“La fede, fiducia, affidamento”

Omelia pronunciata in Cattedrale per la S. Messa per il pellegrinaggio giubilare della Zona Ponente
24-02-2018
Arcidiocesi di Genova
Sabato 24.2.2018
Pellegrinaggio alla Cattedrale della Zona Ponente
 
OMELIA
‘La fede, fiducia, affidamento’
Cari Confratelli nel Sacerdozio
Cari Fratelli e Sorelle nel Signore
È una gioia vivere con voi il pellegrinaggio alla Cattedrale, nel Giubileo dei 9 secoli dalla sua consacrazione per mano del Papa Gelasio II (1118). L’Anniversario è motivo per riscoprirne la bellezza di storia e di arte, ma – ancor più – per riflettere sul mistero della Chiesa che siamo noi attorno a Cristo, il grande Pastore delle anime. Questo cammino di riflessione e di catechesi deve avvenire nelle vostre Parrocchie o nei Vicariati, in tutte le comunità. Deve essere motivo per una preghiera intensa per la Diocesi, affinché il Signore la conduca nelle vie della grazia, della evangelizzazione e della testimonianza. La Cattedrale – come sapete – custodisce la cattedra del Vescovo, la sede simbolo del suo Magistero e della guida pastorale in quanto successore degli Apostoli. Continuando la riflessione dei pellegrinaggi precedenti (questo è il 4° dei sette programmati), meditiamo ora sulla fede alla luce della Parola di Dio.
1. La fiducia di Pietro, Giacomo e Giovanni
L’episodio della trasfigurazione di Gesù sul monte Tabor ci introduce in un aspetto essenziale della fede: quello di fidarci di Dio. Non c’è fede senza fiducia, e non c’è fiducia senza affidamento. Abbiamo fiducia in qualcuno quando ci affidiamo a lui, anche quando non comprendiamo in pieno quello che dice, quando non è verificabile. Umanamente la fiducia comporta sempre il rischio che l’altro possa sbagliare, o addirittura che voglia ingannarci. Ma Dio è la verità, non può sbagliare; ed è l’amore, quindi non ci può ingannare.
Pietro, Giacomo e Giovanni – gli apostoli che Gesù sceglie per trasfigurarsi davanti a loro – non capiscono ciò che accade, sentono che sono avvolti da una grande e misteriosa gioia, tanto da voler rimanere lì per sempre. E’ ciò che accade quando viviamo qualcosa di talmente bello che non vorremmo finisse mai. Nello stesso tempo, essi sono avvolti da una nube, segno del Dio misterioso, che si dà a conoscere in Cristo, ma che resta comunque oltre noi e al di sopra di noi.
L’uomo è chiamato ad avere fede e a tradurla in una radicale fiducia per affidarsi a Lui anche nell’ oscurità, anche quando il Signore ci conduce su sentieri difficili che non vorremmo percorrere. La Legge di Dio, ad esempio, oggi è vista con sospetto, è ritenuta superata da un clima di perdonismo generalizzato, che vede la legge divina come cosa di altri tempi, anziché un dono per la nostra libertà e il nostro bene.
2. La fiducia di Abramo
Il libro della Genesi ci offre l’esempio di Abramo, a cui Dio chiede di sacrificare Isacco: ‘Prendi tuo figlio, il tuo unigenito che ami (…) e offrilo in olocausto’. La richiesta di Dio va contro ogni buon senso, ogni pietà: appare come la richiesta di un sacrificio umano, segnato da un supplemento di crudeltà perché la vittima è il figlio unico di un uomo avanti negli anni. Dio non ha mai chiesto un sacrificio del genere, una crudeltà senza pari. E in realtà non lo vuole: ma vuole rendere più forte la fede di Abramo che diventerà padre di un popolo più numeroso della sabbia del mare. Con lui, Dio ha stretto un patto, e Abramo deve essere pronto con la forza della sua fede. E così sarà! Abramo – col cuore sanguinante – si fida e prepara il sacrificio del figlio. Il sacrificio non avverrà perché Dio lo ferma, ma Abramo ne uscirà fortificato: salendo il monte, con strazio pensa al figlio, quando scende pensa a Dio e alla sua grande bontà. La trasformazione è avvenuta.
Ecco, cari Amici, la fede che diventa fiducia e affidamento, specialmente quando capiamo nulla o poco della nostra vita e delle vicende umane. La Madonna, che veneriamo sull’antico altare come Regina di Genova, ci guidi nella via della fiducia obbediente: Lei ha creduto alla parola del Signore perfino sotto la croce, quando tutto smentiva quelle parole.
Angelo Card. Bagnasco
Arcivescovo Metropolita di Genova