“Il giorno dei morti illumina”

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Omelia pronunciata in Cattedrale nella S. Messa per la commemorazione dei defunti
02-11-2017
Arcidiocesi di Genova
Commemorazione dei Fedeli Defunti, 2.11.2017
Cattedrale di San Lorenzo
OMELIA
“Il giorno dei morti illumina”
Carissimi Fratelli e Sorelle
1. Quanto è caro questo giorno nel quale il ricordo dei defunti quasi si risveglia, e diventano più vividi volti, parole e gestir Siamo afferrati dalla nostalgia di chi non vediamo più con gli occhi del corpo, ma anche da una grande dolcezza per chi ci ha amato ed abbiamo amato! La Liturgia della Chiesa ha strettamente unito questo giorno a ieri, solennità dei Santi, proprio per gettare la giusta luce sul mistero della morte e del tempo. La fede cristiana, infatti, ci dice che la morte non è la fine ma il principio. Dimenticare questa realtà, significa rinchiuderci nel modesto orizzonte del presente, ripiegarci sull’immediato: allora, le vicende non hanno più prospettiva, avrebbe valore solamente il successo. Ma la vita è fatta solo di successi, di piaceri, di efficienza? E le sconfitte, i limiti, le nostre inadeguatezze, i colpi degli anni, le infermità del tempo, la morte fisica? Quale senso e quale valore ha questo inevitabile bagaglio?
Cari Amici, tutto è preparazione e inizio! Di che cosa? Della vita eterna e di un mondo nuovo: “vidi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi”.
Gioie e dolori, fatiche e speranze hanno valore solo se vissute nell’amore e per amore di Dio. Ciò che dipende dalla nostra libertà e quanto accade contro la nostra volontà, hanno valore solo se li viviamo per amore di Dio. Solo così tutto va a costruire la nostra eternità, nulla viene disperso, resta per sempre. Quando, invece, si vive senza futuro, tutto si accorcia e si rimpicciolisce. Il ‘giorno dei morti ci rende vivi! Infatti siamo richiamati al nostro vero e definitivo destino, la vita del cielo.
2. Respiriamo una cultura che tenta in ogni modo di soffocare lo spirito; che vuole dimenticare l’anima e farci credere che l’uomo è un pezzo di natura che si è sviluppato un po’ di più! Insinua, e a volte apertamente afferma, che la differenza tra l’uomo e il resto del mondo in fondo non è una grande cosa. Ma abbiamo mai indugiato a guardare il volto di una persona? I volti nelle diverse età della vita? Hanno tutti una loro peculiare bellezza! Hanno un fascino legato alle diverse stagioni.
Contemplare i volti ci fa intravedere un mondo invisibile e straordinario, quello dei sentimenti, delle emozioni, dei valori, dei pensieri; guardare con discrezione e rispetto il volto dell’uomo, significa vedere la sua anima, coglierne un destino che va oltre i confini del corpo e del tempo, toccare la sua corsa verso il cielo.
Dobbiamo coltivare la fede: essa apre il tempo verso il “per sempre” di Dio. Cristo è la porta dell’eternità: questa porta si è protesa verso la terra e invita ogni uomo ad attraversarla per raggiungere il grembo del Padre. La vita presente è dunque tempo di preparazione da vivere con serietà e gioia nell’obbedienza alla Legge del Signore: la sua è legge di verità e d’amore, di libertà e di grazia.
Angelo Card. Bagnasco
Arcivescovo Metropolita di Genova