“La nostra gioia è la più grande”

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Omelia pronunciata a Gorla Maggiore (Milano) nella S. Messa per la conclusione della Missione parrocchiale
19-06-2022

                         Parrocchia di Gorla Maggiore (Milano)

Conclusione della Missione Parrocchiale

Domenica 19.6.2022

OMELIA

“La nostra gioia è la più grande”

Cari Fratelli e Sorelle nel Signore

presiedere la divina Eucaristia sotto lo sguardo dell’ Immacolata, a conclusione della Missione parrocchiale, è grazia particolare. Sono riconoscente al Parroco, Don Valentino Viganò per il fraterno invito, ai suoi collaboratori, e ai cari Padri del Cuore Immacolato di Maria che vi hanno aiutato in questo tempo di annuncio, di riflessione e preghiera, di comunità.

La Parola di Dio ci aiuta a fare sintesi di questo evento nella luce della Santa Vergine che accoglie l’angelo del Signore.

  1. “Entrato da lei disse”

Il Messaggero celeste entra nella casa di Nazareth, non ha chiamato Maria fuori della sua esistenza consueta, su un monte fumante come Mosè e i Profeti, ma nella umiltà della vita quotidiana, fatta di piccole cose che si ripetono, quasi ad anticipare Betlemme e a dire che Dio agisce tanto nel fragore della potenza quanto nelle sobrietà della brezza leggera.

Non è forse questo l’agire di Dio? Questo stile richiede da noi attenzione, capacità di silenzio, momenti di solitudine, per poter scendere in noi stessi e metterci in attesa di Lui, per essere sentinelle della sua venuta, per saperLo riconoscere accanto a noi,  per non perdere neppure un soffio della sua presenza, per ascoltare anche il silenzio che non è mutismo di Dio ma forma della sua parola. Non passi giorno senza questo ritirarci in attesa e in ascolto, sapendo che, comunque, il Signore verrà.

  1. Ella rimase “turbata”, ma l’angelo le disse “non temere, Maria”

Anche quando la Maestà di Dio opera in modo sommesso,  la creatura resta affascinata e insieme turbata. Non è un sentimento di para, piuttosto esprime la consapevolezza che l’Ineffabile si manifesta, l’Indicibile ci parla, il Mistero ci avvolge. Il calore della sua visita ci fa toccare con mano che la nostra casa è Lui, ma che nel contempo resta un dono sovrano; ci fa toccare con mano che il mantello dell’ umiltà non può nascondere la sua Maestà.

Accade anche a noi – quando abbiamo la grazia di cogliere la sua Presenza – di avvertire una pace interiore che non è opera delle nostre mani, ma altro. “Non temere” dice l’angelo a Maria; lo ripete a noi tutti! Il Signore viene come qualcuno che procede da lontano, i cui passi appena si sentono. Questi passi poi si fanno più sicuri finché si arrestano e si comprende che quel silenzio è la sua presenza!

“Non temere, Maria”! Non deve sfuggire che il messaggero del Cielo chiama Maria per nome. Non è forse anche questo un tratto che ci scalda il cuore? Ci fa bene essere chiamati per nome, sapere che qualcuno non solo ci consoce nella comune umanità, ma ci riconosce nella nostra irripetibile unicità. Ciò accade in modo supremo con Dio: nessuno ci consoce quanto Lui. che dall’eternità ci guarda e ha scritto il nostro nome sul palmo delle sue mani. Da quel “libro” nessuno potrà mai cancellarci: è la nostra fiducia, il nostro coraggio, la nostra forza, il nostro pegno.

  1. “Concepirai un figlio (…) e lo chiamerai Gesù”

L’incontro con Dio è sempre un incontro di vita: la morte è assenza di vita e di gioia, è assenza di Dio. Dove Dio passa germoglia la vita, la bellezza, l’amore, la libertà vera.

Incontrare Lui è grazia e impegno, poiché Dio è l’Amore. Ma oggi l’amore è così poco amato, è così sconosciuto, è sfigurato nella sua verità, poiché amare significa non prendere ma dare, donare non delle cose, ma se stessi. E poiché non c’è amore senza libertà, esso non si impone ma si offre.

Oggi spesso l’amore è inteso come continua e assoluta gratificazione, si dimentica spesso che l’altro nome dell’amore è sacrificio, cioè qualcosa di talmente grande che è sacro, poiché tocca Dio stesso e tocca l’altro che è volto di Cristo. L’amore è un continuo uscire da noi stessi per accogliere l’altro: voler bene, infatti, non significa forse volere il bene vero dell’amato e operare per questo anche quando il suo bene chiede il nostro sacrificio?

La Santa Vergine sapeva cos’è l’amore poiché amava Dio e gli altri. Con questa consapevolezza accetta di entrare in un mistero infinitamente più grande di lei, mistero che si presentava senza dettagli, senza domande, senza condizioni, senza garanzie. Mistero e destino che si offriva a lei nella luminosità della fede, che interpellava la sua fiducia e chiedeva la sua consegna. Non è forse questa la dinamica della fede? Si tratta non solo di credere in Dio, ma di vivere di Dio, e Maria non era solo una credente, ma voleva essere anche una vivente: credere e vivere di Dio.

  1. “Ecco, sono la serva del Signore”

Queste parole sono la sintesi del percorso interiore di Maria: sono le parole della resa all’Amore. Questa resa la rinnoverà sotto la croce che apparentemente smentisce le parole gloriose dell’angelo.

Cari Amici, Gesù ha chiamato i suoi discepoli non servi ma amici, e a loro ha rivelato i segreti del suo cuore: così Dio intende il rapporto con Lui, anche quando Gesù dice “chi obbedisce alle mie parole mi ama”. Questo modo di dire può apparire strano per la nostra mentalità, ma quello che conta è come lo intende il Signore più che il mondo. E Gesù lo intende così!

E’ in questa prospettiva che dobbiamo pensare la vita cristiana non solo in ciò che c’è da credere, ma anche in ciò che c’è da fare, vale a dire la morale e l’ascesi. L’unico fondamento è la vita spirituale, cioè il rapporto d’amicizia con Gesù, la sua grazia, l’Eucaristia, il vangelo, la preghiera (Egli è la vita),  e su questo fondamento obbedire, fidarci delle sue parole per essere liberi di scegliere il bene (Egli è la verità e la via).

Dio non coarta, ma ama: pensare o percepire la legge morale non come un atto d’amore che ci indica la via del bene, è snaturare non solo l’etica e la libertà, ma Dio stesso che è Padre. Può a volte non soddisfare le nostre pulsioni, ma riempie la vita e si rivela come la via della gioia. La gioia evangelica, infatti, non nasce dalle fortune  del tempo, ma dallo sguardo su Dio, e sull’uomo visto con gli occhi di Dio.

Cari Fratelli e Sorelle, per tutto questo possiamo dire che la Chiesa è la vera giovinezza del mondo. Essa porta anche le rughe dei suoi figli, ma su di lei continua a sfolgorare il volto del Risorto. Essa possiede ciò che fa la forza e il fascino dei giovani, cioè la capacità di rallegrarsi per ciò che inizia. Di questa capacità ha bisogno il mondo stanco di oggi.  Non lasciamoci ridurre al silenzio dalla paura delle critiche: riconosciamo che tutti abbiamo bisogno di conversione per essere missionari, ma sappiamo anche che – guardando alla Vergine Immacolata Madre di Dio – dobbiamo annunciare che la nostra gioia è la più grande di tutte, ed è per tutti. Essa ha un nome e un volto: Gesù.

Card. Angelo Bagnasco

Arcivescovo emerito di Genova