa credere che sia intelligente arrendersi, che reagire significhi arrestare il progresso, accusa la Chiesa – se dice una parola di richiamo  morale – di essere oscurantista. Ma così non è: la falsità, per affermarsi, ha bisogno delle menzogne che, più si ripetono, più sembrano vere. Così viene meno la coscienza critica, e si diffonde un modo unico di pensare e di vivere imposto da chi persegue interessi propri di potere e di profitto con una martellante propaganda che assomiglia a un regime.

Ma, se ci guadiamo attorno, vicino a noi e in Europa, non si vedono i frutti promessi di felicità e di libertà, bensì  di smarrimento intellettuale e di angoscia esistenziale; non si vede una crescente partecipazione alla cosa pubblica, ma piuttosto il felpato restringersi della democrazia.

La fede è accogliere Dio verità e amore, che dice chi è l’uomo e il suo destino, che rivela il senso della suo vivere e gli indica il vero bene, che smaschera le derive del pensare e dell’ agire che degradano l’uomo e creano società disumane. Il deserto più grave è far credere che senza Dio  l’uomo è più libero e felice; che non è Dio la misura della verità e del bene, ma l’individuo. Pregare e vivere la gioia della fede, dunque, è per i credenti il modo più efficace per reagire al “così fan tutti”, il servizio più necessario, la  doverosa dissidenza rispetto al qualunquismo programmato e diffuso. E’ un atto d’amore che il credente deve al mondo.

Su questa terra arida e insidiosa, dobbiamo come Elia  invocare la pioggia dello Spirito che fecondi intelligenza e cuore, affinché possiamo riconoscere la verità e agire secondo giustizia.

  1. “Stavano presso la croce”

Le cose più grandi avvengono sulla croce. Il figlio di Dio si affida al Padre fino alla fine, cioè fino alla passione e alla morte. E’ questa la prova e la misura suprema del suo vivere consegnato al Padre per amore. E’ questo il cuore del suo sacrificio cruento: “non la mia ma la tua volontà si compia (…) nelle tue mani consegno il mio spirito”. La volontà del Padre è che gli uomini abbiano la vita, e l’abbiano in abbondanza. Gesù, diventando il nuovo Adamo, riapre la strada interrotta dal peccato e diventa la via al Cielo.

Sotto la croce stava Maria: la lancia del soldato colpisce Gesù, ma si prolunga nel suo cuore facendone la Madre dei dolori. Il Signore ormai ha dato la vita per il mondo, ma qualcosa gli resta ancora, la cosa più preziosa per un figlio. Ha da donare la madre. E così avviene. Dall’alto del patibolo diventato grembo, Gesù affida a Giovanni Maria come madre, e affida a lei il giovane apostolo. In lui, l’umanità intera è presente, e “la prese nella sua casa”.

Da quel moneto, nessuno al mondo sarà orfano, nessuno sarà senza casa: la Vergine Maria è madre e casa per ogni uomo. Nel mondo moderno, vi sono molti alloggi ma poche case dove dimorare: non si tratta di avere un tetto sul capo, è necessaria una rete di affetti, dove ci si sente accolti e desiderati, dove ci sentiamo avvolti dal calore di chi ci vuol bene, dove non siamo soli, dove possiamo portare gli uni i pesi degli altri e condividere speranza e le gioie; dove una voce conosciuta e cara pronuncia il nostro nome e dice “è bello che tu esista”!

Cari Amici, la Santa Vergine del Monte Carmelo continua a guardarci: ristori i figli del Carmelo e tutti noi, ristori  l’umanità assetata di luce e di amore. Non venga meno la fiducia nei nostri cuori: Dio non è sorpassato, la Madonna rimane la nostra casa, ogni monastero e convento è una piccola fiamma che rischiara i cuori con la luce di Cristo.

La Santa Vergine ci ricorda che dobbiamo  salire verso la vetta: ogni giorno, nelle cose che si ripetono, Gesù parla all’ orecchio dell’anima con le parole e il silenzio, e risplende nelle oscurità delle nostre notti.

Card. Angelo Bagnasco

Arcivescovo emerito di Genova