“Il dono straordinario del perdono”

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Omelia pronunciata nella Chiesa della Porziuncola ad Assisi nella S. Messa del "Perdono di Assisi"
02-08-2022

Porziuncola 2.08.2022

“Perdono di Assisi”

OMELIA

“Il dono straordinario del perdono”

Cari Confratelli nel Sacerdozio e nella vita consacrata

Cari Fratelli e Sorelle nel Signore

è una grande gioia partecipare al “Perdono di Assisi in questo cenacolo che poggia sulla piccola chiesa della Porziuncola: il candore e la luminosità della Basilica sembrano riflettere la luce degli angeli che, in una notte del 1216, hanno circondato il Signore Gesù e la Santa Vergine. Parlando a Francesco, Dio concesse la grazia del perdono con la completa purificazione alle anime che l’avessero chiesto con cuore contrito. Fu un evento di straordinaria misericordia dell’amore divino tramite il suo umile servo, evento che si rinnova ogni anno.

  1. La grazia del perdono

Il perdono – come sappiamo – è un iper-dono, cioè un dono straordinario da chiedere in ginocchio a Dio; un dono da invocare, per cui ringraziare, da custodire con la grazia dello Spirito. Ma l’uomo moderno sente ancora il bisogno di essere perdonato? Di essere salvato? E da che cosa? Oppure ha perso questa sensibilità, pensando di salvarsi con le proprie mani, di essere lui la misura del bene e del male?

Il secolarismo diffuso, da cui nessuno è immune e dal quale tutti dobbiamo guardarci poiché non c’è baluardo materiale che possa fermarlo, spinge l’uomo a vivere senza Dio: non predica la morte di Dio, ma una vita senza Dio. Il secolarismo tollera la fede, ma predica un Vangelo senza fede, umanitario e filantropico, e annuncia un orizzonte terrestre da godere oggi poiché il domani è incerto. In questa visione, non c’è posto per il perdono, per la grazia della rigenerazione dalle macerie del male morale. Tutto è riferito all’uomo, ai suoi impulsi, ai suoi bisogni da soddisfare, ai suoi desideri considerati diritti.

Cari Amici, da questa volontà di potenza tutti possiamo essere inquinati, abili come siamo a giustificare ogni scelta, inclini a mascherare con ragioni nobili anche cose riprovevoli come nei confronti della via, della famiglia e della società.  Il pensiero unico dice di volerci liberare da tabù religiosi, ma in realtà ci isola dagli altri, da noi stessi. Siamo così più deboli ed esposti al potere di pochi, che tirano i fili planetari per scopi di potere e di profitto.

A volte gli uomini non cercano di essere perdonati, ma discolpati, in un gioco di auto giustificazioni che non tendono alla verità che libera, ma alla discolpa che tranquillizza senza convertire, senza portare verso quell’altezza che non possiamo costruire con le nostre mani, ma solo raggiungere col cuore.

  1. L’esempio di Maria

Quali sono le ali della libertà che il perdono di Dio dischiude all’anima contrita? Quale vita irrompe, quale gioia nuova? Vengono in mente le severe parole di Nietzsche: “Migliori canzoni dovrebbero cantarmi, per insegnarmi a credere nel loro Salvatore; più redenti dovrebbero apparirmi i suoi discepoli” (Così parlò Zarathustra, parte seconda). Non dobbiamo dimenticare che il cristiano non è un brav’uomo, ma è un uomo redento! Egli è nel mondo ma appartiene ad un altro  mondo, quello di Cristo, per questo dev’essere segno della differenza cristiana; deve lasciar trasparire il volto di Gesù, deve portare agli uomini non le proprie idee, ma la Parola di Dio, non predicare le piccole soddisfazioni umane ma la gioia vera, quella eterna, il per sempre e il tutto di Dio. E’ questa la letizia del cuore e la pace dell’anima. Il credente è consapevole della propria miseria, ma confida nell’amore e nel perdono  del Dio fedele.

Non è forse questo l’esempio di Maria? Ella si affida al mistero grande, all’ ombrosa luce che l’avvolge e le chiede di abbandonarsi. Non è forse questa la vita del cristiano? Il magnificat della Vergine rilegge la tormentata storia dell’antico Israele riconoscendo il dito del Dio misericordioso e fedele, giusto e paziente. Ci vuole un occhio umile per riconoscere ovunque la presenza del Risorto, sapendo che l’altro nome dell’amore è sacrificio e umiltà: senza, non c’è amore ma ricerca di sé. L’umiltà non è conclamata, non è uno slogan, vive nella verità. Non è servizio esibito per affermare se stessi, la propria forza e bravura, ma è la vita spesa nelle piccole e nascoste cose quotidiane: queste non danno gloria ma fanno storia.

  1. “Eccomi, si faccia di me secondo la tua parola”

L’obbedienza di Maria è la misura della sua fede: ella si affida al mistero di Dio perché si fida di Dio, e questo le basta. Ritorna la voce di Gesù: “Voi siete miei amici se obbedite alle mie parole”. E’ questa la via regale della libertà, le ali che portano in alto per camminare sui monti e attraversare i mari dell’esistenza; è questa la porta del cielo. Dio non solo esiste, e la fede non è solo credere che Dio c’è, anche i demoni lo credono.  Egli ci ha anche rivelato il nostro destino e ci ha detto come raggiungerlo. Dio quindi non solo c’è, ma anche c’entra con noi: ci parla, ci dice chi siamo, ci indica la meta e come arrivarci: ci accompagna. Possiamo attenderci di più dal suo cuore di Padre? Per questo possiamo fidarci e affidarci alla sua parola, ai suoi comandamenti, ai suoi esempi: solo Lui è veramente affidabile perché ci ha creati e redenti a caro prezzo.

Nessuno riesce a volersi benne come Lui ci ama: a volte noi siamo addirittura i peggiori nemici di noi stessi. Anche la nostra coscienza morale, oggi tanto invocata, può essere  inquinata dal pensare e dall’agire comune, e quindi può ingannarci. Si sente dire che il Cristianesimo è la religione dei “no”, in realtà è la religione del grande “sì” all’ amore e alla bellezza. L’etica cattolica non è la morale del servo, ma del figlio: del figlio che è accompagnato dal Padre perché non sbagli la via della vita e del Paradiso.

Cari Fratelli e Sorelle, attraversare la piccola porta della Porziuncola e lasciarci rigenerare dalla divina misericordia, è fare un passo verso il Cielo, un passo che chiede i passi quotidiani dei nostri doveri, della nostra vocazione: passi di leggerezza anche quando costano sangue, passi lieti anche quando il cuore pesa, passi gravi ma con gli occhi rivolti verso l’alto, là dove siamo guardati con uno sguardo che è  presenza. Lasciamoci allora guardare da Cristo. Amen!

Card. Angelo Bagnasco

Arcivescovo emerito di Genova

 

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