Aiutateci a essere semplici

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Omelia pronunciata in Cattedrale nella S. Messa per la Festa dei popoli
18-01-2015
 Arcidiocesi di Genova
Domenica 18.1.2015 Santa Messa dei Popoli
OMELIA
 
‘Aiutateci ad essere semplici’
Cari Fratelli e Sorelle nel Signore
1.         Pace a voi! Sì, vi auguro la pace di Cristo: la pace dei cuori, delle famiglie, delle nazioni. In voi saluto non solo i popoli che rappresentate qui a Genova, ma anche i popoli della Terra. La mescolanza delle genti è un cammino aperto: motivi di lavoro e di progresso, oppure di guerra e di persecuzione, spingono, molte volte costringono, a migrare in per cerca di un futuro migliore. Spero che ogni approdo nella nostra Città sia un approdo felice. Certamente nelle nostre Parrocchie dovete sentire il calore di Gesù e della Chiesa.
2.         Tutti, però, desideriamo che la vostra presenza non sia una semplice ‘compresenza’, un trovarsi gli uni accanto agli altri – chi arriva ora e chi è qui da sempre -, ma che sia una ‘comunità’ dove ognuno porta il meglio delle proprie tradizioni e della propria cultura. Ma ancora non basta! E’ necessario che diventi un ‘incontro’: ciò significa coltivare la stima e l’affetto reciproco, guardarsi con occhi di benevolenza, vivere il coraggio di una libertà rispettosa, consapevoli che la libertà, senza valori veri e universali, è solo capriccio. Può diventare ideologia, arroganza e violenza.
3.         Come cristiani, sappiamo che è il Signore che dona forma alla nostra vita, essendo Lui la nostra Origine e il nostro  Destino. E solo Lui, quindi, ci può insegnare la strada per giungere al Cielo. Per questa ragione, coltivare la preghiera personale e in famiglia, alimentare la fede perché metta radici profonde, nutrirci del Vangelo e dei Sacramenti, custodire le tradizioni religiose e culturali, è condizione per quel processo di integrazione che non finisce mai. A questo vi esorto, cari Amici, affinché mantenete la fede, non fatevi ammaliare dalle apparenze dell’occidente.
4.         E noi, che da sempre viviamo in questo Paese, nella vecchia Europa che sembra diventata una madre sterile, che cosa possiamo offrirvi? Oh, come vorremmo darvi solo il meglio di questa nostra storia cristiana e civile, che – nonostante errori e ritardi – ha contagiato positivamente il mondo. Sentiamo che, come cristiani e come cittadini, dobbiamo farvi spazio nei nostri cuori: i tempi sembrano restringere sempre di più le possibilità di lavoro e di risorse, ma nessuno deve essere costretto a guardare gli altri come concorrenti e nemici, bensì come fratelli in umanità e, noi, anche fratelli di fede. Come vorremmo metterci a seguire Gesù, il Maestro, dietro, schivi a causa dei nostri limiti, ai due discepoli del Vangelo! Uno di loro era Andrea, ma dell’altro non si fa il nome, quasi che ognuno di noi possa identificarsi con lui. Sì, con loro vorremmo seguire furtivi Gesù e dimorare tutto il giorno nella sua casa: metterci ai suoi piedi in ascolto, imparare le parole della vita, della bontà, dello stare insieme, dell’aiuto, del perdono reciproco. E poi, vorremmo anche noi tornare sulle strade quotidiane e dire a tutti, con occhi pieni di gioia: ‘Abbiamo trovato il Messia’, Colui senza del quale l’esistenza è buia e la speranza è spenta. Vorremmo dire a tutti: ‘Oh, uomini della Terra, venite, venite senza paura, la luce è sorta e il deserto è fiorito. Non temete!’.
5.         Cari Amici, aiutateci a fare questo, contagiateci con il vostro entusiasmo, con il coraggio dei semplici, con la forza di coloro che sanno di avere scoperto un tesoro che non teme confronti, che nessuno può rubare o distruggere, neppure la persecuzione e la morte.
Facciamo il fronte della bontà, è il fronte di Dio. In un mondo segnato dalla paura e dalla violenza fino alla barbarie, dalla ingiustizia e dalla diseguaglianza, esiste un fronte che nessuno potrà distruggere, quello poco visibile ma realissimo della fede, dell’amore, dell’eroismo quotidiano. Tutti sappiamo che molti sono quelli che amano la verità quando risplende, ma non quando rimprovera. E’ l’atteggiamento di chi ha perso la naturalezza della ragione, è l’atteggiamento diffuso nella cultura occidentale. Voi aiutateci a riscoprire il gusto delle cose semplici, a non essere sofisticati, a riconoscere l’alfabeto della vita.
La Santa Vergine, Regina di Genova,  che voi venerate con devozione di figli nei vostri Paesi, benedica voi, le vostre famiglie, le vostre Terre lontane. L’eco delle vostre case giunga fin qui e – come un’onda calda e benefica – avvolga e sostenga la nostra preghiera.
                                                                                                   Angelo Card. Bagnasco
                                                                                                   Arcivescovo di Genova