Come una goccia d’acqua

Omelia tenuta presso la parrocchia di San Giovanni Bosco e San Gaetano a Sampierdarena in occasione della dedicazione dell'altare
01-11-2014
 Arcidiocesi di Genova
Sabato 1.11.2014   Solennità di Tutti i Santi
Parrocchia di San Giovanni Bosco e di san Gaetano
Consacrazione del nuovo altare
 
OMELIA
‘Come una goccia d’acqua’
 
Cari Confratelli nel Sacerdozio
Cari Fratelli e Sorelle nel Signore
1.         questa chiesa rinnovata è il cuore della comunità cristiana e del vasto complesso salesiano che ha al centro l’educazione dei ragazzi e dei giovani. Al cuore della chiesa sta l’altare, luogo della celebrazione eucaristica e – grazie al tabernacolo – dimora del Dio-con-noi nel suo sacramento.
Oggi, con la consacrazione dell’altare, la Parrocchia di Don Bosco e San Gaetano converge al centro vivo della sua vita: ogni attività, infatti, deve partire dall’altare e tutto deve ritornare all’altare. Che cosa faremmo senza Gesù che ispira e sostiene? E cosa sarebbe delle nostre opere senza che tutto sia purificato e fecondato da Lui? Sì, vogliamo pensare che oggi tutta la comunità cristiana sia qui almeno spiritualmente per pregare con noi: e se qualcuno non c’è, se fosse distratto da altre cose, forse indifferente o addirittura contrario, ebbene noi lo abbracceremo con maggiore affetto e per lui pregheremo perché sia raggiunto da Cristo, perché in qualche modo senta  che la Chiesa gli vuol bene e l’attende. Non solo attende, ma – come un pellegrino che attraversa i secoli – sosta e si rinfranca all’altare per uscire sulle strade, e così incontrare le voci degli uomini di questo complesso quartiere, ascolta i loro cuori e dire le parole del Vangelo, dispensare il perdono e l’amore di Dio. Che cosa faremmo senza di Te, Pane di vita eterna, farmaco d’immortalità, forza per le nostra debolezza, speranza per le nostre angosce, luce nell’oscurità, destino del nostro terreno peregrinare? Che cosa faremmo senza di Te, Salvatore ed Amico affidabile?
2.         Consacrare significa dedicare qualcosa in modo esclusivo a Dio e – nello stesso tempo – vuol dire legare la sua presenza a qualcosa. Fra Cristo e il suo altare si crea dunque un legame singolare: dall’altare sale il culto gradito al Signore e siamo assicurati che il Signore è con noi. Ecco perché lo si incensa con sommo onore; lo si cosparge di olio profumato come i piedi di Gesù;  lo si adorna per la divina Eucaristia; lo si bacia con venerazione così come si bacerebbe il volto santo.
Ma, viene da chiederci, cosa possiamo fare noi, povere creature, davanti alla santità di Cristo? Attorno al santo altare? Il protagonista della liturgia non siamo noi – neppure il celebrante – ma è Cristo. Per questo la liturgia non è innanzitutto nostra, così da farla o disfarla come a noi piace. E’ Lui il Protagonista perché Gesù è l’Altare, il Sacerdote e la Vittima. E’ la Vittima d’amore, è Colui che offre al Padre la cosa più bella e sacra che ogni uomo ha: in tutta la sua vita – fino al vertice della croce – Gesù si fida e si affida al Padre, si consegna a Lui, si abbandona senza riserva, si lascia portare su vie che non avrebbe voluto. E questo modo di vivere, facendosi uno con il Padre, è una cosa sacra, è il sacrificio che ci ha salvati dal nostro egoismo, dai nostri peccati. Nella fornace ardente del suo amore sulla croce, i peccati del mondo sono stati consumati: Dio ha vinto e un’umanità nuova è fiorita. Cari Amici, se guardiamo con gli occhi della fede, non vediamo forse le novità di Dio in questo povero mondo lacerato? Non vediamo ogni giorno, insieme al levarsi del sole, anche il crescere della luce di Cristo nel cuore di tante persone buone e umili, piene di dignità e sapienza, capaci di sacrificio e di amore?
3.         Ma se il grande Protagonista è Cristo, tuttavia anche noi siamo chiamati a partecipare al sacrificio della salvezza, ad abbeverarci alla sorgente della vita. Ma come? Non crediamo che sia questione di fare o dire qualcosa di esterno; si tratta di lasciarci ammaestrare dalla liturgia. Il modo ci viene indicato da un gesto semplicissimo e rapido, ma quanto mai denso: quando il celebrante versa alcune gocce d’acqua nel calice del vino. E’ questo il simbolo della nostra più vera partecipazione: essere una goccia d-acqua che s-immerge in quello che diventerà il Sangue del Signore. E’ la via del perderci in Dio, di affidarci anima e corpo, intelligenza e cuore, alla sua volontà come Gesù sulla croce. E’ unire la nostra povera vita, sempre bisognosa di perdono e di grazia, a quella di Cristo, perché con Lui e per Lui diventiamo un’offerta gradita, una cosa santa e sacra, piena di bellezza e di luce nonostante le ombre. E’ questo il nostro culto spirituale. Ed è questo il modo più alto e vero della nostra partecipazione, del nostro diventare uno con l’altare del Signore.
Cari Amici salesiani e cara comunità parrocchiale, l’altare e il tabernacolo che lo prolunga, diventi da oggi un appuntamento quotidiano: Gesù vi aspetta per abbracciarvi, non lasciamolo attendere invano.
                                                                                                   Angelo Card. Bagnasco
                                                                                          Arcivescovo Metropolita di Genova