(trascrizione dell’omelia pronunciata nella solenne Veglia pasquale)
Un augurio di santa Pasqua a tutti voi, cari fratelli e sorelle, in questa notte santissima, la Veglia pasquale.
Un saluto speciale va ai fratelli e alle sorelle che tra poco riceveranno i sacramenti dell’iniziazione cristiana: il Battesimo, la Confermazione e l’Eucaristia. Grazie di cuore a tutti coloro che vi hanno accompagnato in questo cammino: madrini, padrine, i vostri parroci e, in modo particolare, don Gianluigi Ganabano.
È bello vedere come, ancora oggi, la Parola di Dio, la figura di Gesù e la realtà del Salvatore continuino ad attirare. È consolante pensare che siamo in sintonia con altre Chiese, come quelle francesi, dove si sta vivendo una vera rinascita nella richiesta di Battesimo, soprattutto tra giovani e adulti. È un segno chiaro: Gesù Cristo ha ancora qualcosa da dire al mondo di oggi.
Quello che celebriamo questa notte non è semplicemente il fatto che la vita riprende da dove sembrava essersi interrotta. È molto di più: è una vita radicalmente nuova che irrompe nel buio.
Lo abbiamo ascoltato nella Parola di Dio: nel passaggio del Mar Rosso il popolo esce rinnovato, non più schiavo ma libero — libero dalle paure e dalle divisioni, capace di leggere la propria vita con gli occhi di Dio.
Dal sepolcro, Cristo risorge diverso: non più segnato dalla fragilità umana, ma con un corpo glorioso, reale, quel corpo che anche noi avremo nell’incontro definitivo con Lui.
E dalle acque del Battesimo anche noi emergiamo trasformati: non più centrati su noi stessi, ma su Gesù e sulla sua Parola.
Questa è la vera, buona notizia della Pasqua: Cristo ci chiama fuori dai nostri sepolcri, qualunque nome essi abbiano. Ci chiama a una vita nuova e luminosa. Certo, il nostro impegno è importante, ma la verità più profonda è che solo Cristo può liberarci davvero da ciò che ci tiene prigionieri.
Nel Vangelo di Matteo abbiamo ascoltato l’annuncio degli angeli: “Non è qui, è risorto”. Gesù ha superato la pietra che sembrava chiudere per sempre la sua vita. Ha vinto la morte e ha aperto per noi la via della vita vera, quella che solo Lui può donare.
E poi c’è quell’invito straordinario: “Vi precede in Galilea”. Gesù cammina davanti a noi, come il pastore con il suo gregge, come il maestro con i suoi discepoli. È un invito a ricominciare.
È come se dicesse: “So che mi avete abbandonato, so che mi avete tradito, ma io vi precedo. Voglio continuare la storia con voi”. Non è il peccato l’ultima parola, ma la relazione che Lui vuole costruire con noi, anche dentro le nostre fragilità, i nostri fallimenti, le nostre delusioni.
Questa volta, però, non si tratta più di confidare nelle nostre forze. Lo abbiamo visto: anche Pietro e gli altri discepoli erano sicuri di sé, pronti a promettere fedeltà fino alla morte… e sappiamo com’è andata.
Ora Gesù ci chiede qualcosa di diverso: “Fidatevi di me”. È questo il cuore del messaggio pasquale.
Fidarsi di Lui, lasciarsi guidare da Lui, credere che la sua presenza può illuminare le nostre domande più profonde, soprattutto quelle sull’amore. Perché è proprio l’amore la forza che vince: solo l’amore vince la morte.
È questa certezza che ci spinge ad andare avanti, a vivere con speranza, anche nelle fatiche.
Chiediamo al Signore di essere sempre più innamorati di Lui e della sua Parola, per poter attraversare ogni notte e vincere ogni forma di morte con la luce della sua Pasqua.
Mons. Marco Tasca
