Un saluto a tutti voi. Grazie, Signor Ministro, grazie a tutte le autorità civili e militari presenti e, in modo speciale, all’Associazione Nazionale Alpini.
Davvero grazie per la vostra presenza.
La Chiesa di Genova vi accoglie con grande gioia e gratitudine. Sono davvero contento che abbiate scelto Genova per questa vostra 97ª Adunata Nazionale. È bello ritrovarci insieme attorno allo slogan scelto per questa edizione: “Alpini, faro per il futuro”.
Il faro non abbaglia: fa luce, indica la direzione giusta. Ed è davvero significativo ricordarlo oggi, in questa Eucaristia, che è rendimento di grazie. È occasione per affidare al Signore gli Alpini, ricordare i caduti, pregare per la pace, ma soprattutto per rinnovare i valori della fraternità, della dedizione al bene comune, della solidarietà e dell’impegno concreto verso il prossimo.
Gli Alpini continuano a custodire questi valori e a trasmetterli. Grazie di cuore, perché è proprio questo il faro di cui abbiamo bisogno: uomini e donne che vivano davvero la fraternità, il bene comune e la solidarietà.
Con grande gioia la nostra Chiesa vi ha accolto, mettendo a disposizione ciò che può e, soprattutto, questa celebrazione nella nostra bellissima Cattedrale, occasione preziosa per dire grazie al Signore.
Abbiamo ascoltato nella prima lettura parole molto belle, che ci richiamano alla speranza. Lo slogan parla di futuro e quindi parla anche di speranza. A volte la speranza viene intesa come un semplice “speriamo che vada bene”. Ma, per un cristiano, la speranza ha un significato molto più profondo: è la certezza, una certezza granitica, che il Signore cammina con noi.
Questa è la speranza cristiana: sapere che il Signore è accanto a noi anche in tempi difficili e complessi. Gesù ci ha assicurato che sarà con noi fino alla fine dei tempi. Questa è la nostra certezza.
Il Signore è qui con noi e ci chiede di riconoscerlo. Certo, servono occhi particolari, quasi degli “occhiali” speciali, che sono quelli della Parola di Dio. Ecco allora il futuro che incontra la speranza cristiana: una certezza che ci rende uomini e donne capaci di donare speranza agli altri.
Quanto è importante, nel nostro mondo, incontrare qualcuno che sappia indicare il futuro con fiducia e serenità.
San Pietro, nella prima lettura, ci offre anche indicazioni molto concrete: “Siate pronti a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi”. Ma aggiunge tre atteggiamenti fondamentali: farlo con dolcezza, rispetto e retta coscienza.
Tre parole che oggi sembrano quasi andare controcorrente rispetto allo stile dominante: dolcezza, rispetto, retta coscienza. Eppure è questa la testimonianza di cui il mondo ha bisogno. Noi non vogliamo le polarizzazioni; non ci interessano. Ci interessa essere uomini e donne di rispetto, di dolcezza e di coscienza retta. Questo vogliamo offrire al nostro tempo.
Mi ha colpito molto la figura del Beato don Secondo Pollo, cappellano degli Alpini e medaglia d’argento al valor militare. Confesso la mia ignoranza: non conoscevo bene la sua storia. Ho letto però una testimonianza davvero luminosa. Durante la Seconda Guerra Mondiale, in Albania, per soccorrere un commilitone ferito uscì allo scoperto e venne colpito mortalmente.
È un’immagine straordinaria dei valori alpini: un sacerdote che dona la vita senza esitazione per aiutare un altro uomo. Credo che questa figura interpreti in modo eloquente ciò che oggi ci insegna la Parola di Dio.
Il Vangelo parla di amore. Oggi si parla tanto di amore, ma Gesù ci ricorda che vivere i suoi comandamenti non è soltanto questione di volontà o di impegno: è questione di amore.
E viene spontaneo pensare anche alle nostre mamme, alla vigilia della loro festa. Le nostre mamme non avevano bisogno di comandamenti per starci vicino: era l’amore a muoverle, a spingerle a prendersi cura di noi.
Ecco allora la grazia che oggi chiedo al Signore per tutti voi, e in particolare per i fratelli e le sorelle dell’Associazione Nazionale Alpini: continuare con certezza questo cammino, testimoniando la bellezza dei vostri valori e anche la bellezza della nostra fede.
È bello essere cristiani. Vale la pena esserlo. Siamo contenti di esserlo. Qualcuno potrebbe dire: “Ma oggi non si converte più nessuno”. Cominciamo allora da noi stessi, dalla nostra gioia. La gioia di aver incontrato Gesù, di aver incontrato la Chiesa, di aver incontrato la comunità cristiana.
Questo è il grande dono che possiamo offrire al mondo di oggi. Ringraziamo il Signore per il dono della fede e chiediamogli, anche attraverso l’intercessione del Beato don Secondo Pollo, la grazia di essere sempre più testimoni della bellezza della nostra fede.
