«Il Card. Boetto va ricordato anche per la sua esemplarità religiosa e civica che tanto ha da insegnare alla nostra epoca»

Intervento a Palazzo Ducale per il Convegno a 80 anni dalla morte del Card. Pietro Boetto
03-02-2026

Il Cardinale Pietro Boetto, Arcivescovo di Genova

durante la Resistenza

80 anni dalla morte del Card. Pietro Boetto

Palazzo Ducale – 03/02/2026

Cari amici,

sono particolarmente lieto di salutarvi e ringraziarvi per la vostra presenza.

Saluto le autorità civili e militari, la comunità ebraica, i numerosi relatori che interverranno a questo nostro convegno e tutti voi qui presenti.

L’incontro di oggi è organizzato dall’Ufficio Cultura della nostra Arcidiocesi in stretta collaborazione con l’Istituto Ligure per la Storia della Resistenza e dell’Età contemporanea, che ringrazio particolarmente nella persona del suo Presidente dott. Giacomo Ronzitti.

Da questa collaborazione è nato anche l’evento commemorativo a Villa Migone, lo scorso giovedì 29 gennaio in occasione dell’80° anniversario della morte del Cardinale Boetto.

E continueremo nel mese di aprile con un convegno di studi organizzato dall’Istituto, sul tema “La Chiesa genovese, i cattolici e i sacerdoti nella Resistenza”.

E sempre in questo spirito di collaborazione e dialogo, lo scorso 3 novembre abbiamo inaugurato la targa “Il civico giusto”, che ora è posta sulla facciata del Palazzo Arcivescovile in ricordo del Cardinale Boetto e del suo segretario don Francesco Repetto per il loro impegno a favore degli Ebrei perseguitati.

Oggi faremo memoria dell’azione religiosa e civile del Cardinale in favore della nostra città negli anni più drammatici della Seconda Guerra Mondiale.

Le singole relazioni che ascolteremo ampliano il ventaglio di indagine, per posizionare la figura di Boetto all’interno delle complesse vicende del periodo e conoscerne più profondamente la personalità.

L’intento è di andare oltre il semplice ricordo celebrativo: Pietro Boetto non è solo una figura storicamente significativa, ma va ricordato anche per la sua esemplarità religiosa e civica che permane e che tanto ha da insegnare alla nostra epoca.

Se come ebbe a dire Papa Francesco già nel 2014, “stiamo vivendo una guerra mondiale a pezzi”, il coraggio, la determinazione, l’umiltà, la paziente saggezza di quest’uomo nel secondo conflitto mondiale hanno ancora molto da insegnarci.

La conclusione dei nostri lavori di oggi è affidata ad una tavola rotonda che ci porterà a considerare quale eredità ha lasciato Boetto alla Chiesa genovese e più in generale a tutta la Chiesa.

Come ricorderemo, in occasione del conferimento della cittadinanza onoraria da parte del Comune di Genova l’8 dicembre 1945 Pietro Boetto venne acclamato “Defensor civitatis”. Voglio allora ricordare quanto egli stesso ebbe a dire in quell’occasione: «Il mio pensiero non è stato quello di mandare via i nemici: a questo pensavano le forze della Liberazione. Io pensai solo a fare tutto il possibile per salvare Genova dalla rovina».

È una affermazione che può apparire minimalistica, figlia della sua modestia, ma che riporta all’essenziale del suo ruolo e di quello della Chiesa genovese: “salvare dalla rovina” e dalla distruzione.

Come non ritrovare in essa l’eco della voce di Papa Leone XIV che per i nostri giorni invoca “una pace disarmata e disarmante”?

 

 

 

 

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