“Gesù è la volontà di Dio”

Omelia pronunciata mercoledì 25 dicembre 2019 in Cattedrale per la solennità del S. Natale
25-12-2019

Arcidiocesi di Genova

Santo Natale 2019

OMELIA del giorno

Gesù è la volontà di Dio

Cari Fratelli e Sorelle

 

“Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito (…) lo ha rivelato”.

Sono le parole del Vangelo di Giovanni: parole chiare, inequivocabili, parole che indicano la strada della vita. Solo Dio è la vita e crea la vita. Per questo, solo Dio è il senso e la meta della nostra esistenza e di quella del mondo. Noi ci illudiamo di creare il senso di noi stessi e della storia: l’uomo moderno crede di poter fare senza Dio e di costruirsi da solo a suo piacimento, e la cultura diffusa spinge a vivere come se Dio non ci fosse: credi pure in Dio – sembra dire – ma  vivi senza di Lui, solo con te stesso, le tue opinioni e desideri, i tuoi gusti e progetti, non secondo verità ma secondo il piacere. Nonostante tutto, però, oltre le apparenze esiste un popolo di semplici – non certo di sprovveduti – che vive guardando il Signore e cercando la sua volontà.

 

Ma dov’è la volontà di Dio, come conoscerla? “Dio, nessuno lo ha mai visto (…) ma il Figlio unigenito lo ha rivelato” Ecco dove troviamo la volontà che ci orienta e ci salva: l’uomo trova se stesso non senza Dio ma con Lui, si scopre non guardandosi come Narciso, ma guardando il volto di Gesù.  “Il Verbo si è fatto carne e venne ad abitare in mezzo a noi”: la Parola eterna, il Pensiero di Dio si è fatto visibile nella carne e ci ha parlato: per questo il Vangelo dev’essere pane quotidiano: per conoscere, nelle parole e nelle opere di Cristo, la volontà di Dio, la via della gioia e del bene. Cari Amici, ci nutriamo del Vangelo? Non esiste altro modo per formare la nostra coscienza alla verità e al bene, alla bellezza e alla gioia.

 

Il Vangelo continua: “Veniva nel mondo la luce vera (..) eppure il mondo non l’ha riconosciuta”. Il termine che usa Giovanni può essere tradotto anche così: “il mondo non l’ha vinta”. Le parole si completano: il “non riconoscimento” esprime una diversità dal pensare mondano, e il “non vincere” esprime un confronto serrato e un’opposizione. Non è forse questa la storia del Vangelo, del cristianesimo, dei martiri e dei santi, di tanta gente che vive la buona battaglia della fede? Se la fede non scomoda la mentalità del mondo non serve a niente, lo tradisce perché non immette quella novità irriducibile che è Cristo Salvatore. Un cristianesimo che non pone un giudizio sulle cose è svuotato e inutile: la fede non è un insieme di buoni sentimenti, né un galateo del vivere insieme onde evitare ogni confronto. Gesù – la Verità che salva amorevolmente – non ha fatto così, tanto che da Betlemme è finito a Gerusalemme sul Calvario, croce e gloria.

 

 

Cari Amici, auguriamoci di riconoscere la Luce di Betlemme che è Luce del mondo; auguriamoci che la nostra fede sia robusta non sentimentale, che la testimonianza – pur consapevoli di limiti e colpe – sia annuncio per tutti. Auguriamoci che la grotta del presepe sia come il campo dove è nascosto il tesoro e la perla preziosa di cui parla il Vangelo. Solo se la grazia della fede è viva e bella come il tesoro del campo potrà riempirci di gioia, e diventare fascino attraente anche per gli uomini del nostro tempo, essere per tutti fiducia e speranza.

 

                                                                                        Angelo Card. Bagnasco

                                                                              Arcivescovo Metropolita di Genova