Carissimi amici,
la mia presenza oggi vuole esprimere il mio ringraziamento a Music for Peace per l’opera che da tanti anni svolge con generosità, competenza e spirito di servizio verso le popolazioni che vivono situazioni di sofferenza, povertà e conflitto.
Oggi raccontiamo una missione che nasce da un gesto semplice ma straordinario: la solidarietà concreta di migliaia di genovesi e non solo. Le tonnellate di alimenti raccolte in occasione dell’appello lanciato quasi un anno fa, alla fine del mese di agosto, da Music For Peace rappresentano molto più di un aiuto materiale. Sono il segno di una comunità che non vuole restare indifferente davanti al dolore degli altri.
Quando la sofferenza di intere popolazioni rischia di diventare una notizia tra le tante, gesti come questi ci ricordano che la fraternità è più forte dell’abitudine e dell’indifferenza.
Per questo la Chiesa genovese ha voluto da subito unirsi a questa mobilitazione attraverso la Caritas diocesana, le parrocchie, o le singole persone che hanno acquistato e donato i generi di prima necessità. Siamo convinti che soccorrere chi soffre sia un dovere umano prima ancora che religioso, un’esigenza che nasce dal riconoscimento della dignità di ogni persona.
Come ho ricordato anche ieri nel Discorso alla Città, il nostro impegno come comunità credente si è espresso durante quest’anno pastorale anche attraverso diversi momenti di preghiera, nei quali abbiamo invocato coralmente il dono della pace per il mondo intero: dall’Europa al Medio Oriente, fino alle tante regioni segnate dai cosiddetti conflitti dimenticati.
Viviamo in un tempo in cui il rischio più grande non è soltanto il conflitto ma l’assuefazione. Le immagini che ci arrivano dalle zone di guerra rischiano di scivolare davanti ai nostri occhi lasciandoci indifferenti.
Per questo l’invito a “restare umani”, che nei mesi scorsi ci ha coinvolto nelle varie manifestazioni per la pace, assume oggi un significato particolarmente profondo.
Continuiamo a seguire e sostenere la missione di Music for Peace affinché le 240 tonnellate di aiuti raccolti dalle persone possano finalmente essere sbloccate e raggiungere la destinazione, ossia le famiglie palestinesi che ne hanno urgente bisogno.
Insieme a questo aiuto concreto continuiamo a chiedere con forza che si aprano percorsi di dialogo, di riconciliazione e di pace. È questo il desiderio che oggi accompagna questa missione: che gli aiuti arrivino a destinazione e che, insieme ad essi, possa giungere un segno di speranza per quanti vivono nella sofferenza e nell’incertezza del futuro.
