“La fede è stare con Gesù”

Omelia pronunciata in Cattedrale in occasione del pellegrinaggio giubilare alla Cattedrale dei Vicariati della Zona Centro 1
13-01-2018
Arcidiocesi di Genova
Sabato 13.1.2018
Pellegrinaggio alla Cattedrale della Zona Centro 1
OMELIA
“La fede è stare con Gesù”
Cari Fratelli e Sorelle
1. Un percorso sulla fede
Con gioia vi do il benvenuto. Siete il primo dei sette pellegrinaggi che verranno qui per celebrare i 900 anni dall~ consacrazione della nostra Cattedrale per mano di Papa Gelasio II nel 1118. Andiamo nella notte dei tempi, ma quE;Ì tempi emanano una luce che giunge fino a noi. Queste pietre, infatti, testimoniano la fede dei nostri padri, di coloro che, con sacrificio e perizia, hanno costruito il tempio sapendo che ogni pietra rappresentava le pietre vive che sono i credenti, che siamo noi, per costruire la Chiesa spirituale. Questa chiesa noi la rendiamo bella con la nostra fede, che deve essere conosciuta, celebrata e vissuta. Pertanto, in questi pellegrinaggi giubilari intendo, con l’aiuto della grazia, fare una specie di itinerario sulla fede. Alla luce del Vangelo odierno (Gv 1,35-42), vediamo che la fede è “stare con Gesù”, e ciò significa innanzitutto conoscerlo. Incontrare e conoscere il Signore è un cammino dello spirito, e questo cammino è l’intreccio di atteggiamenti interiori che ispirano decisioni concrete. Quali sono?
2. Desiderare Dio
La prontezza con cui i discepoli lasciano Giovanni rivela il loro desiderio di conoscere Gesù, l’inviato di Dio, l’atteso delle genti, il salvatore del mondo. Non potevano immaginare come sarebbe stato Gesù, ma sentivano il desiderio ‘di Lui, il bisogno di luce in un mondo di tenebre, un mondo come il nostro, afflitto da contraddizioni e violenze, da un male éhe sembra più forte di ogni forza [mo a diventare “male di vivere”!. I discepoli rispecchiano anche il mondo interiore di ogni uomo, mondo segnato dal bene ma anche dal peccato, dall’indegnità morale, dalla minaccia del nulla e della morte. In loro vi era un desiderio forse un po’confuso, ma abbastanza chiaro per desiderare la luce che purifica, rigenera e illumina l’orizzonte dell’ esistere, della storia, e dell’universo. In loro, il desiderio era diventato attesa. Cari Amici, desideriamo noi il Signore? Dio sta al primo posto nei nostri desideri? Solo se Dio è il primo, allora il cuore si dilaterà tanto da far posto a molti, a tutti.
3. Fidarsi dei testimoni
E’ il secondo atteggiamento: i discepoli si mettono in cammino perché si fidano di Giovanni Battista. Anche questo dato è decisivo: nelle cose di Dio, è indispensabile aver fiducia in qualcuno che ci testimonia la fede. Siamo legati gli uni agli altri, anche se oggi si vuole far prevalere l’individualità assoluta, il più possibile slegata da tutti e da tutto; anche se i rapporti e i legami sembrano cercati solo quando convengono, come se ci fossimo fatti da soli, come se potessimo vivere isolati. La fede è sempre un atto personale, ma non è mai solitario: non è una fede fatta su misura da ciascuno, bensì è la fede di coloro che hanno mangiato e bevuto con il Maestro, e che è giunta a noi attraverso la Chiesa. La Chiesa infatti – guidata dai Pastori – ci garantisce che ciò in cui crediamo è identico a ciò in cui hanno creduto gli Apostoli. Sì, abbiamo bisogno di essere salvati dalla presunzione di una fede soggettiva, secondo le idee e le preferenze individuali. Ci fidiamo della Chiesa e dei suoi Pastori,? Di coloro che – con l’esempio e la parola – ci testimoniano che Gesù è “l’agnello di Dio”, l’unico Salvatore del mondo?
4. Mettersi in cammino per “vedere”
Solo a questo punto entra un terzo elemento: “seguirono Gesù”. n. mettersi in cammino non è scontato, poiché chiede di lasciare abitudini, comportamenti comodi, idee radicate, pregiudizi; significa dover affrontare l’impegno e la fatica di un orizzonte nuovo, sconosciuto. Siamo disposti a metterci in viaggio dietro al Signore, ad affidarci alle novità che Lui può indicarci, liberi da schemi più comodi? Gesù sembra che faccia finta di non accorgersi dei due che lo seguono, forse per mettere alla prova il loro desiderio e la perseveranza. Ma poi – voltandosi all’improvviso – pone la domanda diretta e rude: “Che cosa cercate?”, come se volesse costringere i due a dire a se stessi – ad alta voce – lo scopo dei loro passi, il desiderio segreto: “Maestro, dove dimori?”. La domanda indica curiosamente la casa di Gesù, il luogo cioè della sua vita quotidiana, della sua intimità, dei suoi pensieri, della sua provenienza. In un certo senso, li provoca a fare chiarezza a se stessi. Decisiva per il percorso della fede, è la risposta netta: “Venite e vedrete”. E’, questa, un’indicazione che va oltre il tempo e svela la strada della verità, delle virtù, della fede: per toccare il mistero bisogna entrarci, per scoprire la fede bisogna decidersi con umiltà, per comprendere la bellezza delle virtù bisogna provarle a vivere. E’ la via della scelta, la via dell’esperienza sulla parola di qualcuno di cui ci fidiamo: “venite e vedrete”. Non si può fare un’analisi della fede come si fa in laboratorio: essa è altro, non è qualcosa da sezionare, ma un incontro da vivere. Solo vivendo “come se” se ne può scoprire la verità, si scopre che risponde alle aspettative profonde dell’anima umana. Sì, la fede corrisponde all’uomo! . E noi ci siamo messi in gioco, o stiamo a guardare valutando costi e ricavi, quello che si guadagna dietro a Gesù e quello che chiede? Se così fosse, non gusteremo mai la bellezza della fede. 5. Rimanere con Lui Infme, essi andarono e videro dove Gesù abitava; non era perà una visita di cortesia, un saluto veloce e curioso: “quel giorno rimasero con lui”. Bisogna rimanere con Lui, stare con Lui, sostare a lungo nella casa con Lui per intuire qualcosa di quell’Uomo che sembra come tutti, ma che si sente diverso da tutti. Abbiamo noi il coraggio di dimorare con Lui? Di pregare ogni giorno non di fretta con il pensiero altrove? Di incontrarlo nella preghiera, nelle Scritture, nei Sacramenti? La sua casa è oggi la Chiesa! Dimoriamo nella comunità della Chiesa per imparare il pensiero di Cristo, per scoprire non solo il suo amore ma anche la sua verità? Avere la fede è anche avere una mentalità di fede, sapere cioè ragionare e giudicare le cose non secondo la logica del mondo – criteri di successo, potere, convenienza, prestigio, vanità..- ma secondo il pensiero di Dio. Cari Amici, ci fermiamo qui. Desiderare Dio, fidarci dei testimoni, metterci in cammino, rimanere con Gesù: sono questi i primi indispensabili elementi della fede nel Signore. La Madre e Regina di Genova, Maria santissima, ci accompagni in questo percorso.
Angelo Card. Bagnasco
Arcivescovo Metropolita di Genova