E uscito, pianse amaramente

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Omelia della celebrazione liturgica del Venerdì Santo
29-03-2013
Genova, Cattedrale di San Lorenzo,
29 marzo 2013
Cari Fratelli e Sorelle

Nell’Anno della Fede, ci poniamo alla scuola di Pietro che Gesù ha preso per mano al fine di condurlo pazientemente sulla via della fede. Anche ieri, nel cenacolo, abbiamo visto la sua riluttanza a credere, ad arrendersi al Maestro che gli vuole lavare i piedi. Oggi arriviamo al culmine di questo difficile cammino: il tradimento. Il Vangelo ne parla in modo crudo e netto, senza nascondere o addolcire nulla: Pietro ha tradito il Signore per tre volte di fila. Il fatto si pone come la drammatica conseguenza di una zona d’ombra nella fede dell’Apostolo: nella sua dedizione sincera al Maestro, nel suo affetto per lui, gli aveva dato spesso dei consigli, gli aveva assicurato di difenderlo fino alla morte. Anche nel cenacolo, il rifiuto di essere lavato era un voler imporsi a Gesù, era un modo per dirgli che doveva fare diversamente. In tutto questo Pietro non era bugiardo, ma assolutamente sincero, le sue intenzioni erano buone. Solo che non aveva ancora compreso che cosa è la fede che ci pone in rapporto con Dio.
Quando lo capirà? Quando giungerà finalmente alla luce della fede? Nel Vangelo di Luca leggiamo: “Allora il Signore si voltò e fissò lo sguardo su Pietro, e Pietro si ricordò della parola che il Signore gli aveva detto: ‘Prima che il gallo canti, oggi mi rinnegherai tre volte’. E uscito fuori pianse amaramente” (Lc 22, 61-62). Ecco quando viene alla luce: nel cuore di quella tragica notte, Pietro finalmente viene alla luce della fede vera. Finalmente comprende ciò che i suoi occhi avevano sempre deformato: credere in Gesù non è fare qualcosa per Lui, ma lasciarsi fare da Lui. E’ deporre le armi delle nostre presunzioni, delle categorie del mondo che inquinano continuamente il nostro modo di pensare e di agire. Deporre gioiosamente le armi e arrendersi a Dio, al suo amore, alla sua grazia. Non è imporre i nostri schemi al Signore, dargli dei consigli, ma consegnarsi a Lui perché ci vuol bene e conosce il nostro bene meglio di noi. E’ fidarsi di Lui anche quando le cose non vanno come ci sembra che dovrebbero andare; anche quando secondo noi il nostro bene sta dalla parte opposta a quella dove Lui ci conduce. Pietro all’improvviso apre gli occhi, e il suo pianto assomiglia ai vagiti di un bimbo che nasce. Non deve darsi da fare per Gesù, deve lasciarsi fare da Gesù, lasciarsi condurre dove Lui sa.
Chiediamo, cari Amici, nell’adorazione della Santa Croce, di arrenderci a Gesù, di lasciarci prendere da quelle braccia aperte sul cielo e sulla terra, di farci condurre come Pietro dove Dio vuole. Forse, come per Pietro, sgorgheranno le lacrime segrete della gioia e della pace.

Angelo Card. Bagnasco