Il Signore è vicino

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Omelia in occasione delle ordinazioni presbiterali e diaconali
07-12-2013
7 dicembre 2013
Omelia in occasione delle ordinazioni presbiterali e diaconali
Cari Fratelli e Sorelle
Una gioia soffusa e lieve accarezza i nostri cuori in questa vigilia della Madonna Immacolata. E’ la gioia dei figli che guardano alla bellezza della Madre, ed è il dono per la Diocesi di un nuovo Sacerdote e di due Diaconi in vista del Sacerdozio.
1. A voi, Andrea e Matteo, che state per ricevere il Diaconato, dico che ogni vostra azione, d’ora in poi, dovrà assumere la forma del servizio. Oggi si parla volentieri di servizio: temo che ci sia a volte un po’ di retorica o un po’ di ingenuità. Che se ne parli facendo della poesia a buon mercato, ma la realtà è un’altra, come l’esperienza c’ insegna. Non voglio ora ricordare la radice del servizio che è l’essere serviti da Gesù sulla croce: questo lo sapete bene, ma lo dovrete ogni giorno meditare nella preghiera. Voglio ricordare, invece, le due forme a cui sarete chiamati a servire: quella ordinaria e quella straordinaria, sapendo che il servizio ordinario è di solito il più difficile. Si tratta, infatti, di un servizio fatto di piccole cose che si ripetono tutti i giorni; che vi chiederà di stare là dove siete mandati anche quando vi verrà a noia, quando non ne capirete il vantaggio e non ne vedrete i frutti, quando vorreste fare dell’altro perché vi gratificherebbe di più. Se chi costruisce una casa mettesse un mattone oggi qui e domani là secondo il suo estro, non costruirebbe niente, o se lo facesse, non sarebbe un edificio solido ma crollerebbe al primo vento. Se seguissimo i nostri gusti e impulsi, in realtà serviremmo noi stessi e non le anime. Oggi si ha paura di assumere impegni definitivi: ci si vuole tenere sempre delle vie di fuga. Ma è ciò che è definitivo è il per sempre che misura la maturità della persona e le dona spessore e affidabilità . E poi, pare che ciò che si ripete ogni giorno sia insopportabile, costringente la propria libertà di fare ciò che si vuole e quando si vuole; pare che la ripetizione dei doveri quotidiani renda grigia la vita perché non dà l’ebbrezza della novità , e allora si cerca l’evasione. Ma il vero brivido è dato dal sapere che la goccia scava la pietra, e la pietra, posta ogni giorno, costruisce la casa. La fedeltà , vissuta con fede e sacrificio, rispecchia la grande fedeltà del Dio che salva.
La vita forse vi domanderà anche dei servizi che possiamo definire “straordinari”, nel senso che durano poco tempo e, di solito, si aggiungono ad altri già esistenti. Potranno richiedervi energie e sforzi aggiuntivi, forse particolare o nessuna visibilità , ma tutto questo non conta. Conta solo la fede e l’amore; conta il distacco da voi stessi, l’umiltà per non ricercare il plauso. Conta il desiderio, il fuoco perché le anime possano incontrare Gesù.
2. Caro Don Enrico, il Signore ti ha condotto per le sue vie ed oggi sei giunto qui per essere consacrato Sacerdote. L’importanza non é legata all’ora della chiamata, ma all’intensità della risposta. Ti affido tre pensieri. Tu sai che la vocazione è una chiamata d’amore e quindi richiede una risposta d’amore: non è la risposta di un giorno o di un tempo, ma della vita. E’ una risposta che informa il tuo essere in ogni momento e luogo. Sacerdote lo sarai sempre e dovunque! La santità non è¨fare, ma essere, é¨essere configurato a Gesù buon pastore del suo popolo. Per questo è“ come scrive San Giovanni Crisostomo “ ” Ad uomini che vivono sulla terra é stata affidata l’amministrazione dei tesori celesti ed é stato un potere che Dio non ha concesso agli angeli!” (Il Sacerdozio, 3, 4-5).
In secondo luogo, il pastore sta tra la gente che il Vescovo gli affida; e questo è l’apostolato. Perché il tuo apostolato, che è forma della “carità pastorale”, sia generoso e fecondo, ricorda le parole del beato Don Edoardo Poppe: “dobbiamo aver cura (…) che il nostro apostolato non esaurisca le nostre forze spirituali, ma ch ci santifichi, che derivi e sbocci dalla nostra vita interiore” (Vita sacerdotale, Ist. di Propaganda Libraria 1949, pag.35). Al centro, fonte e culmine del tuo sacerdozio, ci sarà l’Eucaristia: “tutte le buone opere riunite é“ scrive il santo Curato d’Ars “ non equivalgono al sacrificio della Messa, perché quelle sono opere degli uomini, mentre la Santa Messa é¨ opera di Dio”. Tutto il resto viene di conseguenza.
Infine, sii Sacerdote della gioia, la gioia non superficiale e forzata del mondo, ma quella umile e vera che solo Gesù può dare. La gioia di saperci amati da Dio in qualunque situazione, la gioia di non essere mai soli, di sapere che Lui conosce il tuo nome. Per questo lo sguardo del Sacerdote può posarsi sulle tristezze degli uomini senza intristirsi, può vedere ogni miseria senza diventare cupo e pessimista. Gli uomini non vogliono ascoltare i nostri lamenti, ce ne sono già troppi nel mondo, ma incontrare uomini che hanno gli occhi di Gesù. Quando le anime incontrano testimoni della gioia, allora si sentono attratte e cominciano a vedere che Dio non è astratto ma é qui con noi e per noi.
Cari Amici, siamo nel cuore dell’Avvento: state lieti “ci esorta l’Apostolo Paolo“ state lieti perché il Signore é vicino. E questi Ordinandi sono un segno che la luce é possibile, é veramente vicina: essa é Gesù, per questo la gioia é possibile.
Angelo Card. Bagnasco
Arcivescovo di Genova