“La Famiglia , incomparabile dono per il mondo”

Omelia pronunciata a Gregnano di Brembate nella S. Messa per la Festa dei Santi Gioacchino e Anna
26-07-2022

Grignano di Brembate, 26.7.2022

Festa dei Santi Gioacchino e Anna

OMELIA

“La Famiglia , incomparabile dono per il mondo”

 Cari Fratelli e Sorelle nel Signore

Un caro saluto a tutti e grazie al sig. Parroco, Don Cristian Mismetti, per l’invito a partecipare alla festa dei Santi Gioacchino e Anna, genitori della Santissima Vergine, tanto venerati da questa comunità cristiana.

  1. “Facciamo l’elogio (…) dei nostri antenati”

La festività ci fa pensare subito alla realtà della famiglia, cellula germinale di ogni comunità. Con il mistero dell’Incarnazione, Cristo ha confermato davanti alla storia la bellezza e la necessità della famiglia, dove gli sposi, amandosi, si aiutano nella via della santità, scopo di ogni discepolo del Signore; dove i genitori generano nuove vite e le educano nella esemplarità e nella complementarietà dell’ umanità e dei ruoli.

Tra le diverse figure, spiccano i nonni, presenze quanto mai preziose in ogni epoca per sapienza e fede, virtù e dedizione.  I giovani, infatti, a qualunque età   hanno bisogno di sapere di non essere delle isole di solitudine, dei massi erranti nell’universo, hanno fame di appartenere a qualcuno con vincoli di vita, responsabilità e amore, perché non appartenere significa non interessare.

Quando i genitori non incoraggiano i figli, quando non li richiamano alla verità e al bene, quando non li mettono in guardia da strade sbagliate indicando la virtù, la bellezza, il sacrificio – senza del quale non esiste vita riuscita – i giovani forse possono sentirsi più “comodi”, ma non certamente più “contenti”. L’assenza di indicazioni e di richiami, infatti, non è segno di maggiore vicinanza, ma è  rinuncia educativa, e i figli si sentiranno senza punti di riferimento e regole, quindi abbandonati a se stessi. Il compito educativo è doveroso e nobilissimo, e i genitori ne sono i primi e insostituibili protagonisti, dovendo introdurre i figli alla vita con le sue stagioni e prospettive, bellezze e limiti.

Di quest’ opera straordinaria indubbiamente fanno parte anche i nonni, autorevoli maestri e testimoni di vita, di storia, di fede. Grazie alla loro esperienza, sono in grado di offrire ai giovani – fin da piccoli – una visione complessiva della vita, un orizzonte spirituale che rimarranno come il patrimonio più bello capace di scaldare la vita e illuminare il cammino. Ecco perché il Libro del Siracide ci invita a tessere le lodi di coloro che ci hanno preceduto e aiutato a crescere per vivere, non per lasciarci vivere seguendo la corrente vincente.

  1. “State sempre lieti nel Signore”

L’Apostolo Paolo ci invita ad una costante letizia. Perché la Liturgia di oggi ci indirizza questo invito? Perché dove Dio è messo al centro, la luce illumina le scelte e sostiene i passi anche i più difficili; perché solo se Dio è il primo tutto il resto tiene; perché l’uomo ha bisogno dell’altezza che si può raggiungere solo con il cuore, ha bisogno dell’altezza di Dio, quell’altezza che si è fatta vicinissima, che si trova alla portata del cuore, rispetto alla quale nulla dobbiamo anteporre: “State liti nel Signore, ve lo ripeto, state lieti (…) Il signore è vicino!”.

Per questo, una famiglia che prega ogni giorno non potrà mai essere una famiglia totalmente disperata o totalmente in preda alla discordia. Sarà invece una famiglia dove – sull’esempio di Gesù – nessuno lotterà per essere al primo posto, ma ognuno starà dove deve essere per la sua responsabilità. Sarà una famiglia dove tutti sapranno che l’importante non è essere il primo, ma essere buoni gli uni con gli altri, è accogliersi a vicenda, è lasciarci accogliere da Dio. E’ questa la fonte perenne della letizia che l’Apostolo raccomanda in mezzo ai turbini inevitabili della vita.

  1. Quello che è vero e nobile, giusto e puro (cfr Fil 4)

Non si è lieti perché ingenui e fuori dal mondo ma, al contrario, perché si è nel centro del mondo, anzi al centro della realtà visibile e di quella invisibile che fonda e sostiene tutto ciò che è nel tempo. La famiglia, fondata sul sacramento del matrimonio, conosce i problemi quotidiani e li affronta ma, nel contempo, non si lascia strappare dall’anima quello che è vero e nobile, giusto e puro, quello che è onorato e virtuoso (cfr Filippesi, 4).

E’ questa lente che permette di riconoscere il male senza perdere la speranza e la letizia del cuore, è ciò che consente di dare il nome giusto alle cose senza paura. Da tempo ormai, nel nostro tempo, la famiglia è vista quasi con sospetto, come se fosse causa di problemi e non la soluzione; quasi fosse un ostacolo alla modernità incalzante che sembra voler capovolgere ogni cosa, anche i fondamenti dell’umano che la storia ci ha consegnato come tesoro di esperienza e di cultura. Volendo ridefinire la famiglia e sfumarne i contorni rendendoli sempre più sbiaditi e labili, un soggetto fra tanti, i giovani perdono il punto fermo più importante e diventano le prime vittime essendo agli inizi della  vita.

Perché questa situazione criminosa? Un crimine che si rivela un suicidio sociale? Lo scopo è di creare un’ umanità fragile e insicura, e così poterla manipolare meglio per fini di potere e di profitto. I cristiani non possono stare e guardare, non possono arrendersi rassegnati e paurosi del giudizio altrui. Dobbiamo ricordare che molto di quanto insegna il Vangelo appartiene anche alla ragione, sono valori universali, patrimonio umano di ogni tempo e luogo, e quindi da tutti possono essere riconosciuti e accolti. Noi Pastori dobbiamo esservi vicini nella vostra missione nel mondo, una testimonianza umile, convinta, fiduciosa e argomentata.

Cari Fratelli e Sorelle, Sant’Anna e San Gioacchino pregano per noi: il modo migliore di onorarli è pregarli, cercare di imitarli nella santità, e portare il messaggio della loro vita di famiglia agli uomini del nostro tempo. Non temete, non è vero che tutti la pensano diversamente dal loro fulgido esempio: una moltitudine silenziosa pensa e valuta, soprattutto osserva i frutti di tante rivoluzioni culturali e rivendicazioni sociali. Gesù, infatti, ha detto che l’albero si conosce dai frutti!

                                                     Card. Angelo Bagnasco

Arcivescovo emerito di Genova