Il Signore ci ha convocati questa mattina anzitutto per far sentire la nostra vicinanza a Carlo, a Matteo, a Federico e a tutti i familiari di Monica e Giorgia. Siamo qui per questo: per testimoniare che il dolore può essere condiviso, che nessuno è chiamato ad attraversare da solo la sofferenza. Non siamo chiamati soltanto a condividere le gioie della vita, ma anche le sue prove più dure, quei momenti bui, quella “valle oscura” di cui parlava poco fa don Pietro.
Siamo qui anche come credenti per ripetere a noi stessi e gli uni agli altri una verità fondamentale della nostra fede: la morte non ha l’ultima parola.
Pensiamo al sorriso di Monica e Giorgia. La morte non può cancellarlo. I ricordi belli vissuti insieme non muoiono: continuano a vivere nel cuore di chi resta. Come abbiamo ascoltato nella prima lettura, tratta dall’Apocalisse di san Giovanni Apostolo: «Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non vi sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate».
Le “cose di prima” sono quelle realtà che tutti sperimentiamo: le piccole morti quotidiane, le fatiche, le difficoltà, le prove. Eppure il Signore ci è vicino, cammina accanto a noi. Per questo oggi siamo qui a pregare: «Signore, aumenta la nostra fede, aumenta il nostro coraggio nel credere che la morte non ha l’ultima parola».
Anche il Vangelo di Giovanni che abbiamo ascoltato ci parla di una realtà concreta, perché il Vangelo parla sempre della realtà della vita. Gesù dice: «Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Io vado a prepararvi un posto».
Ecco il fondamento della nostra speranza. La morte non ha l’ultima parola perché Gesù stesso ci dice: «Io vi preparo un posto. Voglio vivere con voi per tutta l’eternità. Voglio gioire con voi per sempre». Questo è il sogno di Dio: vivere con noi e farci vivere con Lui per l’eternità.
Certo, non è una verità facile da accogliere. Lo vediamo nel Vangelo stesso. Tommaso, infatti, fatica a comprendere le parole di Gesù. In qualche modo la sua domanda è anche la nostra: come possiamo credere a una promessa così grande? La nostra fatica ci accomuna ai discepoli, che pure avevano vissuto accanto a Gesù, avevano ascoltato il suo insegnamento, visto i suoi miracoli e condiviso il suo cammino. Eppure anche per loro non era semplice credere pienamente che Dio desidera donarci una vita senza fine nella sua gioia e nella sua bellezza.
Il Vangelo, però, ci indica anche dove trovare la forza per affrontare tutto questo. Alla domanda di Tommaso, Gesù risponde: «Io sono la via, la verità e la vita».
Se vogliamo dare un senso alla sofferenza, al dolore e persino alla morte; se vogliamo trovare la strada che conduce alla vita piena, allora dobbiamo seguire Lui. È Gesù la via che conduce alla vita eterna, alla comunione con Dio e con tutti i nostri cari, che un giorno ritroveremo.
Questa è la speranza cristiana. Non un semplice augurio che le cose possano andare meglio, ma una certezza fondata sulla promessa del Signore. Gesù ci ha detto: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». Egli cammina con noi sempre.
Per questo la grazia che oggi chiediamo al Signore è una sola: che ci aiuti a riconoscere la sua presenza in ogni circostanza della vita, anche nelle prove più difficili, anche nel dolore e nella morte.
Signore, aiutaci a scorgere sempre la tua presenza e a camminare con fiducia sulle tue strade.
Mons. Marco Tasca
Arcivescovo di Genova
