“In questa esperienza ci sono due piccoli miracoli. Il primo sono i più di ottanta volontari che abbiamo coinvolto, la seconda sono le relazioni che si sono create tra gli ospiti e anche fra chi dà una mano”. Così mons. Giacomo Martino descrive i due anni di attività del dormitorio “L’uomo al centro”, ospitato nella parrocchia di S. Tommaso Apostolo e S. Leone, nel quartiere di Oregina a Genova. Un progetto che coinvolge anche le comunità di Nostra Signora della Provvidenza, S. Caterina da Genova e Nostra Signora di Loreto, guidate dallo stesso sacerdote, con la collaborazione preziosa della Comunità di Sant’Egidio.
“L’idea è nata nel 2023. Avevo notato – racconta il sacerdote su unitineldono.it – come in parrocchia avessimo spazi sempre più vuoti e, facendo il giro tra i poveri, ho conosciuto persone senza fissa dimora che difficilmente sarebbero andate in altri dormitori. A Genova vige la regola della turnazione e nei dormitori ogni quindici o venti giorni c’è il cambio degli ospiti”.
Aperto dalle 19.00 alle 8.00, “L’uomo al centro” è una struttura di accoglienza notturna che per molti uomini e donne che vi sono passati ha rappresentato un nuovo inizio.
“Attivo tutto l’anno è un dormitorio a misura d’uomo – spiega don Giacomo – che opera a pieno ritmo nei mesi dell’emergenza freddo, un luogo in cui ciascuno ha il proprio letto e pasto caldo. Con posti fissi, senza doversi preoccupare di turnare”. Attualmente, la struttura ospita dodici persone, con la possibilità di accoglierne fino a quindici nei periodi di maggiore emergenza. La selezione degli ospiti segue due criteri principali: fragilità e amicizia. “Prima di accoglierle, incontriamo le persone, parliamo con loro; spesso ci vengono indicate dagli stessi ospiti”, racconta il parroco, aggiungendo che il Vangelo è, in fondo, una storia di amicizia. Questo approccio ha trasformato il dormitorio in un luogo di relazioni autentiche e di condivisione, dove anche i volontari trovano uno spazio di arricchimento personale.
Nel corso di questo biennio il progetto si è arricchito con l’apertura di un Emporio solidale, destinato a coloro che vivono in stato di marginalità, e con l’avvio della distribuzione di cento pasti settimanali, consegnati singolarmente ai senza fissa dimora nelle diverse zone della città. Tali iniziative sono rese possibili grazie all’impegno costante e alla disponibilità della squadra dei volontari.
Figura di spicco nella comunità religiosa e sociale di Genova, noto per le sue battaglie in favore degli “ultimi”, don Giacomo è anche cappellano del carcere di Pontedecimo e direttore della Fondazione Migrantes diocesana. Classe 1963, genovese, il sacerdote ha iniziato il suo ministero tra i marittimi, prima come cappellano di bordo (dal 1988 al 1994) poi, nel 1998, riaprendo la “Stella Maris” di Genova, il servizio per la cura pastorale dei marinai imbarcati e del personale dei porti voluto dall’arcivescovo cardinale Dionigi Tettamanzi. Dal 2018 è anche parroco delle quattro parrocchie di Oregina, dove continua a dedicare particolare attenzione ai più bisognosi.
Preti come don Giacomo non si rivolgono solo ai più abbandonati ma ad ognuno di noi. Quotidianamente ci fanno spazio, ci offrono il loro tempo, dividono volentieri un pezzo di strada e ascoltano le nostre difficoltà. Si affidano alla generosità delle comunità per essere liberi di servire tutti, senza dover pensare al proprio sostentamento. Per richiamare l’attenzione sulla loro missione, torna domenica 21 settembre la Giornata nazionale di sensibilizzazione per il sostentamento del clero celebrata nelle parrocchie italiane. I sacerdoti, oggi più che mai, rappresentano una risorsa fondamentale. Sono annunciatori del Vangelo nella concretezza della vita quotidiana, artigiani di relazioni autentiche, punti di riferimento per famiglie in difficoltà, anziani soli, giovani disorientati o in cerca di lavoro. Con discrezione e tenacia, offrono tempo, energie e ascolto costruendo reti di solidarietà e accompagnando percorsi di fede e rinascita.
