Ascoltare per vedere

Omelia tenuta in occasione della S. Messa nella solennità dell'Epifania del Signore
06-01-2014
 Cari Fratelli e Sorelle

      Con l’adorazione dei Santi Magi, il Signore dice che è venuto non solo per un popolo ma per tutti i popoli della terra; dice che è il Salvatore del mondo. E’ questa l’Epifania di Gesù, la manifestazione dell’amore universale e salvatore di Dio. I Magi, infatti, rappresentano tutto il mondo allora conosciuto. Ci vogliamo chiedere oggi come mai si siano messi in cammino dai punti più lontani della terra; che cosa li abbia mossi verso un così lungo e incerto viaggio. Essi erano certi che era accaduto qualcosa di decisivo per l¿umanità, ma erano incerti sul luogo dove questo era avvenuto. Che cosa dunque li ha spinti? Che cosa si è mosso nei loro cuori? Ci chiediamo questo non per gusto di retorica, ma perché sentiamo che la loro esperienza è  anche per noi.

1.      Mi sembra che si possa dire che i Magi sono anime in ascolto, e per questo hanno visto la luce. Erano uomini saggi, che conoscevano le scritture dei loro popoli. Noi non conosciamo quelle scritture, ma se i Magi si sono mossi ¿ significa che in quelle scritture vi erano i riflessi dell’umanità, del cammino faticoso degli uomini e dei popoli verso il bene e la verità, oltre i lacci della menzogna e oltre le insidie dell¿ egoismo che impediscono di scrivere una storia di  giustizia e di pace. Evidentemente, le scritture esprimevano anche il bisogno di qualcuno che fosse capace di liberare l’umanità dal male; che la rendesse in grado di essere artefice di una terra feconda d’amore. Solo il cielo poteva donare questo aiuto liberatorio, questa forza sanante. Ma dove, quando, e come? Ecco l’incertezza nella certezza. Ed ecco la necessità, per questi uomini, di farsi ancora più attenti ai segni del cielo e della terra.

          Noi abbiamo le Scritture Sacre: lì ognuno  può leggere non solo la grande storia dell’umanità, ma anche la piccola storia della propria vita. Chiediamoci se ogni giorno ci lasciamo parlare da questa voce discreta, che chiede silenzio interiore e spazi di tempo dove le attività consuete sono sospese, ma soprattutto dove tace il tumulto delle voci interiori e la voglia di parlare noi con Dio anziché di tacere per ascoltare la sua Parola. Non sarà sempre un ascolto che ci trasmette idee chiare e distinte, ma spesso ci darà stimoli, emozioni. A volte avremo l’impressione che sia una parola non solo silenziosa, ma anche muta. Ma crediamo che comunque è sempre una Parola efficace, che nutre l’anima e la modella con le misteriose mani dello Spirito.

2.      I Magi, però, erano ascoltatori anche di un’altra voce: non solo di quella che saliva dalle antiche scritture, ma di quella dell¿esperienza umana, incarnata nella vita personale e dei popoli. E anche lì, in questa terra ravvicinata e quotidiana, essi vedono confermate le scritture antiche, la perenne fatica del bene, ma anche la più forte e insopprimibile nostalgia della luce. Un  anelito che diventa invocazione affinché il cielo si apra e lasci scendere qualcuno o qualcosa che si metta alla testa dell¿umanità e ¿ come guida sicura infondi fiducia nei cuori e vigore alle membra.

         L’animo di questi saggi era dunque aperto, desideroso; era teso verso qualcosa di nuovo e di sorprendente, di sconosciuto ma di atteso, anzi di implorato, come un Messia salvatore. Erano quindi uomini pronti per riconoscere l’imprevedibile, e ad accoglierlo come un dono. E così è stato! La luce della stella è solo l¿ultimo atto del lungo pellegrinaggio carovaniero. Non fecero fatica a riconoscere il segno, perché lo attendevano e lo cercavano fiduciosi. Sapevano che né le antiche scritture, né le aspirazioni del cuore umano potevano tradire. Erano alla ricerca del dove e del come di Dio, ma erano certi di Dio e della sua presenza. La fiducia era il loro pane.

        E noi? Siamo come i Magi Aperti alle sorprese di un Dio imprevedibile? Oppure siamo rinchiusi nell¿abitudine stanca della fede, della vita spirituale, del rapporto con Gesù? Non è Dio che stanca, ma è la chiusura in noi stessi che opprime. Dio è avventura non nel senso banale, ma perché non delude mai se, ogni giorno, ci arrendiamo al suo amore. Egli è più importante dell’argilla che siamo e delle ferite che portiamo, perché, comunque, ci rigenera e salva. La fede non ha zone o tempi confinati e definiti  avrebbe un compito da fare!  ma è vita da vivere, e la vita richiede certo dei programmi e degli appuntamenti, ma non può essere compressa ed esaurita in caselle. La vita è vita, e procede danzando verso la pienezza del cielo.

        Cari Amici, chiediamo a questi Santi Vegliardi la grazia di essere giovani come loro, cioè ascoltatori della storia di ieri e di oggi, della vita che formicola in noi e nel mondo: allora la fede sarà non ripetizione stanca e noiosa di qualcosa, ma novità continua di Qualcuno, anche dentro ai quotidiani doveri. Allora potremo essere associati alla luce della stella che brillò a Betlemme. Un piccolo e umile riflesso che potrà servire a quanti cercano, come i Magi, e desiderano incontrare anche un solo bagliore per riconoscere e incontrare la Luce della vita.