La Chiesa del Cardinale Pietro Boetto e i cattolici nella Resistenza genovese

Discorso in occasione del convegno a Palazzo Tursi "La Chiesa del Cardinale Pietro Boetto e i cattolici nella Resistenza genovese"
24-04-2026

Cari amici,

un caloroso saluto e un sentito grazie per la vostra presenza.

Saluto e ringrazio le autorità civili e militari, il Presidente Giacomo Ronzitti e i numerosi relatori che interverranno a questa giornata di studi, e ringrazio tutti voi qui presenti.

Siamo alla vigilia del 25 aprile, Festa della Liberazione, e concludiamo oggi, con questa terza tappa, un percorso commemorativo organizzato dall’Ufficio Cultura della nostra Arcidiocesi e dall’Istituto Ligure per la Storia della Resistenza e dell’Età contemporanea in occasione degli 80 anni dalla morte del Card. Pietro Boetto.

Ringrazio particolarmente il Dott. Ronzitti per la collaborazione e la sinergia: lavorando insieme, abbiamo contribuito a fare doverosa memoria del Card. Boetto e del suo impegno negli anni bui della Seconda Guerra Mondiale. Un impegno che lo vide protagonista non solo della salvezza di centinaia di Ebrei, ma della salvaguardia della nostra città, che venne risparmiata dalla distruzione proprio grazie alla mediazione di Boetto.

Stamattina approfondiremo la figura di Paolo Emilio Taviani, protagonista della storia genovese, antifascista, personalità democratica, uomo di unione, attento ai temi sociali; tra i fondatori del Comitato di Liberazione Nazionale, fu proprio Taviani, attraverso un annuncio radiofonico, ad annunciare la liberazione della nostra città.

E con lui ricorderemo il ruolo della Chiesa genovese e dei suoi sacerdoti nella Resistenza: non solo il Card. Pietro Boetto, ma anche il suo segretario don Francesco Repetto, don Carlo Salvi, e l’allora Mons. Giuseppe Siri, per dirne solo alcuni.

La Chiesa genovese in quegli anni difficili fu impegnata per la salvaguardia della vita umana, del bene comune, fu mediatrice coraggiosa nella lotta tra le parti.

Oggi ricordiamo questi eventi non solo per farne memoria, ma per trarne insegnamento e per attualizzarne il messaggio.

Papa Leone XIV ci invita continuamente a “cambiare il nostro cuore” e a rimanere uniti anche in mezzo alla tempesta, senza far prevalere il nostro io. In occasione del suo recente viaggio in Africa, il Papa ha indicato precisamente la via: «Alla salvezza di una comunità non bastano gli sforzi individuali e isolati dei singoli: serve una decisione comune, che integri la dimensione spirituale ed etica del Vangelo nel cuore delle istituzioni e delle strutture, facendone strumenti per il bene comune, e non luoghi di conflitto, o di interesse, o teatro di lotte sterili».

Allora come oggi, l’impegno della Chiesa è per la pace, per il dialogo, per la fraternità e per il bene comune. Accogliamo dunque l’invito di Papa Leone a essere uomini disarmati e disarmanti, uomini di pace e di speranza.

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