“La Chiesa in Europa dopo la pandemia. Prospettive per il creato e per le comunità”

Introduzione in videoconferenza alla Assemblea Plenaria del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa
25-09-2020

Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa

ASSEMBLEA PLENARIA

 La Chiesa in Europa dopo la pandemia. Prospettive per il creato e per le comunità.

Cari Confratelli nell’Episcopato,

a nome mio e della Presidenza porgo un cordiale saluto a tutti i partecipanti all’ Assemblea Plenaria del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa, che ha come tema “La Chiesa in Europa dopo la pandemia. Prospettive per il creato e per le comunità”, in particolare, il confratello Mons. Tadeusz Kondrusiewiecz, arcivescovo di Minsk, esprimendo la nostra più viva solidarietà e auspicando il rapido ritorno alla missione pastorale nella sua Chiesa. Ringrazio la Conferenza Episcopale Ceca e il suo Presidente S.E. Mons. Jan Graubner, nonché S. Em. il Card. Dominik Duka, per il gentile invito a celebrare questo incontro nell’Arcidiocesi di Praga. Purtroppo, la pandemia non ha permesso questo comune desiderio, nonostante il grande lavoro della nostra Segreteria Generale che ringrazio di cuore. Parteciperemo quindi attraverso modalità inconsuete: sono certo che il contributo di tutti sarà, come sempre, caratterizzato dalla passione per Cristo e per il nostro Continente.

 

  1. Il lavoro nei mesi del Covid-19

In questi mesi, nei quali tutto sembrava fermo e la vita sospesa, la Presidenza si è incontrata in video conferenza spesso, una volta anche con la Presidenza della COMECE per ragionare anche delle Settimane Sociali, e un’altra con i Presidenti delle nostre quattro Commissioni. Abbiamo lavorato anche in vista del Forum Cattolico-Ortodosso che – previsto in Grecia per il prossimo novembre – sarà invece celebrato a giungo. Inoltre, la nuova Presidenza del SECAM ha chiesto un incontro a Roma, e su questo ci sarà presto un momento previo per via telematica.

Con i Confratelli abbiamo mantenuto un costante scambio di informazioni, specialmente circa il necessario aggiornamento del programma della Plenaria. Il primo progetto della Presidenza, infatti, risale al 2 dicembre 2019, con al centro l’enciclica “Laudato sì” a cinque anni dalla sua pubblicazione, ma la crescente emergenza suggerì di puntare la riflessione sul fenomeno che ha investito il pianeta, per darne una lettura sapienziale, per individuare piste di collaborazione ecclesiale che possano essere di aiuto e di stimolo a tutta la società, per offrire un segno di comunione e di speranza per l’intero continente.

A conclusione della Plenaria, come sempre, sarà concordato un Messaggio all’Europa, che richiami le ragioni della fiducia a fronte della diffusa inquietudine; che incoraggi i Popoli a camminare insieme nella luce di Dio sempre vicino; che inviti tutti – singoli, comunità, Nazioni – a non rinchiudersi in sé stessi alla ricerca illusoria di difesa, ma che cerchino invece di rafforzare le relazioni personali e i rapporti internazionali.

  1. La guida del Santo Padre Francesco

Nel breve e intenso lavoro di queste ore, siamo confortati, come sempre, dal Messaggio del Santo Padre: lo ringraziamo con affetto e preghiamo per lui. Voglio con voi ringraziarlo anche per la conferma appassionata del programma che stiamo affrontando, e che ho avuto modo di illustrargli nell’Udienza che mi ha concesso – quest’anno purtroppo da solo anziché con tutta la Presidenza – sabato 6 giugno scorso. Il suo incoraggiamento e il suo invito a proseguire compatti ci trovano convinti e totalmente disponibili. Gli siamo grati anche perché ha assicurato la sua presenza all’Assemblea di Roma nel 2021, nella quale celebreremo i 50 anni della fondazione del CCEE, e gli anticipiamo la nostra riconoscenza per l’imminente Enciclica sulla fraternità umana, tanto più necessaria in tempi di facili protagonismi e chiusure.

A S.Em. il Card. Marc Ouellet esprimiamo il nostro fraterno e ammirato saluto, perché continua a seguirci con grande affetto e premura in ogni circostanza, portandoci l’eco della Sede Apostolica e la conferma di Pietro. Un saluto cordiale a Mons. Marco Ganci, che sostituisce S.E. Mons. Paolo Rudelli come Osservatore della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa: al suo lavoro il CCEE guarda con particolare interesse.

