Il Creatore ha nostalgia per la sua creatura

Omelia pronunciata in Cattedrale per i Vespri pontificali del Santo Natale
25-12-2018

Arcidiocesi di Genova

Santo Natale 2018, Vespri Pontificali
OMELIA
Il Creatore ha nostalgia per la sua creatura
Cari Fratelli e Sorelle
L’ora del Vespro sollecita il raccoglimento di pensieri, sentimenti, emozioni e propositi del Natale. Nulla – come nella parabola della moltiplicazione dei pani – deve andare perduto, tutto dev’essere raccolto e custodito.
1. La notte santa ci ha riportato a Betlemme, e il presepe ci presenta il mistero della luce che è Gesù. Egli è la luce che penetra le tenebre dei cuori. Tutti facciamo l’esperienza del buio: le cose che accadono e che ci fanno male, che non comprendiamo; ma anche quelle che noi stessi scegliamo e che non portano serenità e pace; scelte di società e Nazioni che non rispondono all’universale bisogno di umanità e giustizia. A volte, pensando al futuro, si sente una domanda inquietante, specialmente tra i giovani: dove va il mondo? Quale sarà il domani? Ci sarà lavoro per tutti? Quale il senso dei nostri giorni? Siamo sulla via giusta per costruire un mondo più bello, più umano, vivibile e solidale? Verrà un tempo nel quale le differenze saranno composte non nell’indifferenza ma nella armonia? Il canto degli angeli, nella notte di Betlemme, è forse un’illusione? Possiamo ancora sperare, e in che cosa? Quale è il bene e il giusto, la verità e la bellezza che l’uomo desidera e che, invece, sembra continuamente sfuggire?
2.Il Vangelo di Giovanni scrive: “La luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta” (Gv 1,5). Sembra il commento di quanto annota Luca: “Non c’era posto per loro nell’albergo” (Lc 2,7). Perché gli uomini rifiutano la luce pur sentendo di averne bisogno come dell’aria? Non dimentichiamo i Vangeli! Gesù è nato fuori della porta della città, ed è morto fuori della porta di Gerusalemme. Egli – nei momenti decisivi della sua esistenza terrena – è sempre “fuori”dal contesto. Perché’ Perché non è allineato al pensare comune; perché la sua persona segna un rovesciamento di valori, inaugura un modo diverso di pensare e di vivere. La piccolezza di Betlemme e l’impotenza del Calvario rivelano chi è veramente grande e potente, sono l’invito e la porta per entrare in un mondo nuovo che non creiamo noi, ma che comincia in Gesù e ci è offerto per grazia. Diventare cristiani, infatti, è uscire dall’ambito di ciò che tutti pensano e vogliono, dai criteri dominanti, per entrare nella luce della verità su chi veramente siamo, verso dove stiamo andando, e così poter vedere la via giusta per arrivarci.
3. Facendo un passo oltre nella contemplazione della santa grotta, non possiamo non soffermarci sulle fasce del divino Bambino: diede alla luce il figlio e lo avvolse in fasce (cfr Lc 2,7). Le fasce, strette attorno al Bimbo, rimandano al sudario del sepolcro: Gesù, fin dalla sua nascita, è l’Immolato. Il mistero dolcissimo della nascita di Cristo, dunque, anticipa il mistero tragico della sua morte di croce; l’ora del suo inizio prefigura l’ora del suo compimento. Anche il fatto della mangiatoia va oltre se stesso: essa è il luogo dove gli animali trovano nutrimento; ora però nella mangiatoia giace Colui che ha indicato se stesso come il pane disceso dal cielo, il nutrimento che dona la vita vera, quella dell’anima per l’eternità. La mangiatoia diventa così il rimando alla mensa eucaristica cuore delle nostre chiese, viatico dell’umanità pellegrina verso il cielo. Cari fratelli e sorelle, non disperdiamo la sovrabbondanza del mistero natalizio: esso racchiude in anticipo la vita di Gesù Redentore, che risponde agli uomini. Molte cose cambiano, ma il cuore dell’uomo non potrà mai cambiare, perché l’ha creato Dio ponendogli la nostalgia del cielo: la nostalgia della creatura per il Creatore rivela la nostalgia infinita di Dio per l’uomo. Egli ci precede nel desiderarci, affinché – a nostra volta – possiamo desiderarlo. In questa rincorsa del desiderio, si snoda la nostra terrena esistenza.
Card. Angelo Bagnasco
Arcivescovo Metropolita