Alzare lo sguardo

Omelia pronunciata per il Centenario Giubilare del Voto di san Luigi Orione per costruire il santuario
11-03-2018
 
Diocesi di Tortona
Santuario della Madonna della Guardia, 11.3.2018
Centenario Giubilare del Voto di san Luigi Orione per costruire il santuario
OMELIA
‘Alzare lo sguardo’
 
Cari Confratelli nell’Episcopato, nel Sacerdozio e nel Diaconato
Distinte Autorità
Cari Fratelli e Sorelle nel Signore
 
1. Il Centenario di un voto
con gioia celebriamo un momento del Centenario Giubilare del voto che San Luigi Orione fece per costruire questo santuario dedicato alla Madonna della Guardia. Il legame col Monte Figogna, dove la Santa Vergine apparve a Genova e dove passò una notte in preghiera per avere lumi sulla sua opera, è noto. Anche per questo Tortona e Genova sono legate da un vincolo speciale. Conosciamo le drammatiche circostanze per cui Don Orione maturò la decisione e fece il voto: siamo nel 1918, quando la prima Guerra Mondiale lasciò l’Italia piegata nello spirito e devastata nella carne di tanti giovani e famiglie. Il futuro si presentava come una montagna altissima, da scalare con pochi mezzi e tante sofferenze.
Ringrazio di cuore il Vescovo della Diocesi, S.E. Mons. Vittorio Francesco Viola, per il fraterno invito a questa festa di famiglia, come pure Padre Tarcisio Gregorio Vieria, Superiore Generale della Piccola Opera della Divina Provvidenza. La presenza degli Orionini – Religiosi e Religiose – nelle nostre Diocesi, è una benedizione per tutti, in particolare per i più bisognosi.
2. Il secolarismo diffuso
Quello che deve emergere, in questo anno di grazia, è la devozione che lega Don Orione alla Madonna. Il mondo occidentale è percorso da un secolarismo diffuso, che ripete a tutti di vivere come se Dio non ci fosse. L’esistenza di Dio viene messa tra parentesi, alla periferia della vita personale e collettiva; sembra che si abbia paura di Lui, come se volesse intromettersi nella cosiddetta vita concreta, come se fosse antagonista della libertà e della voglia di vivere. E’ entrata l’idea che Dio non ha nulla di importante da dire per la vita. In questa visione, ciò che è spirituale perde rilievo, tutto si svuota ed è ridotto a materia – anche l’uomo -, la società diventa materialista, crea bisogni immaginari allo scopo di impedire l’attenzione verso i bisogni autentici. Il consumismo sembra riempire il vuoto interiore, mentre, in realtà, riempie le borse di pochi, riduce tutto a profitto, e alimenta una visione meschina del mondo. Così, la vita diventa triste.
3. Le ‘ragioni’ del voto
In questo luogo di grazia, vogliamo essere alunni attenti dell’Eucaristia che celebriamo, della Santa Vergine della Guardia, di San Luigi Orione. Ma perché questo accada, dobbiamo spogliarci della presunzione di sapere già tutto – a cominciare da noi sacerdoti! – di conoscere già la storia, di non avere nulla da aggiungere né, tanto meno, da imparare. In una parola, dobbiamo essere umili, il che vuol dire intelligenti e pronti.
Perché, dunque, Don Orione ha voluto fare questo voto? Un motivo lo abbiamo già ricordato: in una situazione di grande sofferenza, ha pensato alla Madonna della Guardia alla quale era particolarmente legato. Ma ciò non basta. Credo che non siamo lontani dalla verità, se ci lasciamo guidare dall’episodio delle nozze di Cana. Il fatto è noto: la Madonna si trova con Gesù al banchetto di due giovani sposi, ma la festa è minacciata dall’improvvisa mancanza di vino e può trasformarsi in dramma, una brutta figura.
 
Non è forse questa un’immagine della nostra vita, anzi della vita del mondo? L’umana esistenza è da Dio concepita come un banchetto di festa, ma il peccato ha sfregiato il sogno allontanando l’umanità dalla sorgente divina dell’amore e della gioia. Dio non si è arreso, e ha mandato il Figlio perché dalla sua croce avessimo la vita di grazia: ‘per grazia siete stati salvati’, ricorda l’apostolo Paolo. Il mondo salvato, però, è rimasto segnato dalla contraddizione: la festa è in atto, ma è sempre minacciata dalla mancanza del vino della gioia, e molti sono gli esclusi dalla sala.
 
4. La Vergine guarda e provvede
Ma su questa drammatica condizione – quella degli sposi di Cana, e quella dell’umanità – la Santa Vergine guarda vigile. Ella vede e maternamente provvede. Come provvede? Inviandoci – come i servi del Vangelo – a Gesù: ‘fate quello che vi dirà’. Allora accade il miracolo, e la gioia continua accresciuta nonostante che, come i soliti che parlano di cose che non conoscono, il maestro di tavola compiaciuto crede di ‘spiegare’ l’improvvisa comparsa del vino buono tenuto in serbo per la fine del banchetto.
5. Tre richieste
Cari Amici, con questo santuario e la cittadella della carità, San Luigi chiede a noi almeno tre cose: innanzitutto, di lasciarci guardare dalla Madonna che è qui per guardarci alla tavola della vita. Inoltre, di fare ciò che Gesù ci dice. La fede non è vera se non diventa obbedienza non a ciò che dice la maggioranza, agli slogan di moda, a ciò che conviene o è più comodo, ma a Dio, alla sua legge d’amore. E’ questa la via maestra per gustare il vino della gioia vera, che resiste anche tra insuccessi e croci, e che oggi la Liturgia esprime anche nel colore dei paramenti in vista della Pasqua ormai vicina. La terza richiesta si presenta attraverso la cittadella della carità: non è forse questa il prolungamento del santuario? La riproduzione di Cana dove l’amore illumina e la festa è per tutti, anche per i più bisognosi? E non troviamo proprio lì i servitori del vino della gioia?
Sono tre richieste semplici, che traducono il centro della vita cristiana: oggi, la fede sembra non più in grado di giudicare il mondo, ma sembra dover essere sottoposta al giudizio dello spirito del mondo. La cultura dominate rende tutto talmente rarefatto, indistinto, possibile a piacimento, da oscurare la grazia di Dio: il Vangelo così non è più attrattivo per nessuno, tanto meno per i giovani che – nelle loro comprensibili turbolenze e incertezze – mantengono il fiuto di ciò che veramente vale per spendere la vita.
6. Guardiamo in alto
Don Orione ha voluto che la statua della Madonna fosse messa sopra la torre del Santuario, così che tutti la vedessero. Ma bisogna alzare lo sguardo! E questo è già un implicito invito a non accontentarci di poco, a non lasciarci ingannare dalle chimere facili e immediate; è un invito a guardare in alto verso il cielo, là dove la luce sfolgora e l’aria è più limpida e respirabile; è un invito a non avere paura di osare nella verità, nel bene e nel sacrificio, a mettere le ali nonostante fatiche e cadute. Nell’avventura del pellegrinaggio terreno, non temiamo: veramente la Santa Vergine ci guarda, vede e maternamente provvede!
 
 
Angelo Card. Bagnasco
Arcivescovo Metropolita di Genova