Solennità di San Giovanni Battista, patrono della Città e dell’Arcidiocesi di Genova
S. Messa Solenne per i 60 anni di sacerdozio del Card. Angelo Bagnasco
24 giugno ore 10.45 – Cattedrale di San Lorenzo
Trascrizione dell’omelia del Card. Angelo Bagnasco
Eccellenza carissima,
le sue parole sono state tanto fraterne e benevole da commuovermi profondamente. Ha ripercorso in modo puntuale la mia piccola vita, cogliendone soprattutto il filo conduttore: ciò che costituisce l’anima della vita di ogni credente, cioè la presenza del Signore che sceglie misteriosamente ciascuno di noi per una particolare vocazione e che accompagna sempre il nostro cammino.
Di fronte a qualunque responsabilità, grande o piccola che sia, il Signore non ci lascia mai soli. Nessuno, cari amici, è solo nel cammino della vita. Qualunque sia la vocazione che Dio ci ha donato o ci donerà, non dobbiamo temere. Le difficoltà, le prove e anche le delusioni fanno parte di quel tessuto meraviglioso che è il dono di Dio e che è la vita stessa.
Il Santo Padre ricorda nella sua Enciclica che ciascuno trova la propria dignità nell’essere amato da Dio, nell’essere un dono di Dio per se stesso, per il mondo e per il creato. Quanto è grande la follia dell’amore di Dio! Egli ci crea, non rinuncia al suo disegno d’amore nonostante i nostri peccati, ci insegue con una divina ostinazione fino a donarci il suo Figlio, che assume la nostra condizione umana, affronta la nostra vita fino alla morte e, proprio dentro la morte, fa germogliare la risurrezione per il mondo intero.
Cari fratelli nell’Episcopato, grazie per la vostra presenza e per la vostra fraternità. Grazie per i tanti modi con cui, nel tempo, camminiamo insieme sulla via della Chiesa e sulla via di Cristo Signore.
A voi, cari sacerdoti, confratelli nel sacerdozio e nel diaconato, rivolgo il mio saluto e la mia gioia nel vedervi e ritrovarvi qui, presso la sorgente della Chiesa e del nostro sacerdozio: l’altare, l’Eucaristia, che il Concilio ha definito fonte e culmine della vita cristiana.
Non c’è luogo più bello, più confortante, più rigenerante dell’Eucaristia. Lì Egli è realmente presente nel suo Corpo e nel suo Sangue, pegno di vita eterna, sacrificio perenne e dono per noi.
Grazie perché ci siete. Grazie perché ogni giorno, con umiltà e generosità, rendete presente Cristo al popolo di Dio là dove la Chiesa vi ha chiamati a servire. Non dimentichiamolo mai: il dono del sacerdozio è straordinario.
Essere nella volontà di Dio è la nostra gioia ed è la nostra forza. Sapere di essere sotto quella benedizione originaria che risuona fin dalle prime pagine della Scrittura — «Dio vide che era cosa molto buona» — significa sapere che nessuno ha il diritto di perdere la fiducia in se stesso. Nessuno, soprattutto i giovani, ha il diritto di pensare di non valere nulla. Non perché sia bravo, intelligente o capace, ma semplicemente perché è amato da Dio.
Se Dio mi ama, io non ho il diritto di non volermi bene nella verità di Lui.
In questo momento non posso non esprimere la mia gratitudine ai miei genitori, alla mia famiglia, ai miei Arcivescovi, ai formatori del seminario, ai padri spirituali e ai docenti che hanno contribuito alla mia crescita umana e sacerdotale. Quanta grazia abbiamo ricevuto! Tutto è grazia. E la vita di noi sacerdoti, in modo particolare, è piena di grazia anche quando talvolta non riusciamo a scorgerla.
La mia gratitudine si estende anche ai Papi che hanno accompagnato il mio cammino. Sono profondamente riconoscente per la loro parola, la loro fiducia e la loro vicinanza. È stata una grazia grande poter servire da vicino grandi Pontefici e santi Pontefici.
Il Santo Padre ha recentemente ricordato che il sacerdozio non ha bisogno di essere ridefinito, ma di essere vissuto con rinnovata intensità nella sua natura più autentica. Il sacerdote è alter Christus, un altro Cristo. È un’espressione fortissima, come quella del Concilio che afferma che il sacerdote agisce in persona Christi.
Quando pronuncia le parole «Questo è il mio Corpo» oppure «Io ti assolvo», non parla a nome proprio: è Cristo che parla attraverso di lui. Non si tratta di un ricordo o di una speranza, ma di una realtà sacramentale.
Questo non è motivo di superbia, ma di profonda umiltà. Quanto più grande è il dono ricevuto, tanto più grande deve essere la consapevolezza della propria inadeguatezza e, nello stesso tempo, della misericordia di Dio che continua a chiamarci.
Visitando molte comunità, mi accorgo che il Signore continua a chiamare. Non sono pochi i giovani che si interrogano, che pregano, che guardano alla liturgia come al centro della propria vita spirituale. Questo ci incoraggia e ci conferma nelle parole di Gesù: «Non temete. Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo».
Siamo davanti a una nuova primavera. Forse i numeri non sempre sembrano incoraggianti, ma la Chiesa è una realtà visibile e invisibile, umana e divina. Nessuno strumento umano può misurare pienamente la vitalità del Corpo Mistico di Cristo.
Il sacerdote deve parlare agli uomini di Dio. Questa è la nostra missione. Le forme possono cambiare, ma la sostanza resta la stessa: annunciare Dio a un uomo spesso smarrito, confuso, assetato di senso e di verità.
Dobbiamo parlare della vita eterna, della nostra origine e del nostro destino. Senza l’orizzonte della meta, ogni obiettivo umano resta fragile e incompleto.
Ma per parlare di Dio dobbiamo anzitutto parlare con Dio. Qui si apre il grande tema della vita spirituale, della preghiera quotidiana, personale e comunitaria. Solo chi sta con Lui può parlare autenticamente di Lui.
C’è oggi una crescente stanchezza verso una cultura dell’apparenza, del vuoto e dell’effimero. Proprio per questo il Vangelo continua ad avere una forza straordinaria. È qui che vediamo i segni di una nuova primavera.
San Giovanni Battista, che abbiamo il privilegio di venerare come patrono, continua ad avere molto da dire al nostro tempo. Egli ha vissuto fino in fondo le parole di Gesù: «Siete nel mondo, ma non del mondo». Avrebbe potuto tacere, ma ha scelto di testimoniare la verità e per questo ha dato la vita.
Anche oggi siamo chiamati a non cedere alla tentazione del silenzio quando è necessario testimoniare la verità. Relazioni costruite sul non detto e sulla paura non sono relazioni solide. Solo la verità rende liberi.
Cari fratelli e sorelle, vedendo qui riunita la nostra amata Genova e la nostra Chiesa diocesana, sento il bisogno di dire una parola di fiducia. Dobbiamo alzare il capo e guardare avanti. Il Signore è fedele.
Con umiltà e perseveranza siamo chiamati ad annunciare il Vangelo, a parlare di Dio, a indicare la via del cielo. Anche quando incontriamo indifferenza o rifiuto, dietro ogni chiusura può nascondersi un desiderio profondo di verità e di speranza.
Pregate per noi sacerdoti, affinché possiamo essere sempre più vicini al popolo di Dio, parlare di Cristo con fedeltà e indicare, con la nostra vita prima ancora che con le parole, la via del Cielo.
Card. Angelo Bagnasco
Arcivescovo emerito
(trascrizione non rivista dall’autore)
