Il Signore è veramente risorto, alleluia!

Omelia pronunciata in Cattedrale nella S. Messa pontificale per la Santa Pasqua
27-03-2016
Arcidiocesi di Genova
Santa Pasqua, 27.3.2016
OMELIA
‘Il Signore è veramente risorto, alleluia!’
1. Sì, cari Fratelli e Sorelle, Gesù è veramente risorto. Ma a noi che cosa cambia nella vita? Questo lieto e sconvolgente annuncio, questa notizia che attraversa i secoli e raggiunge i confini della terra, che cosa ha da dirci? Che qualcuno sia risorto dalla morte potrebbe suscitare un commento: beato lui! Ma è questo il messaggio? E’ questa l’importanza? Che gioia può generare questa storia a lieto fine, di un ‘uomo’ buono, predicatore di giustizia e di pace, massacrato su una croce fuori Gerusalemme? Perché possiamo cantare l’alleluia? E chi, di noi, l’ha visto vivo da qualche parte?
2. La prima cosa che dobbiamo ricordare è che Gesù non è risorto come è risorto Lazzaro: non è tornato alla vita di prima, con le sue luci e ombre, ma è risorto ad una vita diversa. Possiamo dire che Cristo ha bruciato le tappe, perché potesse accadere anche a noi ciò Lui ha vissuto prima di noi; perché potessimo anche noi risorgere alla fine del mondo a vita nuova, in un mondo nuovo sotto la signoria della gioia. Allora, finalmente nell’abbraccio di Dio, tutto sarà luce, amore, beatitudine, e ognuno sarà se stesso.
3. Quante volte avvertiamo un certo scontento di noi stessi, sentiamo che ci manca qualcosa: qualcosa che non è l’avere di più o la gloria o il potere. Questo qualcosa di più, che desideriamo e ci sfugge, ci abita come una promessa: può esserci solamente donato da Qualcuno che è più grande, che ci precede e ci accompagna. Solo Dio – che è amore infinito – può darci ciò che ci manca, di cui abbiamo nostalgia e che – se credenti – chiediamo nella preghiera. Solo Dio ci compie, ci realizza nelle aspirazioni più profonde dell’anima. Solo Dio, che ci ha plasmati, può essere il nostro compimento, il nostro Destino. Gesù che, nel segreto della notte, sfonda la pietra tombale e illumina le tenebre, è l’alba, il germoglio, la primizia di un mondo nuovo, bello come l’aurora. Un mondo che non potrà mai morire, perché è il mondo che Dio ha preparato per l’uomo. Per sempre!
4. Ma – ci possiamo domandare – dobbiamo attendere la morte e la risurrezione finale per gioire e gustare il mondo nuovo? Se guardiamo a ciò che accade, al terrorismo contagioso, alla violenza diffusa, ai muri e alle barriere verso chi soffre, al nuovo disordine mondiale, al nichilismo allegro della morte, ai nostri difetti ricorrenti la risposta sembrerebbe inevitabile: sì, dobbiamo aspettare i tempi ultimi per intravvedere l’alba dei un’umanità che non divori se stessa. Ma lo sguardo del buon senso e della fede dice diversamente. L’esperienza rivela che, sotto la superficie spumeggiante del male, brulica la vita buona degli umili e dei semplici, degli onesti e dei generosi, delle famiglie che con amore e sacrificio sono esempio di dedizione ed eroismo. Troviamo l’esempio dei martiri straziati e uccisi perché sono cristiani. Tutto questo è segno che Gesù è risorto ed è con noi; è primizia del mondo che verrà, anzi che è nato in Lui e che germoglia nella storia.
5. La risurrezione finale sarà la manifestazione di quel mistero che già ora ci avvolge, di cui siamo protagonisti insieme a Lui, e che a volte facciamo fatica a riconoscere, come i discepoli di Emmaus che, lungo la via, non hanno riconosciuto il misterioso viandante, ma che, allo spezzare il pane, lo vedono: ‘Ma lui sparì dalla loro vista- conclude l’evangelista. Cari Amici, non ci sfugga il linguaggio del Vangelo: dice che Gesù sparisce non che se ne va. In effetti egli resta con noi fino alla fine dei tempi. E’ sempre con noi, desidera solo che lo desideriamo, che lo cerchiamo, che lo invochiamo, perché l’amore non impone la sua presenza, ma si offre a chi lo desidera. Allora egli si lascia vedere, si fa scoprire vicino, si fa trovare nascosto nei sacramenti, nella Chiesa, nei poveri e nei deboli, nei martiri; è nascosto sotto l’ampio mantello del bene, della verità e della bellezza. Nella profondità dei nostri cuori: per questo possiamo dire ‘alleluia’. ‘Resta con noi, Signore, perché si fa sera’. Sì, resta con noi, perché senza di Te è solo notte.
Angelo Card. Bagnasco
Arcivescovo di Genova