“La Giornata Nazionale – spiega il responsabile del Servizio Promozione per il Sostegno Economico alla Chiesa cattolica, Massimo Monzio Compagnoni – richiama l’attenzione sull’importanza della missione dei sacerdoti, sulla bellezza del loro servizio e sulla corresponsabilità richiesta alla comunità cattolica. È un’opportunità per esprimere gratitudine verso uomini di fede, speranza e prossimità, che ogni giorno offrono la loro vita per il bene delle comunità. Sostenerli non è solo un atto economico, ma un segno concreto di appartenenza e partecipazione ecclesiale”. Spesso si crede, erroneamente, che l’obolo domenicale sia sufficiente a garantire il sostentamento del clero. Ma in molte realtà, queste risorse non coprono il necessario. “Fa riflettere il fatto che oggi le offerte deducibili a favore dell’Istituto Centrale per il Sostentamento del Clero (ICSC) – aggiunge Monzio Compagnoni – coprono meno del 2% del fabbisogno annuale complessivo. Dietro ogni sacerdote c’è una vita interamente dedicata agli altri. E ogni offerta, anche la più piccola, è un modo per dire ‘grazie’ e sostenere concretamente i nostri preti, permettendo loro di continuare ad essere presenza operosa nelle parrocchie”.
Come accade nel dormitorio genovese che coinvolge le comunità di cui don Giacomo è responsabile, ed ha l’obiettivo di rimettere al centro l’uomo, recuperando la sua dignità.
“Dal punto di vista organizzativo – aggiunge – una parrocchia, quella di S. Tommaso Apostolo e S. Leone, accoglie nei propri spazi mentre le altre tre si occupano di preparare la cena e le stanze. Questa esperienza è anche un’occasione, per i miei parrocchiani di incontrarsi e conoscersi”. Quattro chat su whatsapp favoriscono la comunicazione fra loro ed i volontari per l’organizzazione dei turni e del servizio. Solo la pulizia degli ambienti è affidata a personale specializzato, per garantire sempre un lavoro di qualità.
La rete dei volontari assicura un servizio quotidiano agli ospiti. C’è chi si occupa di allestire i letti, chi serve, chi prepara e trasporta i cibi. Qualcuno dorme in una stanza vicina al dormitorio, per intervenire in caso di necessità. Per tutte le persone che la frequentano la struttura è, innanzitutto, un luogo d’incontro, una famiglia allargata in cui viene restituita la dignità a chi non possiede altro, uno spazio di condivisione di esperienze, di racconti e di vissuti personali.
“È un primo passo per motivare al cambiamento. Qui in tanti – conclude il prete – trovano un sorriso ed una parola di conforto insieme all’ospitalità che consente, ai senza tetto, di spezzare il ritmo di una giornata per le vie della solitudine”.
Da questa esperienza è nato anche il progetto della “casa del parroco”, adibita all’ospitalità di sei persone: tre giovani studenti desiderosi di condividere uno stile di vita improntato al servizio e tre uomini in cammino verso una nuova autonomia. Altre tre stanze sono state poi rese disponibili per accogliere chi oggi si trova in maggiore difficoltà, così da offrire la possibilità concreta di raggiungere una stabilità abitativa.
Questa è solo una delle tantissime storie di salvezza e aiuto portate avanti sul territorio da sacerdoti, impegnati in prima linea, e dalle loro comunità.
Le offerte deducibili, istituite con la revisione del Concordato, oltre quarant’anni fa, rimangono ancora oggi uno strumento poco conosciuto e sottoutilizzato. Nel 2024, secondo i dati diramati dal Servizio promozione sostegno economico CEI, le offerte raccolte, pari a 7,9 milioni di euro, hanno contribuito al sostentamento di circa 31.000 sacerdoti attivi nelle 226 diocesi italiane, inclusi 250 fidei donum – missionari in Paesi in via di sviluppo – e circa 2.500 sacerdoti anziani o malati che, pur avendo concluso il loro ministero, restano testimoni di una vita spesa per il Vangelo. L’ammontare raccolto, pur significativo, resta però lontano dai 522 milioni di euro necessari a garantire una remunerazione dignitosa – attorno ai 1.000 euro mensili per 12 mesi – a ciascun presbitero.
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