La fiducia, dono e compito

Omelia della S. Messa del mattino pronunciata nella Solennità della Madonna della Guardia
29-08-2018

Arcidiocesi di Genova

Solennità della Madonna della Guardia, 29.8.2018

OMELIA  PONTIFICALE  DEL  MATTINO

La fiducia, dono e compito

Cari Confratelli nell’Episcopato nel Sacerdozio e nel Diaconato

Autorità

Cari Fratelli e Sorelle nel Signore

Ognuno è salito al santuario con il suo carico di pensieri: sono le gioie e le preoccupazioni dell’esistenza. Ma, quest’anno, tutti portiamo nell’anima la tragedia del ponte Morandi crollato sul Polcevera. Le quarantatre vittime e i loro famigliari, i feriti e gli sfollati, li sentiamo ‘nostri” e nostri rimarranno: da qualunque parte provengano, ormai appartengono anche a noi. Ci siamo stretti a loro con quello slancio che va oltre ogni umana conoscenza, e che nasce dalla comune esperienza del dolore: il dolore, infatti, ha il potere di accomunare, di far sentire quanto siamo fragili ed esposti. Ci riconduce brutalmente alla nostra piccolezza, ci invita ad essere umili, a non coltivare sogni di gloria che ci allontanano gli uni dagli altri, induriscono i sentimenti, e rendono miopi rispetto alla realtà. Ai piedi della Madonna li portiamo tutti, chiedendo la grazia della consolazione, della forza e della speranza.

Anche la città nel suo insieme, nella sua coscienza collettiva, è stata scossa incredula e lacerata: come è possibile? Quella via che era un importante tratto di autostrada, ma anche una vitale via cittadina che ognuno ha percorso infinite volte… come è accaduto? Immediatamente, Genova si è stretta in sé: non si è chiusa al mondo ma si è presentata com’ è, nel segreto del suo cuore che a volte ha pudore di manifestare. Si è trovata improvvisamente di fronte al mondo: non ha esibito nulla, e il mondo l’ha ammirata e abbracciata. I messaggi che mi sono giunti da ogni parte della terra – da ogni parte! – sono di sgomento, cordoglio, preghiera: di gratitudine verso tutti coloro che sono accorsi non in ordine sparso, ma con intelligenza e coordinazione. Un grazie affettuoso va anche ai nostri sacerdoti, per la loro discreta e instancabile vicinanza di Pastori! Lo sguardo del mondo continua: ne dobbiamo essere tutti consapevoli e coerenti. In altre circostanze dolorose, Genova ha saputo non solo rialzarsi con coraggio ma – ogni volta – ha fatto un passo oltre! Così dev’essere, e così sarà se tutti noi – cittadini, associazioni e gruppi, categorie e istituzioni locali e nazionali, Chiesa – sapremo far prevalere non interessi particolari, ma l’amore alla gente e alla città.

Ogni piccola rendita faziosa, che dovesse intralciare o solo rallentare il recupero e il miglioramento, sarebbe imperdonabile davanti alla nostra coscienza, alla Nazione e al mondo. Per immaginare e ricostruire dovremo affrontare inevitabili disagi, ma l’obiettivo che abbiamo davanti ci sostiene. E così la grazia di Dio.

Tutti possiamo e dobbiamo partecipare, ognuno a suo modo: anche una buona parola, un grazie a coloro che si sono prodigati e continueranno a farlo, un gesto, una preghiera – in particolare per coloro che subiscono maggiori disagi, tra cui lasciare la propria casa -, niente è troppo poco per contribuire e perché non venga meno la fiducia. Un popolo che non ha fiducia in sé e negli altri non ha futuro, e la sua città non sarà mai sua, cioè la propria casa. La fiducia ci permette di camminare insieme perché sappiamo di poter contare sugli altri e che gli altri contano su di noi, e ci dà la possibilità di attraversare – come su un ponte sicuro – le incertezze e i vuoti dell’esistenza. I nostri padri hanno sfidato il mare, e hanno cavato dai monti innumerevoli fasce per trarne sussistenza, per non abbandonare le proprie radici: la Liguria non è solo una regione della nostra splendida Italia, ma una visione, un modo di pensare e di vivere.

Forse, in certi momenti, conosceremo anche la tentazione di mancare di fiducia, ma la supereremo pensando a questi giorni, guardando alla Santa Vergine, tornando qui. Non vogliamo che la tragedia del ponte uccida la speranza: la mette alla prova perché esca più grande. Non vogliamo uscirne induriti, ma più benevoli verso gli altri, più aperti. Non vogliamo che cresca in noi il demone della paura che oggi invade troppi cuori e nazioni, ma più coraggiosi. Non vogliamo vivere nel sospetto verso tutto e tutti, ma fiduciosi. Anche alla comunità civile si deve applicare ciò che ha detto Papa Francesco a Dublino, durante l’Incontro Mondiale delle Famiglie: la famiglia è il luogo ‘in cui si gioisce con quelli che sono nella gioia e si piange con quelli che sono nel dolore e che si sentono buttati a terra dalla vita” (Dublino, Omelia 25.8.2018).

Qui, dal nostro santuario, vogliamo ringraziare il Santo Padre, rinnovare alla sua persona la convinta devozione nostra e di Genova; assicurargli la nostra preghiera. Ai piedi della Madonna della Guardia, chiediamo per lui e per tutti noi la forza della fede, la tenerezza della consolazione, la tempra per camminare insieme ovunque la vita ci farà passare.

                                                                                                 Angelo Card. Bagnasco

                                                                                      Arcivescovo Metropolita di Genova