In conclusione, confermati dalle parole del Santo Padre, abbiamo rivisto il programma e abbiamo formulato una griglia preparatoria a che è stata inviata a tutti il 14 luglio u.s.

  1. Le vittime e il mondo della solidarietà

Cari Confratelli, il nostro pensiero orante va alle molte vittime dell’epidemia, a quanti hanno vissuto l’estremo passaggio senza la presenza dei loro cari. Diciamo la nostra ammirazione al popolo sconfinato di coloro che – medici, personale d’assistenza, forze dell’ordine, gestori dei servizi essenziali, volontari, sacerdoti, religiosi e religiose – hanno fatto sentire con la preghiera, la parola, lo sguardo, il gesto, che una società veramente umana non abbandona nessuno, e che la cura delle persone richiede terapie appropriate, ma non può fare a meno dell’amore e del calore umano e religioso. Il nostro pensiero si allarga: vorremmo che le nostre comunità, i nostri popoli, gli Stati, l’Europa, ci sentissero vicini, Pastori e amici. Ma, lasciateci dire: in questo momento, il nostro cuore vorrebbe raggiungere il mondo intero, e accostarsi – come il samaritano del Vangelo – all’umanità segnata dal flagello invisibile, assetata dell’acqua viva che è Gesù. Per tutti continueremo a pregare, e a portare ogni forma di presenza possibile, segno della grazia di Cristo. Insieme ad ogni persona di retto sentire e di buona volontà, speriamo che la vita sociale e religiosa, del lavoro e dell’economia, delle Nazioni, possa riprendere più vera, più saggia ed efficace.

  1. Cristo, Luce delle genti

In questo orizzonte, nella luce dello Spirito del Risorto, ci mettiamo al lavoro per discernere come Cristo, “luce delle genti”, possa sempre più risplendere sul volto della Chiesa, consapevoli che il Vangelo genera civiltà, cultura, bellezza da duemila anni, e che nel Verbo incarnato si manifesta in pienezza il volto del Dio-Amore e, di conseguenza, il volto della dignità umana. Noi crediamo – come afferma Papa Francesco – ad una Europa che sia una famiglia solidale, sussidiaria, rispettosa dei diversi popoli, sapendo che il Vangelo continua ad essere contributo inesauribile per edificare una Civitas terrena che non sia ripiegata e implodente, ma aperta oltre sé stessa, con i piedi sulla terra e lo sguardo nel Cielo. La dimensione religiosa dell’essere umano, infatti, non è una sovrastruttura culturale o un condizionamento sociale, o una proiezione psichica, o una fuga dalle responsabilità, ma è una dimensione umana strutturale. L’esperienza universale, infatti, testimonia che in ogni tempo e luogo l’uomo tende ad andare oltre sé stesso, verso un “dove” che egli percepisce come “oltre” ma mai come estraneo. La storia conferma che l’umanità da sempre si interroga non solo sul “come” funzionino le cose, ma anche sul “perché” delle cose. Per questo motivo, pensare che la religione sia una questione puramente privata da confinare ai margini della convivenza, sarebbe un errore intellettuale, oppure una forma triste di laicismo senza laicità.

  1. Il sogno europeo

L’Europa non è primariamente un’organizzazione, ma – potremmo dire – una “entelechia” vivente, cioè uno spirito operante, uno scopo non sovrapposto ma intrinseco alla sua stessa realtà. Il Vangelo segna non solo il suo venire alla luce, ma il suo stesso concepimento, è il principio che specifica e unifica, che valorizza e porta a sintesi ogni contributo autentico. Questa origine porta con sé il sigillo dell’universalità, che non può mai essere predominio ma servizio alle genti.

In questo orizzonte e con questi sentimenti, intrisi dalle preoccupazioni e dalle speranze che abitano i nostri cuori, ci poniamo al lavoro certi della luce gentile dello Spirito del Risorto e della Santa Vergine che, come Grande Madre di Dio, veglia sulle nostre Comunità e sull’Europa; col  desiderio che ogni essere umano ritrovi “quel Dio, dal Quale allontanarsi è cadere, al Quale rivolgersi è risorgere, nel Quale rimanere è stare saldi, al Quale ritornare è rinascere, nel Quale abitare è vivere” (Sant’ Agostino, Soliloqui). Grazie!

Card. Angelo Bagnasco

Presidente del CCEE