Com’è dolce appartenere a Qualcuno

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Omelia pronunciata in Cattedrale nella S. Messa della solennità di Pentecoste con l'ordinazione di tre nuovi presbiteri
24-05-2015
Arcidiocesi di Genova
Solennità di Pentecoste 24.5.2015
Ordinazioni Presbiterali
OMELIA
 
“Com’è dolce appartenere a Qualcuno!”
Cari Confratelli nell’Episcopato, nel Presbiterato, nel Diaconato
Cari Fratelli e Sorelle nel Signore
In questo rinnovato cenacolo sta per accadere un mistero grande: lo Spirito Santo donerà alla Chiesa tre nuovi Sacerdoti. A Don Matteo, a Don Paolo e a Don Massimo ci stringiamo con affetto e li accogliamo come un dono di Dio. Non stanno per ricevere una missione, ma, molto di più, stanno per essere consacrati a Cristo, per sempre configurati a Lui, Pastore, Capo e Sposo della
Chiesa. Grazie alla preghiera e all’antichissimo gesto dell’imposizione delle mani del Vescovo, lo Spirito del Risorto prenderà possesso dei loro cuori, e la loro vita sarà marchiata per sempre, tanto che non sarà più loro, ma di Cristo e della Chiesa.
Com’è dolce appartenere a qualcuno! Il mondo oggi ha paura di appartenere, si sente costretto dai legami, imprigionato, dipendente: vuole vivere slegato, ma così è terribilmente solo.
Sì, com’è dolce appartenere a qualcuno, Qualcuno che non soggioga ma libera, la cui signoria è amore, e servire il quale è regnare! Oh sì, com’è dolce appartenere a Dio! Per sempre! Quanto più vivrete questa intima e consacrata appartenenza, sui vostri volti brillerà il riflesso del suo volto, quello che ogni uomo cerca anche senza saperlo e di cui ha disperato bisogno. Il mondo vedrà i vostri volti, le vostre qualità e limiti, ma non dovrà fermarsi a voi, dovrà potervi traguardare e scorgere, o almeno intuire, il volto e lo sguardo di Cristo, Pastore dei Pastori.
La vostra forza, cari Amici, l’ancora della vostra intima gioia che nessuna croce potrà togliervi, il segreto di ogni fecondità spirituale, sarà il vostro “nulla” che provoca la grazia di Cristo che vi ha eletti. Quanto è grande e liberante il nostro essere poveri, sapendo che Dio sceglie la povertà e la debolezza perché risplenda la sua Grazia. Ritornate continuamente al vostro nulla: in qualunque circostanza, esso vi rimanderà a Gesù e Gesù sarà costretto a piegarsi su di voi.
E ricordate: con la preghiera avrete in mano la potenza di Dio, con la pazienza le anime si avvicineranno, con la verità avrete la sapienza pastorale: per accusarvi, il mondo cercherà di trascinarvi nello scontro tra persone, ma voi rimanente sul piano dei principi. Con la fraternità cercata e coltivata nella libertà, sarete salvati dalle solitudini umane, con l’obbedienza soprannaturale starete nella pace della volontà di Dio. Allora il vostro sacerdozio sarà presidiato, e qualunque missione la Chiesa vi affiderà sarà accolta come grazia e vissuta con entusiasmo.
Alla Madonna, Grande Madre di Dio e Regina di Genova, vi affidiamo: in Lei, sorgente di ogni maternità, deponiamo i vostri cuori, perché ogni sera possiate sentire la sua carezza che accoglie, sana, incoraggia, sostiene.
Angelo Card. Bagnasco
Arcivescovo Metropolita di Genova