Domenica 11 gennaio si celebra la Giornata per l’Insegnamento della Religione cattolica e per l’occasione l’Arcivescovo ha diffuso un messaggio circa la possibilità di avvalersi dell’ora di religione nelle scuole per l’anno 2026/2027. Ecco il testo integrale:
Cari studenti e genitori,
pace e bene!
Anche quest’anno, in occasione del periodo di iscrizione a scuola per il prossimo anno scolastico, vi rinnovo l’invito ad avvalervi dell’insegnamento della Religione Cattolica.
La vostra deve essere una scelta maturata nella consapevolezza che quest’insegnamento è davvero uno strumento di arricchimento culturale, di attenzione educativa e di un sincero, dialogico rapporto con le istanze culturali contemporanee.
A voi, genitori e studenti, è chiesto di conoscere bene il profilo di tale proposta, guardando ad essa con simpatia e fiducia, riconoscendone la grande opportunità educativa.
Infatti, nella recente Nota Pastorale della Conferenza Episcopale Italiana sull’Insegnamento della Religione Cattolica, si ribadisce che “la cultura religiosa, strettamente connessa al senso della vita e alla ricerca di risposte esistenziali significative, può certamente dare un contributo prezioso all’interno di un impegno condiviso per la crescita integrale degli studenti”.
La stessa nota ricorda, altresì, come in questi anni la società italiana sia cambiata, confrontandosi soprattutto con il fenomeno migratorio e la conseguente presenza di culture e religioni diverse sul territorio e nelle aule scolastiche. In questo contesto, l’insegnamento della Religione Cattolica è chiamato a proseguire nell’essere costruttore di ponti di dialogo, grazie ai suoi valori di pace e fratellanza, tipici del cristianesimo.
E ciò avviene perché la presenza nella scuola dell’Insegnamento della Religione Cattolica non è catechesi per educare alla fede, ma è insegnamento culturale nel rispetto della libertà di coscienza di tutti e volto ad alimentare una fondamentale missione educativa che guarda a tutta la persona.
La vita ci invita a metterci in cammino esistenziale e ognuno di noi è chiamato a lasciare impronte significative, e per farlo bisogna alzare lo sguardo, così come ha ricordato Papa Leone XIV all’apertura del Giubileo del mondo educativo: “Chi studia si eleva, allarga i propri orizzonti e le proprie prospettive, per recuperare uno sguardo che non si fissa solo in basso, ma è capace di guardare in alto, verso Dio, verso gli altri, verso il mistero della vita. Questa è la grazia dello studente, del ricercatore, dello studioso: ricevere uno sguardo ampio, che sa andare lontano, che non semplifica le questioni, che non teme le domande, che vince la pigrizia intellettuale e, così, sconfigge anche l ‘atrofia spirituale”.
Questo è anche il mio auspicio, il mio augurio per tutti noi.
Di cuore, vi benedico.
P. Marco Tasca
Arcivescovo
