La cultura è la nostra casa

Omelia tenuta il 24 giugno 2014 in occasione della Processione e della benedizione con le ceneri di San Giovanni Battista del porto e della città nella solennità della Natività di San Giovanni Battista
24-06-2014
 Cari Fratelli e Sorelle

1.         Genova è felice e onorata di conservare le ceneri di San Giovanni Battista, Patrono principale della Città e della Diocesi. Le sue reliquie sono il segno di una persona di famiglia che fa parte della nostra storia fatta di tradizioni, di sensibilità e cultura. Una storia fatta dai nostri avi, dal lavoro marinaro, da laboriosità diffusa e consolidata; una storia fatta dal centro storico e dai nuovi quartieri, dalle vallate e dalle coste, dai monti e dal mare. Una storia impastata da sudore e  lacrime, da emigrazione e speranza; scolpita nei vicoli e nelle piazze, nei palazzi e nelle case; espressa nelle chiese e nei nostri Santi. Persino il vento è parte di questo cammino! Tutto ha contribuito a plasmare un comune sentire intorno alla vita, un patrimonio di ideali, una visione di fondo; ha disegnato una società coesa e accogliente, ha radicato virtù e valori che i nostri padri ci hanno trasmesso con l’esempio duro e la parola parca. Questa storia ci ha dato un’identità e un volto! Le tradizioni, le feste patronali disseminate nella Diocesi, si mescolano con il folclore che conosciamo, e che ogni anno – specialmente nei mesi estivi – esplodono come fuochi di artificio nel cielo notturno e richiamano radici religiose. Con linguaggi diversi, ricordano che l’uomo non è solo un ammasso di materia, ma è anche spirito; che senza un’anima si appiattisce a una cosa animata, che viene dal nulla e al nulla ritorna. Ci ricordano che l’esistenza terrena è una navigazione verso la spiaggia del Cielo.

2.         A questa cultura sentiamo di appartenere. Oggi si ha paura di appartenere: ognuno è talmente geloso della propria autonomia da rifiutare i legami, tutt al più si accettano appartenenze temporanee e deboli. Ci si illude così di essere più liberi, mentre invece ci scopriamo più estranei e soli. L’uomo può girare il mondo – e oggi sembra inevitabile specialmente per il lavoro – ma non deve diventare girovago: ha bisogno di un luogo a cui appartenere, desidera una casa. Questa casa è la cultura dove l’uomo nasce e cresce, è il mondo di valori e ideali a cui restare fedeli ovunque. La cultura è come la sorgente che alimenta il torrente: se si staccasse diventerebbe secco. Di questa sorgente, fanno parte la famiglia e il lavoro: senza lavoro e famiglia l’uomo non sa più chi è, si trova smarrito e vagabondo. Può girare il mondo in lungo e in largo, può raccogliere successi e accumulare ricchezze, ma – in fondo al cuore – si sentirà senza terra né patria: di nessuno, tristemente- solo di se stesso. Anche la società, quando taglia le proprie radici spirituali e culturali, perde il volto e diventa debole anche nell’incontro e nel dialogo. Il lavoro oggi è una terra incerta, e la famiglia è sempre più attaccata dal pensiero unico che la ritiene un ferro vecchio. La si vuole aggiornare -così si dice – rendendo sempre più deboli i legami, dimenticando gli interessi prioritari dei figli che hanno bisogno di un padre e una madre certi e stabili; la si intende equiparare ad altre forme incomparabili; non la si sostiene a sufficienza nell’insostituibile missione di generare ed educare nuove vite. E così la società diventerà sempre più debole, in mano a poteri forti. La società è forte solo se si fonda sulla verità della famiglia com’è sempre stata e da cui veniamo; e se mette in campo tutte le energie per difendere e creare occupazione per tutti. E- forte non per escludere ma per includere, non per ritirarsi ma per allargare l’orizzonte in modo intelligente e ordinato. E’ forte se, come il Battista, ha il coraggio di dire la verità senza cedere ai luoghi comuni, a chi urla, a chi ha più megafoni per farsi sentire. E’ forte se ha il coraggio di dire le verità che non mutano  senza allinearsi ai padroni di turno, se questi deragliano dal bene e dalla giustizia.

          Cari Amici, non dobbiamo temere, non dobbiamo permettere che i cattivi esempi di malaffare e di corruzione, di incompetenza e di incapacità, uccidano la fiducia negli altri: vivere insieme è possibile; sognare insieme il futuro è possibile; costruire – come muratori esperti – una società che sia casa comune è possibile; non rinnegare ma amare le nostre radici è possibile e saggio.