Credo la risurrezione della carne e la vita eterna

Commemorazione di tutti i fedeli defunti
02-11-2012
Genova, Cattedrale di San Lorenzo,
2 novembre 2012
Cari Fratelli e Sorelle nel Signore
Celebriamo il giorno dei Defunti nel cuore dell’Anno della Fede: è un anno di grazia e non lo dobbiamo sprecare vivendolo con distrazione e superficialità. Possiamo dire – ricordando la voce dei 262 Padri Sinodali provenienti da tutta la terra – che il terreno di base per vivere l’Anno con frutto è la meditazione della Parola di Dio e la catechesi, la confessione e la Santa Eucaristia. E’ questa la terra buona dove la fede può essere nutrita e portare frutto. Prima di fare qualche breve considerazione, vorrei con voi ringraziare il Signore per il grande dono della fede. Forse dovremmo farlo tutti di più! Purtroppo ci abituiamo alle cose, anche le più belle e importanti, e non vi diamo più peso così come fanno i bambini capricciosi; oltre a non essere giusto, è dannoso. La fede, infatti, ci salva: chi sente oggi la necessità di essere salvato? Forse desideriamo essere liberati da una malattia, dall’ indigenza, dal rischio di perdere il lavoro o un affetto: tutte cose giuste e buone, ma la fede va più in profondità. Ci salva da che cosa? Prima di tutto ci salva dall’insignificanza nostra e dell’universo: ha uno scopo il nostro essere nel mondo? E poi, ci salva dall’indegnità morale che più o meno ci contamina tutti; quell’indegnità che rende più difficile guardare noi stessi e accettarci con serenità. Infine, la fede ci salva dalla prospettiva che la morte coincida con il nostro annientamento, prospettiva che già ora renderebbe vani i nostri atti perché, se viviamo per andare a finire nel niente, viviamo già adesso per niente! Sentiamo noi veramente il bisogno di essere salvati?
In questo orizzonte, la commemorazione dei Defunti ci invita a riflettere su due verità che il Credo apostolico esprime in modo incisivo: credo la risurrezione della carne e la vita eterna. E’ da notare che la vita eterna è l’ultima affermazione del credo; infatti deriva dalle altre, e per certi aspetti le compendia. Essa è la meta di un lungo e tormentato cammino che inizia con la creazione, prosegue con la redenzione di Gesù, continua nella vita della Chiesa, e si compie nella vita eterna che è la comunione beata con la Trinità Santa. L’anima immortale, varcata la porta del tempo, subito si presenta al cospetto dell’Altissimo, come racconta il Vangelo, per rendere conto della sua vita che si vede nella verità e nell’amore di Dio, e sperando di sentire le parole di Cristo: “Vieni, servo buono e fedele, entra nella casa del tuo signore”! Ma questa non è ancora la pienezza della vita eterna in cui la fede della Chiesa crede. Infatti, nel credo, prima confessiamo la risurrezione della carne. Sì, il nostro corpo mortale non è un accessorio dell’anima, ma qualcosa di suo proprio: insieme hanno vissuto, insieme hanno scelto e operato il bene o il male. Insieme devono vivere la vita eterna, quando – alla fine del mondo – i corpi risorgeranno come è risorto il corpo del Signore. E’ allora che sarà il cielo nuovo e la terra nuova di cui parla l’Apocalisse, cioè una realtà che non possiamo immaginare ma solamente credere: credere non perché evidente all’ intelligenza, ma perché Dio stesso lo dice, e questo basta. La novità del Regno, che Gesù è venuto ad annunciare ed ha iniziato, risplenderà e “non vi sarà più notte/ e non avranno più bisogno di luce di lampada/ né di luce di sole/ perché il Signore Dio li illuminerà/ e regneranno nei secoli dei secoli” (Ap 22, 5).
Cari Fratelli e Sorelle, non ci sarebbe vita eterna se l’anima non fosse immortale e il corpo non risorgesse. Crediamo all’esistenza dell’anima? vi pensiamo? dedichiamo a lei l’attenzione e la cura necessarie? Oppure viviamo appiattiti sull’immediato presente, senza prospettiva eterna, succubi di una mentalità materialista che ci spinge a consumare cose, affetti, persone, tempo? Basta guardare il miracolo del volto con le sue molteplici espressioni, e della parola con le sue sfumature: rivelano un mondo interiore che ci affascina, fatto di pensieri, di emozioni, di sentimenti, di ideali, di forza misteriosa che non è quella del corpo. Un mondo che non può essere ridotto a qualche reazione chimica. Un mondo che è di un ordine diverso da quello materiale, e che l’intuizione ci fa certi che non potrà mai essere annientato, finire nel nulla. E’ lo splendore evidente dell’anima. Curiamo la vita spirituale, cari Amici, dedichiamoci tempo ed energie: gli impegni della vita sono molti e pressanti, è vero, ma trascurare la vita interiore riduce anche la nostra capacità di vivere il presente. I defunti ci raccomandano anche questo: prenderci più cura del nostro spirito immortale come preludio della risurrezione del corpo per la vita eterna con Dio.
Angelo Card. Bagnasco