“La gioia impenitente dello Spirito”

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Omelia pronunciata in Cattedrale nella S. Messa di Pentecoste per le Sacre Ordinazioni
31-05-2020

Arcidiocesi di Genova

Domenica di Pentecoste

31.5.2020 Sacre Ordinazioni

OMELIA

“La gioia impenitente dello Spirito”

 

Cari Confratelli nell’Episcopato, nel Sacerdozio e nel Diaconato

Cari Fratelli e Sorelle nel Signore

  1. “L’uomo ha ricevuto l’ordine di diventare dio” (San Basilio)

Dopo la gioia della Messa Crismale di ieri, oggi abbiamo la gioia della Pentecoste: nel cuore abbiamo viva l’immagine di Gesù che sale al Cielo, e nell’orecchio le sue parole: “Vado e tornerò a voi” (Gv14,28): Gli Apostoli presto si accorgeranno che il Maestro tornerà alla fine del tempo, ritorna con il suo Spirito nella Chiesa. La Pentecoste completa la Pasqua, come ricorda Atanasio: “Il Verbo si è fatto carne perché noi potessimo ricevere lo Spirito Santo”. Che cosa faremmo senza lo Spirito di Dio che si manifesta attraverso il simbolo del fuoco? Come potremmo vivere la vita dell’anima senza la fiamma che illumina e che riscalda? Sarebbe possibile la vita sulla terra senza il sole? E senza il sole di Cristo esisterebbe la vita interiore? San Gregorio Palamas scrive che “la creazione dell’uomo è stata fatta per Lui (Cristo), affinché l’uomo non potesse essere separato dal suo modello” (Omelia per la festa delle luci, 7): Siamo dunque creati grazie a Cristo e in vista di Cristo; per questo la strada è Lui, non ce n’è un’altra. E san Giovanni Climaco insiste dicendo: “Il ricordo di Cristo aderisca al vostro respiro (…). Il tuo amore mi ha ferito, e io cammino cantando Te”. Sono parole che, nella loro orientale bellezza, lasciano trasparire la divina bellezza del Verbo, origine, modello e meta dell’uomo, capolavoro di Dio. San Basilio aggiunge: “L’uomo ha ricevuto l’ordine di diventare dio”, e sant’ Atanasio precisa che “Dio si è fatto uomo affinché l’uomo potesse diventare dio secondo la grazia”. L’impossibile è dunque diventato possibile.

  1. Salire verso la Sorgente

Cari Amici, sono alcune parole di grandi Padri della Chiesa: li ho citati perché la loro sensibilità ci insegni a ricuperare ciò che noi occidentali stiamo perdendo, il senso mistico della vita cristiana: essa viene intesa come un fare cose buone, ma che non sempre lasciano trasparire la sorgente soprannaturale, la differenza della fede. Chi conosce l’Origine vede anche il dove e il perché dell’intero flusso dell’essere e del mondo. Per questo la vita cristiana è un continuo risalire la corrente per vedere la polla sorgiva e così diventare vedenti. Senza questo cammino di risalita scompare anche la bellezza del ruscello, tutto appare banale e irrilevante, anche amare diventa difficile. Il nome della sorgente è Gesù, ciò che di più vivo e vitale abbiamo da offrire agli uomini contemporanei: essi sono affamati di pane, di giustizia, di pace, ma portano nella coscienza una domanda inespressa e lacerante, che brucia e inquieta: chi sono io? chi è l’uomo? La cultura moderna fa di tutto per tacitare l’interrogativo, poiché affrontarlo e rispondervi con verità rende liberi, e il mondo non vuole persone libere, capaci di giudizio e di scelte. La questione non è lontana e astratta, ma terribilmente concreta, poiché è inscindibilmente legata all’altra: come può vivere l’uomo? Chi può insegnarci a vivere per non fallire la vita? Per questo, il cristiano – risvegliato e vedente deve irrompere e inquietare perché ogni uomo si risvegli e veda

3. Ministri di Cristo Salvatore

Che cosa c’entra tutto questo con lo Spirito santo? E che cosa c’entra con le Ordinazioni di un sacerdote e di tre diaconi che abbiamo oggi la gioia consacrare? Voi, cari don Mauro, Davide, Shiresh, Dario, continuate la storia di coloro che Gesù sceglie come suoi ministri, e li configura sacramentalmente a sé per continuare la sua opera attraverso la Parola, i Sacramenti, la Diaconia. Ricordate che il discepolo non è di più del Maestro, e che servire le anime significa dare la vita. Ma come farvi veramente dono? Innanzitutto, dovrete dare la vita con Lui e per Lui, altrimenti sarà un progetto di cui sarete voi registi e attori: ma gli uomini non hanno bisogno di voi, ma di Lui attraverso tutti: solamente così potrete accogliere ogni obbedienza senza calcoli o personali preferenze. La mentalità odierna giudica questo non solo impossibile, ma castrante, poco rispettoso della dignità individuale e delle inclinazioni proprie. Non sembra, però, che Gesù abbia seguito questo criterio con i Dodici e, soprattutto, non l’ha applicato a se stesso. La via è ardua e affascinante, tanto più nel panorama piatto e grigio che comprime e devitalizza gli slanci più veri dell’anima.

  1. La gioia impenitente dello Spirito

Cari ordinandi, non ritorno qui su aspetti specifici di cui abbiamo più volte parlato. Basta aver richiamato l’orizzonte. Ma tenendo ben presente una cosa: l’oblio di voi stessi e l’umiltà sono lo spazio nel quale lo Spirito prende dimora, e lo Spirito Creatore è la vostra potenza, Egli che è “ospite dolce dell’anima, dolcissimo sollievo, riposo nella fatica, nella calura riparo, nel pianto conforto”. Lo Spirito vi doni virtù, premio e gioia, una gioia impenitente perché non fondata su illusioni, ma sul coraggio e su Dio. Ponendo la vostra gioia in Dio, nessuna prova potrà sconvolgere la profondità del cuore e immettere il veleno della malinconia: la sensibilità potrà anche fremere, ma la pace regnerà dentro di voi, là dove solo Dio vede e si fa trovare. Di questa gioia il mondo, ripiegato e triste, ha bisogno come l’aria: cari Confratelli, vi invito a fare ogni giorno atti di gioia, così come ogni giorno fate atti di carità. E ricordate: la Santa Vergine è la sola capace di sostenere i vostri cuori di uomini, senza immiserire i vostri cuori di consacrati. L’ultimo pensiero di ogni giornata sia per Lei, a Lei l’ultimo bacio.

Angelo Card. Bagnasco

Amministratore Apostolico di Genova