«Anche nel tempo del dolore, la consapevolezza credente della presenza di Dio rende operosa la nostra fede»

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Editoriale pubblicato sul settimanale cattolico "Il Cittadino" del 20 marzo 2022
16-03-2022

Pubblichiamo il testo integrale dell’editoriale che l’Arcivescovo ha realizzato per il settimanale cattolico diocesano “Il Cittadino”, in uscita domenica 20 marzo 2022:

 

Ci sono momenti nella vita degli uomini in cui la luce sembra spegnersi, il buio si fa spazio e l’orizzonte della speranza si restringe. Accade quando perdiamo una persona amata, quando soffriamo per una malattia, quando una relazione importante finisce nel conflitto e nel rancore. Sono i momenti in cui l’unica espressione che può corrispondere a quello che proviamo è il pianto.

Il tempo che stiamo vivendo è proprio uno di questi e lo è per ognuno di noi, come singoli, ma anche come popolo di Dio. La guerra cui stiamo assistendo, nella nostra terra europea, ha insanguinato l’Ucraina, con morti e feriti, sofferenza e disperazione; anche la nostra comunità ecclesiale diocesana si sente toccata ed è nel dolore e nell’apprensione. Per tutti noi questo è davvero un tempo in cui sembra dominare il buio e la speranza pare spegnersi.

Ancora una volta vediamo come la guerra sia sempre un abisso di male, che uccide e distrugge. Il Santo Padre Francesco, nell’Angelus di domenica 6 marzo, ha detto chiaramente: “La guerra è una pazzia”. Questo conflitto armato è realmente una pazzia, perché sovverte ogni principio di razionalità propriamente umano, facendo prevalere la violenza sul diritto, la minaccia sul dialogo, la distruzione sull’edificazione, la morte sulla vita.

Nel buio e nell’angoscia di un’ora che tutti sentiamo grave, anche io come vescovo, insieme al nostro presbiterio, mi chiedo: Cosa ci indica la luce della fede? Quali sono le strade della speranza?

Per intravvedere questa luce e per percorrere queste strade invito la nostra chiesa diocesana alla fiducia operosa nella Santa Trinità: il Padre è il Dio della pace, difensore delle vedove, protettore degli orfani; il Figlio è il Principe della pace, colui che solo realizza la pace fra i vicini e i lontani; lo Spirito Santo è il vincolo della comunione fra gli uomini e fra i popoli. La Sacra Scrittura ci rivela che il nostro Dio non è lontano né estraneo, ma prende parte alle sofferenze di ogni uomo e misteriosamente le assume su di sé. Questa è l’origine della nostra fiducia.

La consapevolezza credente della presenza di Dio, anche in questo tempo di dolore, rende operosa la nostra fede. Ci siano di guida le indicazioni, che ben conosciamo, per vivere bene la Quaresima: in questi giorni ne percepiamo il loro valore spirituale e umano. Nella liturgia del Mercoledì delle Ceneri, siamo stati invitati al digiuno, alla preghiera e all’elemosina. Il digiuno ci ricorda che, nella nostra vita, dipendiamo da Dio e che tutto riceviamo dal suo amore: la guerra che ci mostra la nostra caducità è un terribile monito che fa pensare a come sia fragile la vita umana e quanto sia, perciò, da proteggere nella quotidianità dei nostri giorni, così come nelle scelte più importanti. La preghiera personale e comune ci fa comprendere che solo a Dio possiamo chiedere quello che sembra impossibile agli uomini: con forza invochiamo il Signore perché si arresti la violenza delle armi e perché prevalga il negoziato, in Ucraina e in molte altre aree del mondo, in cui, a causa dei conflitti, scorrono il sangue e le lacrime degli innocenti e di cui spesso ci dimentichiamo. L’elemosina è la strada attraverso la quale la nostra fede si fa efficace solidarietà: la nostra Caritas diocesana ha attivato diversi progetti sia per offrire fattivo sostegno alla comunità ucraina genovese, sia per indirizzare donazioni; anche i gesti piccoli sono importanti e tutti possiamo contribuire, perché nessuno, magari lontano dalla propria casa, si senta solo.

Cari amici, nel dolore le famiglie si stringono, piangono insieme, condividono e si aiutano a costruire un futuro migliore. Il nostro impegno di chiesa genovese non è altro che questo: stringerci come fratelli e come figli di Dio, affidando al Padre le nostre paure e chiedendo a lui forza, luce e pace.

Vi benedico.

Mons. Marco Tasca

Arcivescovo