“La famiglia, dono di Dio al mondo”

Omelia pronunciata a Mesero nella S. Messa del Giubileo Straordinario Locale per il Centenario della nascita di santa Gianna Beretta Molla
15-05-2022

Mesero, 15.5.2022

Giubileo Straordinario Locale per il Centenario della nascita di

Santa Gianna Beretta Molla

 

OMELIA

“La famiglia, dono di Dio al mondo”

Cari Fratelli e Sorelle nel Signore

 

abbiamo la grazia di vivere il Giubileo per i cento anni dalla nascita di Santa Gianna Beretta Molla: qui ha svolto la sua professione di medico, qui sono venerate le sue spoglie mortali. Così, Mesero e Magenta sono legate anche dal vincolo speciale della santità di quest’anima, che ha vissuto la sua vocazione di famiglia e di professionista come via di santificazione, come una strada di luce e di letizia perché strada di dono.

 

  1. Chiamati alla santità

Questa parola suscita ancora interesse? Oppure suona come qualcosa di lontano tanto da apparire superata e irrilevante? E’ forse un messaggio di altri tempi a cui solo pochi sono chiamati? O addirittura appare come una via di mortificazione, quasi una rinuncia alla gioia che tutti desideriamo? La gioia che riempie il cuore e la vita non viene dalle cose ma dall’anima, è avere un senso alto del vivere, un perché non meschino ma nobile, un ideale che vada oltre il tempo e che illumina i giorni. Solo l’Eterno è il senso pieno dell’uomo, e l’Eterno è Dio del quale Cristo è il volto.

In questo orizzonte di mistero e di presenza, ogni bene umano, ogni frammento di bellezza, ogni amore vero, ogni atto di dedizione, ogni sacrifico per la verità, diventa possibile, riempie la vita presente e prepara quella futura. E’ forse rinuncia, questa? O non è piuttosto vivere la gioia di camminare nella luce qualunque cosa accada?

In tale prospettiva si pone la santità, e Gianna lo sapeva e lo voleva avendo respirato la fede umile e forte nella famiglia d’origine e poi nella sua famiglia. La santità è lasciar salire dalle profondità dell’anima il volto del Signore, quel volto che il Battesimo ha sigillato con il fuoco dello Spirito. Nella coscienza di questo tesoro nascosto, coltivare la vita spirituale permette al volto di Gesù di venire alla luce e di risplendere per la gioia del mondo. Ecco la santità!

 

  1. La comunità dei credenti aveva un cuor solo e un’anima sola (cfr Atti 4)

Le parole degli Atti degli Apostoli evocano qualcosa che tutti desideriamo: l’armonia dei rapporti, una comunità benevola, una società solidale e vicina, una mondo in pace. Ma non dobbiamo dimenticare che alla base di ogni forma di convivenza vi è la famiglia. E’ la famiglia il nucleo portante del viver insieme, e la famiglia il grembo delle vita, la prima scuola di valori, il tirocinio di umanità, la palestra di fede. L’uomo moderno, a volte, ha molti alloggi ma spesso non ha casa, e la casa non è un tetto sul capo ma quella rete di legami affettivi che la famiglia esprime in modo completo, affrontando gioie e pene, insieme portando le responsabilità e i giorni.

La famiglia è riflesso della Trinità che – nel suo grembo – è unità di relazioni perché comunione d’amore. Per noi creature che vivono nel tempo, l’amore – “un cuore solo e un’anima sola”- deve essere difeso, custodito e alimentato ogni giorno. Trascurare l’amore, nucleo incandescente del focolare; significa perderlo. Esso infatti, come la fede, è una cosa viva, preziosa e delicata, scatena energie impensabili, ma chiede attenzione e custodia. E’ una potenza incomparabile, ma chiede delicatezza quotidiana. Santa Gianna ben lo sapeva e, con il suo sposo, lo attuava e lo trasmetteva ai figli e a quanti l’avvicinavano.

Oggi, si vuole cambiare la famiglia e il matrimonio, renderla una realtà multipla e fluida. Perché questo? Al di là delle parole ufficiali, è chiaro che smantellare in vari modi il nucleo familiare significa togliere il punto certo e stabile per i figli, significa lasciarli soli e renderli insicuri. Una società con una famiglia debole sarà sempre più debole, incapace di coscienza critica, esposta alla manipolazione e alla mercé dei più forti.

 

  1. “Il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in Lui”

Gesù parla della sua passione imminente e usa la categoria della “gloria”. La croce umanamente è il contrario, è sofferenza, umiliazione e ludibrio. Perché, allora, questo modo di dire che suona così diverso e incomprensibile? Perché Gesù è venuto per capovolgere il mondo mondano e crearne uno nuovo. Senza questa differenza, il cristianesimo sarebbe uno specchio nel quale la logica del mondo si può riflettere senza problemi.

Non è forse questa la ragione del fastidio verso la Chiesa e il Vangelo? La Chiesa non ha parole sue da dire, ma unicamente la parola del Signore; non deve essere preoccupata di se stessa, ma annunciare il Risorto, fedele al mandato: andare in tutto ovunque e insegnare quanto Lui ha detto. Dio è amore, e la sua gloria sta nell’amare il mondo fino a dare la vita del Figlio affinché gli uomini abbiano la vita della grazia, l’eternità. E’ questo il mondo  capovolto che Gesù chiama Regno di Dio.

In questo capovolgimento, il sacrifico d’amore che Santa Gianna ha compiuto è glorioso, e la Chiesa l’ha glorificata e posta come modello per tutti i credenti.

Il comandamento nuovo, di cui parla Gesù, è conseguenza e continuazione della gloria di Dio che si fa visibile in Cristo. Amarsi gli uni gli altri nelle piccole come nelle grandi cose, non solo è generato da Dio che ci ama, ma è partecipazione alla sua gloria anche quando – agli occhi del mondo – non c’è nulla di glorioso. La nostra Santa sapeva che il cuore della vera gloria non sta nelle forme esterne che sono diverse per ciascuno, ma nell’amore per Dio e per il prossimo. E questo basta!

Cari Amici, ci aiuti lei ad entrare sempre  meglio nella logica di Gesù senza lasciarci ingannare dalle glorie del mondo. Forse non saremo noti, ma certamente saremo felici.

Card. Angelo Bagnasco

Arcivescovo emerito di Genova