75 anni dall’eccidio della “Benedicta”

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Omelia pronunciata per i 75 anni dell'eccidio della "Benedicta"
08-04-2019
Arcidiocesi di Genova
Domenica 7 aprile 2019
75 anni dell’eccidio della “Benedicta”
OMELIA
 
Cari Fratelli e Sorelle nel Signore,
Siamo qui per ricordare e pregare: pregare per le anime di quanti furono barbaramente uccisi, e ricordare che la barbarie – in qualunque forma – è sempre possibile. Preghiamo perché il Signore accolga tutti nella sua misericordia, e che faccia di noi strumenti di riconciliazione e di pace, artefice di una umanità migliore e di una società giusta e solidale. Di fronte a qualunque violenza – in ogni tempo – dobbiamo ricordare che, migliorando noi stessi, il mondo intero fa un passo in avanti nel bene e nella civiltà.
 
Sono 75 anni da quel eccidio che vide la “Benedicta” come testimone muto; ma sono altresì 75 anni che la memoria è tenuta vivida e la preghiera.
Il Vangelo ci ha presentato Gesù che richiama alla vita Lazzaro. Il Signore è il Dio della vita non della morte: questa è in qualche modo frutto delle nostre mani. Non possiamo noi ridare la vita ai morti, ma possiamo fare in modo che i viventi non perdano la vita: si tratta della violenza degli uni sugli altri, ma si tratta anche della sfiducia che spesso abita il cuore dell’uomo moderno, della paura di vivere, della solitudine nel portare le prove.
Cari amici, se vogliamo onorare coloro che sono stati brutalmente uccisi, dobbiamo rinnovare propositi di vicinanza gli uni e agli altri perché tutti abbiamo bisogno di tutti, perché i legami sono un dono, perché sostenerci a vicenda – nei dolori come nelle gioie – è la nostra casa. Non dobbiamo arrenderci all’individualismo diffuso e che vuole isolarci; dobbiamo lottare contro questa deriva mortale che uccide l’anima.
 
La fede ricorda che Dio non ci ha creati per stare soli, lontani dai nostri simili, ma che siamo noi stessi solo con gli altri, che la nostra libertà è vera solo quando è con gli altri e per gli altri. Ma ci ricorda innanzitutto che solo Lui può sanare la nostalgia della “pienezza” e del “per sempre” nella vita, nell’amore, nella felicità che è come un’insanabile ferita dell’anima. Gesù, infatti, piange per la morte dell’amico Lazzaro, la sua umanità è sopraffatta da un dolore umanissimo; ma nello stesso tempo ci rivela che non ci lascia mai soli, che è sempre con noi. Quando la prova bussa alla nostra porta, Egli si trova lì per portare insieme la croce, per aprirci l’orizzonte della vita che non muore, la vita con Dio. Chiediamo la grazia di una fede più grande, il dono di vivere le umane vicende insieme con Lui.
 
I fiori recisi donano sprazzi di bellezza struggente. Stimolano pensieri nobili, incoraggiano ad alzare lo sguardo verso l’invisibile che ci avvolge, ci si avvolge, ci sostiene e ci attende. La Madonna della Guardia ci guardi e ci accompagni con la sua tenerezza.
Angelo Card. Bagnasco
Arcivescovo Metropolita di Genova