Festa dei Patroni della Diocesi di Città di Castello, i Santi Florido, Amanzio, Donnino

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Omelia pronunciata nella Cattedrale di Città di Castello per la festa patronale
13-11-2018
Cari Fratelli nell’Episcopato, nel Sacerdozio e nel Diaconato Autorità
Cari Fratelli e Sorelle nel Signore
È motivo di gioia partecipare alla festa dei Patroni della Diocesi di Città di Castello, i Santi Florido, Amanzio, Donnino: un vescovo, un sacerdote e un laico. Sta qui un primo messaggio sul quale avrete tante volte meditato: la santità non è una vocazione per alcuni, ma una chiamata per tutti a cominciare dal battesimo ricevuto; non esiste condizione di vita a cui sia preclusa la santità, poiché l’unica luce – Dio – si riflette in innumerevoli modi. Ringrazio di cuore il Pastore di questa Chiesa, S.E. Mons. Domenico Cancian, che mi ha fraternamente invitato per prendere parte a questa festa di famiglia: con Lui, il Clero e l’intera Comunità, prego, e per voi prego nella comunione delle nostre Chiese Sorelle e dell’unica Chiesa di Cristo.
Le letture della Liturgia ci parlano del buon Pastore e dei pastori; siamo dunque noi, ministri di Dio, i primi a essere interpellati nella nostra vocazione e missione. Vorrei dire una parola di stima e gratitudine ai sacerdoti: essi sanno che – come scrive il Vescovo nella Lettera Pastorale – il Signore non ci ha chiamati non a spendere qualcosa della nostra vita ma la vita, non frammenti del nostro tempo ma ogni attimo per la salvezza delle anime che, come ricorda l’ultimo Concilio – è lo scopo della Chiesa. I nostri limiti e le fragilità umane non possono oscurare il grande bene che essi sono non solamente per la comunità cristiana ma per tutti. I piccoli numeri delle vocazioni non devono scoraggiare, ma piuttosto devono essere motivo di maggiore fede nell’azione di Gesù, e di rinnovata corresponsabilità- pastori e laici – nella vita e nella missione della Chiesa. E’l’ora di una grande purificazione spirituale e pastorale di tutti, alla luce dei ministeri e dei carismi che lo Spirito continua a suscitare. Quanto più avanzerà la comunione ecclesiale, tanto più la luce di Cristo risplenderà sul volto della Chiesa (cfr Lettera Pastorale). Non c’è posto per la sfiducia se ascoltiamo le parole del Signore: “Io sono con voi tutti i giorni”. E’ in questione la nostra fede!
Ma se le Letture riguardano innanzitutto noi Pastori, altresì parlano a tutti. Come e perché? Se essere pastori significa aiutare gli altri a trovare Dio, ad ascoltare le attese più vere, a riconoscere che solo Dio corrisponde allo sconfinato desiderio di felicità che dimora nell’uomo, ad aprire il cuore a Lui, a: lasciarsi amare… ebbene tutto questo è proprio anche della vocazione di ogni battezzato. Nessuno, infatti, che è toccato dalla grazia, che ha trovato il tesoro prezioso, non può trattenere nulla per sé, può solo condividere la gioia: ciò significa aiutare gli altri a cercare, a scoprire, ad aprire l’anima, ad accogliere la libertà di Gesù, il giogo del suo amore.
È vero che la responsabilità pastorale dei Pastori ha una sua forma specifica, ma è anche vero che l’aiutare il mondo ad aprirsi a Dio è proprio di ogni battezzato nel suo stato di vita. Però, perché ciò accada, dobbiamo lasciarci amare da Dio e lasciarci condurre dal grande Pastore che è Gesù. Senza questo, programmi, riforme, organismi, sarebbero vani. Infatti, per aiutare il mondo ad ascoltare la voce di Dio, dobbiamo noi essere ascoltatori di Lui; per aiutare a scoprire la libertà di Dio dobbiamo noi essere liberi secondo il Vangelo; per aiutare ad amare Dio dobbiamo noi amarlo con tutto il cuore, anzi dobbiamo lasciarci amare da Lui, arrenderci e consegnarci al suo amore nell’obbedienza alla sua volontà come Cristo. Solo così il nostro amore per gli altri, il nostro servizio, ogni ministero e carisma, sarà un servire senza servirsi, riflesso di un Amore più grande.
Il mondo non ha bisogno di noi, ha bisogno di Dio; la sorgente d’acqua viva è Lui, noi siamo solo portatori di piccole anfore, di cui il Signore si degna di servirsi. Siamo portatori d’acqua nei deserti della vita, ma l’acqua è di Gesù, e nessuno deve inquinarla in alcun modo: idee nostre, diatribe, opinioni, gusti personali- A quest’acqua cristallina dobbiamo abbeverarci ogni giorno, così come per aiutare a trovare la strada di Cristo, dobbiamo percorrerla noi, nonostante fatiche e cadute.
Tenendo presente, però, una regola d’oro, una condizione necessaria tanto più oggi: non possiamo essere cristiani da soli! Ognuno – pastori e laici – ha un dono speciale di natura, di grazia e di vocazione: ma da solo nessun dono basta. L’ostinato desiderio di stare insieme, di camminare insieme, di portare gli uni i pesi degli altri, di rinunciare di fare due passi in avanti da solo pur di fame uno insieme, a costo di rallentare un poco o di allungare il proprio…questa continua tensione all’unità è il segno che abbiamo fatto posto a Gesù, che ci lasciamo guidare da Lui, e che la comunità cristiana risponde al mondo moderno. Il mondo, infatti, ha disperato bisogno di non sentirsi solo, di vedere che camminare con gli altri, senza pregiudizi e barriere, non solo è possibile, ma è anche più bello, che è la nostra casa qui in terra, anticipo della patria eterna in cielo.
Cari Amici, grazie per la testimonianza della vostra fede, della devozione ai vostri Santi, della comunione con il Vescovo, dell’amore alla Chiesa. La Santa Vergine, che nel grande affresco della cupola di questa splendida cattedrale è raffigurata accanto al Figlio di fronte al Padre sotto la luce dello Spirito, ci guarda. Come conclude la Lettera Pastorale: “A Lei ci affidiamo perché ci accompagni con la sua materna protezione. Ci ricordi la promessa di Gesù nella quale è sicuramente coinvolta anche Lei come nostra Madre: ‘Non abbiate paura, piccolo gregge. Anch’io, insieme a Gesù, sono con voi tutti i giorni fino alla gioia della comunione piena e definitiva’”. Amen!
Angelo Card. Bagnasco
Arcivescovo Metropolita di Genova