Discorso alla conclusione della Processione del Corpus Domini

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Genova, Sagrato di San Lorenzo, 1 giugno 2013
01-06-2013

Cari Fratelli e SorelleCari Fratelli e Sorelle

l’Anno della fede ci invita a rimettere Dio al primo posto nella nostra vita. Al termine della processione eucaristica, rinnoveremo il dono della fede:è la nostra fede, è la fede della Chiesa nella quale siamo stati battezzati. Quale grande grazia! Con la fede, tutto cambia: essa non ci mette al riparo dalle prove, non è un’assicurazione, ma – molto di più – dà significato ai nostri giorni di sole o di nuvole, tempestosi o calmi. Questo è possibile perché ci rivela che nessuno è solo e che ognuno è importante davanti a Dio; ci garantisce che il Signore à con noi, sta dalla nostra parte, dalla parte della bontà, della debolezza, degli umili. Gesù offre a tutti il suo amore che salva, ma bisogna che ciascuno si apra a Lui, che voglia accoglierLo nel suo cuore con umiltà. Se siamo chiusi nelle nostre presunzioni, Lui resta fuori ma non si allontana: si ferma paziente fuori dalla nostra porta ed aspetta fiducioso che prima o dopo Gli apriamo. Ecco che cosa vogliamo fare questa sera: riaffermare con gioia questa fede che libera la vita dal grigiore e ci dice che tutto di noi è caro a Dio.
Gesù, realmente presente nell’Eucaristia, è per tutti: e vuole che camminiamo insieme, che viviamo insieme. Ecco la Chiesa, il suo corpo, il suo popolo. Come non pensare al miracolo dei pani e dei pesci? Una grande folla segue il Signore, rapita dalle sue parole di misericordia e di speranza; ma – al calar della sera – il bisogno del cibo e dell’alloggio si impone. Congedare quella moltitudine sarebbe stato come lavarsene le mani; e Gesù provoca i discepoli a dare loro stessi il necessario. Non si può chiudere gli occhi su tanta fame che affligge il mondo lontano e vicino, fame dei copri e fame delle anime. IL Maestro indica la strada maestra: la fiducia in Lui e la nostra generosità, la fede e il nostro coinvolgimento. Egli si è dato a noi come cibo sull’altare della croce, e l’Eucaristia perpetua il dono della croce, il regalo della sua vita offerta per amore. E indica ai suoi discepoli, a noi, la medesima strada. Ogni altra via – senza questa – è incompleta e si distorce. Gli Apostoli spalancano gli occhi smarriti dalla parola di Gesù: dare da mangiare ad una folla innumerevole, portare ai suoi piedi pochi pani e pochi pesci! E’ tutto così assurdo, incredibile: ma si fidano e obbediscono. E il miracolo accade. Quando portiamo a Gesù la povertà che siamo, le poche cose che abbiamo, e le deponiamo nel cesto della fede, allora tutto può accadere, perché è Dio stesso che si mette all’opera: moltiplica la nostra solidarietà, la carità fatta di tante piccole gocce, diventa un mare.
Il Mistero della divina Eucaristia ci fa percorrere questa strada, quella dei discepoli che, seguendo Gesù, imparano a farsi servizio e dono, a mettere se stessi a disposizione di Dio e dei fratelli. Così, nella fede e nella condivisione, tutto si moltiplica. Specie in questi momenti – anche della nostra Città – la moltitudine che chiede pane, lavoro, speranza aumenta. Che cosa possiamo fare noi? Siamo così piccoli! Ma il Signore ci invita a seguirLo e fare come i discepoli: fidarci di lui, stringerci di più a Lui e tra noi, moltiplicare la nostra solidarietà, sapendo – per fede – che tutto può essere trasformato dalla forza del suo amore.

Angelo Card. Bagnasco