«La regalità di Gesù è sulla croce»

Omelia pronunciata in Cattedrale nella Liturgia del Venerdì Santo

03-04-2026

(trascrizione dell’omelia della Liturgia del Venerdì Santo)

Siamo chiamati, in questo giorno, a sostare davanti alla croce.

Significa metterci di fronte alla luce dell’amore di Dio, un amore più forte di ogni tradimento e di ogni ingiustizia.

Certo, molti dicono che si tratta di un mistero incomprensibile. Già agli inizi della comunità cristiana, Paolo scriveva ai cristiani di Corinto che la croce è scandalo e stoltezza, perché, secondo il modo umano di ragionare, non può essere compresa.

E in effetti, pretendere di capirla fino in fondo è come entrare in un tunnel che forse non porta da nessuna parte, o solo a una luce fioca, insufficiente a spiegare tutto.

Lo scandalo della croce non va tanto capito quanto accolto: siamo chiamati ad amare, perché è Gesù che ha vissuto questo amore. E noi, come credenti, siamo chiamati ad amare Gesù e le sue scelte.

La liturgia oggi ci invita ad adorare: non semplicemente la croce di Cristo, ma Cristo stesso, nel silenzio.

È proprio il silenzio che ci aiuta a entrare nel mistero della croce.

La croce fa trionfare una logica opposta a quella del mondo: la logica del dono di sé, del dare senza cercare nulla in cambio, del non rimanere aggrappati a sé stessi.

Nella celebrazione di oggi daremo anche ampio spazio alla preghiera di intercessione per il mondo, per la Chiesa, per le necessità dell’umanità. È l’invito che il Signore Gesù ci rivolge ad aprirci alla realtà in cui viviamo, per offrire il nostro contributo come cristiani e credenti.

Nella prima lettura abbiamo ascoltato la figura del Servo del Signore, il Servo sofferente, nel quarto canto: una figura misteriosa.

Eppure questo testo è stato fondamentale per i discepoli di Gesù, che lo hanno utilizzato per rileggere gli eventi di quei tre giorni. Non si sono limitati a riflettere o condividere tra loro, ma hanno interpretato ciò che accadeva alla luce della Parola di Dio.

È la Parola di Dio che illumina la vita dei credenti e ci aiuta a comprendere anche le situazioni più difficili, di fatica, di dolore e di croce.Alla luce della Scrittura, i discepoli hanno compreso che in quel Nazareno giustiziato si manifestava il Servo di Dio, il Figlio di Dio, il Salvatore del mondo.

Abbiamo poi ascoltato il racconto della passione secondo Giovanni. In questo Vangelo emerge con forza un aspetto particolare: la regalità di Gesù.

Pilato stesso parla del suo regno; Gesù viene rivestito come un re, seppure in modo caricaturale; e infine Pilato lo presenta dicendo: «Ecco il vostro re».

La crocifissione viene narrata quasi come un’intronizzazione, e l’iscrizione sulla croce recita: «Gesù Nazareno, il re dei Giudei».

Ma in cosa consiste questa regalità?

Gesù è sovrano perché dispone liberamente della propria vita. Decide di donarla senza lasciarsi condizionare, nemmeno dall’abbandono dei discepoli. È sovrano sulle proprie emozioni, sulle tentazioni, sui progetti alternativi che gli vengono proposti: «Se sei Figlio di Dio, scendi dalla croce… hai salvato altri, salva te stesso».

Gesù non segue queste logiche. Rimane libero.

Dona la sua vita liberamente, e proprio per questo regna dalla croce.

È un amore così libero e sovrano da capovolgere i nostri schemi mentali, e forse anche da disorientarci. È l’amore di chi non cerca gratificazioni, non pretende nulla, non chiede nulla in cambio.

Questa è la regalità del nostro Signore Gesù Cristo.

E forse, a volte, questo ci sconvolge, perché ci sembra troppo grande per noi. Siamo abituati alla logica del “do ut des”: ti do qualcosa se tu mi dai qualcosa in cambio.

Ma l’amore del Signore Gesù — il Figlio inviato dal Padre — è diverso.

Se ci lasciamo raggiungere da questo amore, senza pretendere di meritarlo o di esserne degni, allora esso può davvero trasformare la nostra vita.

Dalle sue piaghe siamo stati guariti.

Mons. Marco Tasca

 

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