“La grotta degna di Dio”

Omelia tenuta in occasione dei secondi Vespri per la solennità dell'Immacolata
08-12-2013
 8 dicembre 2013
 
Maria (08/12/2013)
L’ora del vespro è scesa e la solennità dell’Immacolata si conclude come il tramonto di un giornata di luce. La sera tutto raccoglie non per cancellare ciò che si è vissuto, ma per deporre nel tesoro dell’anima e custodire per i giorni che verranno. Di fronte a noi sta il Natale con la sua dolcezza fatta di ricordi, poesia, speranze. Ma soprattutto di realtà: se oggi abbiamo celebrato il grembo immacolato, a Natale celebreremo il frutto divino. Se a Natale contempliamo la povera grotta che ebbe la sorte di accogliere il Signore dell’universo, oggi abbiamo contemplato la Vergine Madre, “grotta” resa degna di dare la carne a Dio.
Quale mistero! L’Amore valica l’eternità e percorre i sentieri dell’infinito per venirci a cercare: noi, uomini di tutti i tempi, continuamente esposti alle insidie dell’apparire, pronti a rincorrere illusioni, inclini a smarrirci per strade lontane che promettono felicità e tolgono la pace. Noi povere creature così facili ad essere ingannate dal grande accusatore, il principe della menzogna.
Quale mistero d’amore ostinato, che non s’arrende davanti alle nostre infedeltà ripetute, ai nostri ciechi rifiuti. Quale mistero d’amore sconfinato che inventa il piano della redenzione per recuperare la creazione, per restaurare con sovrabbondanza di grazia l’universo creato per l’uomo: questo universo che Dio ha pensato come una reggia per gli uomini, e che essi devastano in modo stolto e ingrato.
Tanta fedeltà non può lasciare indifferente il nostro spirito, insensibile il cuore. Dovremmo vivere in ginocchio come diceva i santi: l’unica vera grandezza dell’uomo è stare in ginocchio. In questo disegno, che solo un amore folle, divino, poteva pensare – l’incarnazione di Dio –, la figura di una Donna, la prescelta, è uno snodo decisivo: ecco perché, come scrive San Bernardo, tutto il creato trattiene il respiro in attesa del “sì” di Maria all’angelo che le annuncia la maternità verginale: sarai la madre del Salvatore. E sembra che la natura intera incalzi Maria, la esorti, la supplichi di dare il suo assenso, di obbedire ad un mistero che le chiede di diventare la nuova Eva, la Madre dei redenti, la Genitrice di Dio. Di ospitare nel suo grembo purissimo il Figlio dell’Altissimo, Gesù. E noi oggi, come duemila anni or sono, la veneriamo e a Lei – Madre della Grazia – chiediamo le grazie di cui abbiamo bisogno, sapendo che nessuno se ne andrà senza risposta, senza speranza, senza una rinnovata fiducia.
Maria Immacolata, rivolgi a noi i tuoi occhi di luce e donaci la tua carezza di madre. A noi, tuoi figli, basta essere guardati per ritrovare fiducia e continuare la strada con serenità e coraggio. Non ci abbandonare né ora né mai, soprattutto quando sentiremo pronunciare il nostro nome per andare all’altra riva. Anche allora sii tu ad accompagnarci fino al trono della grazia, il cuore di Cristo. Amen.
Angelo card. Bagnasco
Arcivescovo di Genova