La liturgia del Cielo

Omelia dei II Vespri della Solennità di Tutti i Santi
01-11-2012
Genova, Cattedrale di San Lorenzo,
1 novembre 2012
L’ombra della sera accompagna il dolce canto del Vespro, e la cattedrale risuona della nostra preghiera. Ci è caro immaginare che i Santi, in cielo, cantino con noi, mentre l’adorazione e la lode salgono come incenso gradito fino al trono di Cristo Gesù. E’ una visione di tempo e di eternità nella quale anche noi, pellegrini, siamo chiamati.
La Liturgia, infatti, è come una finestra che si apre sul cielo: per essa possiamo non solo vedere ma entrare per adorare, cioè per riconoscere con gioia e gratitudine che Dio è Dio e noi siamo le sue creature. La grandezza e la maestà di Dio non schiacciano nessuno, perché tutto Egli ama nell’Agnello immolato. I Santi e gli angeli cantano il Tre volte Santo, l’osanna della gloria, e in questo canto-vedente Dio sta la loro beatitudine. L’amore, infatti, ha bisogno di stare alla presenza dell’amato, di vederlo, poiché vedere con amore è portare dentro di sé l’amato; nel caso di Dio, vederlo e amarlo è essere posseduti da Lui che è Amore. Ecco il gaudio e la beatitudine dell’eternità: non solo più credere, ma vedersi dimorare in Dio!
Ci chiediamo qual è il cuore della Liturgia a cui – specialmente nella Celebrazione eucaristica – anche noi siamo ammessi così che la Liturgia, in cielo o sulla terra, è unica, un solo atto nel quale gli angeli, i santi e gli uomini pellegrini partecipano? E’ l’Agnello immolato e glorioso; è Gesù che sempre si offre al Padre nello Spirito come offerta gradita e perfetta; è il suo abbandono d’amore al Padre. Non è forse questo il sacrificio che ci ha salvati e che fa di Cristo il nuovo Adamo, mentre l’antico ci ha segnati dal peccato della sua sfiducia disobbediente? Ecco perché parliamo della Liturgia eterna del cielo: proprio perché Gesù vive nel seno della Trinità come consegna d’ amore, come fiducia e obbedienza. E’ dunque Lui l’unico sacrificio di salvezza e l’unico Ponte fra la terra e il cielo: su questo “ponte- pontefice” discende la grazia e sale ogni uomo che in Lui si consegna al Padre con fiducia. I Santi hanno compreso la via della gioia, il ponte che è Gesù, e hanno fatto della loro vita un sacrifico gradito a Dio come Cristo e grazie al suo Spirito. E’ questo il sacrificio glorioso che la celeste Gerusalemme in eterno.
Ogni volta che celebriamo la divina Liturgia, dunque, entriamo nella compagnia del cielo per unirci al canto adorante, per lasciarci prendere dal vortice dell’Agnello immolato, per diventare obbedienza e amore. Cari Amici, se comprendessimo un poco la sostanza della Messa, o non vi andremmo più tanto la questione è seria e impegnativa, oppure vi andremmo ogni giorno tanto la realtà è commovente e decisiva per noi e per l’umanità, per il presente e per il futuro. I Santi ci aiutino a vivere ogni momento liturgico così, ricordando le parole del Concilio Vaticano II: “La Liturgia è il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e, insieme, la fonte da cui promana tutta la sua virtù. (…) A sua volta, la Liturgia spinge i fedeli (…) a vivere in perfetta unione, e domanda che esprimano nella vita quanto hanno ricevuto mediante la fede” (SC 10).
Angelo Card. Bagnasco