Giornata della Solidarietà 2019

Omelia pronunciata in Cattedrale sabato 6 aprile 2019 in occasione della celebrazione della Giornata della Solidarietà
08-04-2019
ARCIDIOCESI DI GENOVA
Omelia per la Giornata della Solidarietà
Cattedrale, sabato 6 aprile 2019
 
Cari Fratelli e Sorelle nel Signore,
La Giornata della Solidarietà ci riunisce quest’anno in modo nuovo: nella Cattedrale – cuore visibile della Diocesi – siamo venuti attorno al medesimo altare per celebrare, insieme al Vescovo, la divina Eucarestia, sorgente della Chiesa e della vita cristiana. Senza l’Eucaristia – presenza reale di Gesù, memoriale del sacrificio della nostra salvezza – il mondo sarebbe senza luce e la nostra esistenza senza direzione. Anche la generosità che possiamo spremere dai nostri cuori sarebbe poca cosa di fronte al tempo che passa, alle esigenze che crescono, alle circostanze sempre più grandi delle nostre forze. Senza Dio, tutto sembra uno sforzo impossibile e inutile, perché sempre troppo poco per risolvere alla radice povertà, bisogni sia di ordine materiale e psicologico, che di tipo spirituale e morale.
Ringrazio tutti voi, cari volontari del bene, portatori d’acqua per la sete sconfinata dell’umano, generosi operai della carità. Voi rendete visibile il cuore della Chiesa: esso è il cuore stesso di Cristo, il Figlio di Dio benedetto, il principio eterno della vita, il nostro destino, il compagno del nostro andare, il sostegno dei nostri passi, l’olio delle nostre ferite e il vino della speranza. La carità è dono e compito di ogni battezzato, il filo d’oro della vita cristiana, ma voi ne siete una epifania speciale, organizzata come le circostanze complesse odierne esigono. Ma siete anche uno stimolo discreto affinché la bandiera alta dell’amore operoso non abbia ad arrendersi di fronte a nessuna difficoltà.
 
Voi sapete, infatti, che anche l’amore ha le sue prove, non ce lo possiamo nascondere. Amare è meraviglioso, ma è cosa seria, che richiede coraggio, disciplina interiore, forza, umiltà, perseveranza, davanti alle inevitabili stanchezze, al senso di impotenza, alle delusioni da parte di chi dovrebbe corrispondere, alle situazioni inestricabili, a ricorrenze che sembrano programmate, addirittura a furbizie che mettono a prova pazienza e fiducia.
Per tutto questo, ed altro ancora, vi ringrazio e vi incoraggio a sperare ostinatamente, a sperare contro ogni speranza quando i desideri non sempre fioriscono come il nostro cuore e il nostro impegno desiderano.
Come alimentare la fiamma della carità evangelica? Di quell’amore che si esprime in modo sommo sulla croce di Cristo, nella sua mansuetudine di agnello senza macchia, nel perdono all’adultera che il Vangelo odierno riporta e che conclude con le sconfinate parole: “Neanche io ti condanno; va’ in pace e d’ora in poi non peccare più”? Come possiamo noi, piccoli fratelli di Cristo?
Solamente guardando a Lui! Può mai uno sguardo sostenerci nella via dell’amore? Sì, se lo sguardo incrocia il volto di Dio: lo troviamo nei volti di coloro che incontriamo in famiglia, per la strada, nelle comunità cristiane, nella società civile; lo incontriamo nei poveri, nei bisognosi, in coloro che cercano il pane, la casa, una terra di pace, la giustizia vera, l’asilo; in coloro che cercano il calore del perdono, la luce nel dubbio, una ragione alta per vivere e per morire, per ritrovare fiducia in se stessi, per avere speranza, e conoscere il senso bello della vita terrena che ci prepara al Cielo. Sì, cari Amici, non dimenticare: il mondo ha bisogno del pane, ma non c’è pane che sazi senza Dio che riempie il cuore.
 
Sì. Guardate al Signore, sostate davanti alla sua presenza invisibile ma più reale di ogni realtà sensibile. Ascoltate la sua parola di vita di luce, lasciare scaldi il vostro cuore perché chi vi avvicina non trovi degli esperti della carità ma non la fiamma dell’amore di Dio. Lasciatevi amare da Gesù nella dolcezza del Vangelo, nell’incontro eucaristico che ogni domenica vi invita con un appuntamento, dimenticare il quale è intristire. La carità – voi lo sapete – non è rispondere ai bisogni che incontriamo, ma è la risposta a Colui che ci ama per primo fino alla morte, e che – amandoci – ci insegna ad amare Lui e il prossimo con il suo amore. Lontani da questa fonte, porteremo ai poveri solo noi stessi, il nostro cuore: ciò è bello ma l’uomo ha bisogno soprattutto del cuore di Cristo anche quando non lo sa o crede di non averne bisogno. La luce di Dio è nel fondo di ogni cuore, è una piccola fiamma che Lui stesso ha disposto perché nessuno possa dimenticare la sua origine di amore e la sua compagnia di salvezza. Per questo, insieme all’aiuto materiale, non possiamo perdere di vista il risveglio discreto e convinto di quella piccola luce che abita ognuno e che non può spegnersi mai.
La Diocesi di Genova ha una grande tradizione di carità cristiana, ne siamo consapevoli e grati a Dio e al fiume di volontari che – nelle diverse e molteplici organizzazioni – si sono passati il testimone e che hanno interpretato con intelligenza d’amore i cambiamenti creando iniziative e reti: le mense, le forme di recupero, l’accoglienza dei senza dimora, l’attenzione alle famiglie, alle donne e ai bambini, i viveri e le necessità della casa, l’accompagnamento per uscire da trappole mortali, i centri di ascolto diffusi nei 27 Vicariati, l’accoglienza e l’integrazione degli immigrati… e quante altre forme nella inesauribile dell’amore. Le risorse dell’otto per mille sono una benedizione, ma la generosità costante di tutti va a raddoppiare i mezzi – in realtà mai adeguati –per far fronte meglio possibile alle innumerevoli necessità che – una società che sembrerebbe in crescita –vede crescere altresì disagi e bisogni primari come il lavoro e le lettime esigenze delle famiglie.
Card. Angelo Bagnasco 
Arcivescovo di Genova