Che cosa abbiamo visto?

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Omelia pronunciata in Cattedrale nella S. Messa di chiusura dell'Anno Santo della Misericordia in Diocesi
13-11-2016
Arcidiocesi di Genova
Domenica 13.11.2016
Conclusione del Giubileo della Misericordia
OMELIA
‘Che cosa abbiamo visto?’
Cari Confratelli nell’Episcopato, nel Sacerdozio e nel Diaconato
Cari Fratelli e Sorelle nel Signore
L’anno Santo della Misericordia è giunto al termine. In tutte le Diocesi del mondo si chiude la Porta Santa, ma la grande Porta che è Cristo resta aperta: è Lui la salvezza, la via del Cielo, la misericordia di Dio. Senza di Lui l’esistenza è un vicolo cieco, una notte senza aurora, un tempo senza speranza.
1. Dove siamo?
Dove ha portato questo Giubileo? Che cosa ha cambiato? Che cosa lascia? Ognuno deve rispondersi. E ancora di più, può rispondere Dio che vede i cuori. Una semplice domanda però potrebbe aiutarci: con gli altri, in famiglia, al lavoro, sono un po’ più buono? Cerco di sforzarmi di più? Ne sono più consapevole? Lo desidero con sincerità? Quella pigrizia, quel risentimento, quell’orgoglio, quella permalosità, quell’ingiustizia, quella disonestà, quell’affetto sbagliato’ ne sono diventato consapevole? Mi dispiace davvero e cerco di cambiare con l’aiuto della grazia? Attraversare la Porta Santa è questo. Allora attorno a noi brillerà la luce, ed essa non sarà per qualcuno soltanto, ma per tutti: la famiglia sarà più focolare e la società più umana. Sarà il segno che veramente abbiamo incontrato il Signore, la sua misericordia, e per questo riusciamo ad essere misericordiosi con gli altri, perfino con noi stessi: nell’amore e nella verità.
2. Che cosa abbiamo visto?
Cari Amici, se andiamo un po’ oltre ciò che ci viene rappresentato e che ci porta a pensare che tutto è oscuro, corrotto e malvagio, allora scopriamo che vi è un mondo di luci, un cielo stellato: il brillio di innumerevoli stelle grandi o piccole, vicine o lontane, rende la notte luminosa e bella. Questa è la realtà. Ovunque, anche nei luoghi più impensati, scopriamo anime buone che vivono con semplicità ed eroismo gli impegni quotidiani: i propri malati, le incomprensioni, l’educazione dei figli, l’incertezza del lavoro, le ristrettezze economiche’ Persone – uomini e donne, giovani e adulti – che tirano i giorni con dignità e forza, con l’animo di chi fa solo il proprio dovere. A questo popolo che non va sulle prime pagine, che spesso è invisibile, va la nostra ammirazione e il nostro ringraziamento: siete voi che mandate avanti il mondo.
3. Che cosa abbiamo visto?
Abbiamo visto il bisogno di essere abbracciati da qualcuno che ci vuole bene e ci conosce anche in cose che non abbiamo detto a nessuno: di essere guardati con amore, di essere guariti e riconciliati, di sentire una parola di fiducia e di incoraggiamento che ci dia la forza di continuare o di ricominciare nella via della luce e della dignità morale. Abbiamo visto crescere questo bisogno fino a diventare desiderio e ricerca, fino a prendere forma nella preghiera, nella confessione sacramentale e nella comunione eucaristica, sorgente di luce e di forza. Sta qui il primo, grande frutto dell’anno giubilare. E questa grazia non deve spegnersi nelle anime, nelle comunità cristiane. Noi sacerdoti ci impegniamo a esservi disponibili, innanzitutto come ministri della misericordia e del perdono, come padri spirituali delle anime.
4. Che cosa abbiamo visto?
Abbiamo toccato con mano il bisogno di guardare in alto. L’uomo moderno, immerso nella frenesia delle cose materiali, a volte necessarie e a volte superflue, preso dal vortice della fretta e della competizione, non è più felice, ma è più affannato e ansioso. E’ più distratto dall’essenziale, quell’essenziale che spesso viene confinato nel segreto della coscienza, ma che emerge non appena ascoltiamo la domanda: a che punto sono della mia vita? Dove sto andando? Per che cosa spendo i miei giorni? Qui emerge quell’insoddisfazione che è il dito di Dio, una nostalgia sottile e struggente di un orizzonte più ampio, di uno scopo più nobile e duraturo. Qui si fa sentire quella nostalgia di cielo, di un bene pieno e definitivo, che è l’impronta di Dio in noi. L’uomo moderno è il miglior testimone che non si può vivere senza riconoscere il Mistero che ci abita e che ci circonda, che non tutto può essere misurato, che qualcosa di decisivo ci sfugge, e che costituisce il fondo della realtà. In questo anno è emerso ancora di più il desiderio di lasciarci finalmente andare tra le braccia di questo Mistero che ha il volto di Cristo e che dà sostanza e respiro all’esistenza.
5. Che cosa abbiamo visto?
Infine, abbiamo visto crescere la carità e il servizio come frutto della misericordia sperimentata e testimoniata. Le opere di misericordia – spirituale e corporale – sono una realtà corposa nella nostra Diocesi, basti pensare ai centri d’ascolto, alle mense e ai luoghi per i senza dimora, all’accoglienza dei migranti, ai consultori, alla carità spicciola e diffusa di moltissimi; all’opera-segno che ricorderà il Congresso Eucaristico Nazionale e il Giubileo. La Diocesi con le Parrocchie e gli Istituti religiosi, con la Caritas e l’Auxilium, con le Associazioni e i Movimenti ecclesiali, con le Istituzioni e tanti volontari’ continuerà a camminare nella via dell’amore verso i piccoli e i bisognosi, nei quali risplende in modo speciale il volto di Gesù.
La Santa Vergine, Regina di Genova, ci ha guardati con occhi di misericordia, e ascolta, da questa Cattedrale e da questo altare, da 380 anni le parole del piccolo Gesù che porta in braccio: ‘et rege eos’. Sì, guardaci, o Regina nostra, guidaci Tu sulla via di Dio: è la strada che conduce al Cielo e che fa bene alla terra.
Angelo Card. Bagnasco
Arcivescovo Metropolita di Genova