“Il servizio sacramentale”

Omelia pronunciata domenica 16 febbraio 2020 in Seminario nella S. Messa per l'ordinazione diaconale di Mauro Mazzone
16-02-2020

Arcidiocesi di Genova

Domenica 16.2.2020

Seminario, Ordinazione Diaconale

OMELIA

“Il servizio sacramentale”

 

Cari Fratelli e Sorelle

La nostra Diocesi riceve un nuovo Diacono in vista dell’Ordinazione sacerdotale. È un dono di Dio, e noi siamo qui a pregare con lui e per lui: a pregare perché il Signore ci conceda numerose e sante vocazioni al Sacerdozio.

 

Caro Mauro, hai accolto la volontà di Dio e ti sei adattando a molte cose, sapendo che tutto partecipava alla tua formazione. Oggi sei davanti al “per sempre” di cui il mondo moderno ha paura. Noi conosciamo quel “per sempre” e lo ripetiamo ogni giorno, anche quando le prove incalzano non solo per ostacolare, ma per demolire. È successo a Gesù, e nessun discepolo può essere di più del Maestro, nessuno può andare per una strada diversa dalla sua; ma mettere il piede sulle sue tracce è fonte di sicurezza, di forza e di gioia, perché se tu segui Lui, Lui è con te.

 

Tra poco ti prostrerai dichiarando così chi sei, confessando la povertà propria di ogni uomo, e sapendo che è questa povertà che ti rende grande, poiché il Signore sceglie chi è debole affinché nessuno si vanti, e possa risplendere la potenza di Dio. Dio vuoI fare cose grandi servendosi della nostra pochezza, così come – con pochi pani e pesci – ha sfamato le moltitudini. Il miracolo della redenzione continuerà anche attraverso di te, non solo per te, ma per il mondo che incontrerai là dove – oggi diacono, domani sacerdote – la Chiesa ti manderà, e tu, ricco solo di Dio, andrai come pellegrino della gioia evangelica. A volte desterà sorpresa e attirerà le anime, a volte incontrerà indifferenza o contrasto; il discepolo non è più del Maestro! Unito profondamente al tuo Vescovo, e il Vescovo al Papa, sarai maestro di fede, e a volte dovrai dire, come Gesù nel Vangelo: il mondo vi dice … ma io vi dico ! E ricorderai che questo è servire gli uomini.

 

Il Diaconato è per il servizio: sia il Vescovo che ogni Presbitero è diacono per sempre, e vedrai come – nella Chiesa – la responsabilità non è gloria ma servizio pesante e lieto. Sarai costituito servitore della Chiesa, e poiché la Chiesa è nel mondo, servirai il mondo. Ma- ricorda – il servizio diaconale non è funzionale, ma è sacramentale, nasce cioè non dai bisogni che incontrerai né da una delega, ma da ciò che oggi lo Spirito Santo farà in te: ti configura a Cristo che lava i piedi per salvare l’uomo e riportarlo a Dio. I piedi che dovrai lavare non sono per il decoro, ma per la salvezza eterna, per far incontrare Gesù, per comunicare la vita nuova della grazia, per aprire l’orizzonte ultimo. Non devi essere l’uomo dei servizi, ma “servizio”, qualunque cosa tu faccia in ogni attimo del tuo tempo, perché il Signore, che è l’eterno, non ha tempo. Egli ti chiede, oggi e per sempre, se accetti di imprestargli il tuo essere – anima, corpo, intelligenza e cuore – perché non tu ma Lui continui la redenzione degli uomini, perché Lui possa continuare ad amare, incontrare l’umanità distratta e confusa, ingannata e inquieta; perché in te possa continuare ad avere pazienza e fiducia in ogni uomo, perché possa dire attraverso le tue parole la sua Parola; perché tu voglia nasconderti il più possibile affinché gli altri possano intravvedere il suo volto.

 

Comprendi che tutto questo avviene non sul piano del fare ma del tuo essere: il sacramento ti configura a Cristo che ama, si offre, si dona, si immola. Comprendi che servire non è servirsi di chi ha bisogno per affermare noi stessi, la nostra bravura; servire – parola santa, ma abusata e violata -è esodo da noi, è amare, e l’amore è sempre morire a noi stessi, è sacrificio, cioè un’azione sacra e bella affinché Lui nasca nei cuori. Il paradigma supremo del servizio e dell’amore è la croce, il punto dove il cielo incrocia la terra, l’abbraccia, la eleva e la riporta nel seno del Padre. La croce è la via di casa, non ce n’è altra: è il grembo divino che avvolge l’uomo, lo purifica col suo sangue, lo trasfigura con lo Spirito, lo rende creatura nuova, cioè una scheggia di cielo nella storia, un avamposto del nuovo mondo, un messaggero di speranza, un resistente sulle frontiere sconfinate della luce.

 

Non temere – ripete a te e a noi – il Maestro indicando la Stella del mattino, la Santa Vergine. Stai unito ai tuoi confratelli sempre: nei momenti di buio qualcuno di loro ti dirà le parole che Giovanni sul lago di Tiberiade disse: “è il Signore”, risvegliando così l’entusiasmo impetuoso di Pietro. Altre volte sarai tu a indicarlo ad altri confratelli nei momenti di prova. E questo, caro don Mauro, resterà sempre il più grande e urgente diaconato che tu possa vivere.

Angelo Card. Bagnasco

Arcivescovo Metropolita di Genova