“Il mistero trinitario illumina ogni attività umana”

Omelia pronunciata nella celebrazione per il Mondo del Lavoro al Santuario della Guardia
11-06-2017
 Arcidiocesi di Genova
Santuario delia Madonna della Guardia, Domenica 11.6.2017
Pellegrinaggio del Mondo del lavoro
OMELIA
“Il mistero trinitario illumina ogni attività umana”
Cari Fratelli e Sorelle,
l’annuale pellegrinaggio alla Madonna della Guardia chiama ogni anno i rappresentanti del mondo del lavoro, le Società Operaie cattoliche, i Cappellani. Siamo qui per pregare non solo per noi, per i lavoratori e le loro famiglie, ma anche per Città, che il Santo Padre ha recentemente visitato lasciando emozioni forti e messaggi profondi. Parlando nel sito dell’ILVA, ad una folta rappresentanza del mondo lavorativo di Genova, ha ribadito che senza il lavoro del lunedì non è possibile la festa della domenica. Che ogni persona ha diritto al lavoro dignitoso, così come ha il dovere di lavorare e lavorare bene; che nessuno può vivere di assistenza perché l’attività lavorativa è necessaria non solo per guadagnarsi il pane, ma anche per esprimere se stesso e partecipare utilmente alla costruzione della società. Su questi temi, come su molte altri, vi invito a ritornare da soli o in gruppo.
Oggi – nel pieno dell’appuntamento elettorale – ritengo di limitarmi a fare una breve riflessione di carattere generale ma non generica. E questo in riferimento alla festa della Santissima Trinità che oggi la Chiesa celebra.
Il Signore Gesù ci ha rivelato che Dio è uno solo, ma distinto in tre Persone: Padre, Figlio e Spirito Santo. Il Vangelo è molto chiaro al riguardo, anche se la Trinità divina resta incomprensibile per la ragione umana, è un mistero. D’altronde, se fosse tutto chiaro e distinto, la fede non sarebbe più fede, ma dimostrazione logica. Invece fede è credere non perché qualcosa è evidente, ma perché ce lo ha detto Lui, Gesù. E questo ci basta!
Ora, però, dobbiamo chiederci se questa verità ha qualcosa da dire alla nostra vita, se incide; perché se non graffia in qualche modo l’esistenza, se non la cambia, la fede non serve a niente. Un Dio che non mi dice come devo vivere per arrivare alla vita eterna, diventa insignificante per l’umanità. Oggi sembra essere il contrario: spesso si crede in Dio, nella sua esistenza, ma dà fastidio se ci dice come dovremmo vivere in concreto: “a che giova se l’uomo possiede il mondo, ma poi perde la sua anima?”(Mt 16,26).
Il mistero trinitario ha a che fare con noi. Infatti, come ogni figlio porta l’impronta dei genitori, così l’umanità porta l’impronta del Creatore. Non è qualcosa di esterno, ma è qualcosa di decisivo, tanto che – se prescindiamo da questa somiglianza con Dio-Trinità – sbagliamo tutto della vita, di noi stessi. Il Creatore, nella sua intimità, non è solitudine, ma comunione, è relazione: e questa somiglianza struttura ogni persona, tanto che rifiutarci alla relazione, significa negare noi stessi. Questa verità non è solo una verità rivelata che ha le sue radici nel Dio trinitario, ma è un’esperienza universale: tutti sentiamo, infatti, che non la solitudine è la nostra casa, ma è lo stare con gli altri, è lo starci non in modo qualunque, da compagni di ventura, ma nel segno della verità e del bene.
Cari Amici, forse fin qui siamo tutti d’accordo e perfino contenti, ma non servirebbe a nulla sapere questo se non ne tirassimo alcune conseguenze concrete. Innanzitutto, ne deriva che nessuna delle nostre scelte possiamo considerarla totalmente privata, nulla può prescindere totalmente dagli altri naturalmente in modi e misure diverse. Già questa conseguenza oggi suscita delle reazioni immediate e a volte micidiali, come se si volesse eliminare la libertà individuale e promuovere una visione collettivista dell’uomo e della società.
Nulla di tutto questo! Se avessimo l’umiltà di riconoscere le cose con logica, dovremmo gioirne perché è più bello pensarci così, più bello perché più vero rispetto ad una visione individualista che rintana ognuno nell’asfissiante perimetro di se stesso, con l’illusione di essere più libero mentre è più schiavo di pulsioni o interessi. E’ più bello e più impegnativo, poiché ci riconosciamo legati agli altri con vincoli non solo di similitudine ma di corresponsabilità, ritenendo il bene o il male dell’altro come il bene o il male anche nostro.
Questa visione si riflette sui rapporti di famiglia, di amicizia, di comunità cristiana; si estende all’ambito del lavoro, delle aziende; là dove il senso di appartenenza gli uni agli altri è un bene incalcolabile per i singoli, per l’ambiente, per la comune impresa. Su questa strada dobbiamo camminare spediti: ci invita la nostra fede, ci invita la storia, le vicende che conosciamo, la crisi prolungata e persistente. La cultura del parlarsi non in modo strumentale e tattico, ma strutturale e convinto, leale e cordiale, diventa sempre più urgente. E’ la relazione in atto nei diversi ambienti di vita! Affidiamoci alla Madonna: noi, le famiglie in apprensione per il lavoro, i giovani che sono sempre più scoraggiati. Affidiamo Genova al Cuore immacolato di Maria: Genova merita tutto il nostro amore, il nostro sacrificio, la nostra intelligenza. Ma innanzitutto la volontà ostinata di parlarci e di camminare insieme. La Madonna sa come fare!
Angelo Card. Bagnasco
Arcivescovo Metropolita di Genova