Fratelli vescovi, fratelli e sorelle, uomini e donne della Chiesa di Dio,
vi abbraccio tutti mentre viviamo insieme questo tempo nel segno di san Francesco.
La santità di Francesco è per noi come una luce che indica la via. È una santità che dona gioia e ci ricorda che la santità è possibile. Ci ricorda che il Vangelo è possibile. Ci ricorda che la Pasqua passa attraverso la croce.
Pensiamo agli anni della sua giovinezza. Francesco era un giovane allegro, generoso, amante della compagnia, dei giochi e delle feste. Era generoso anche nello spendere: amava organizzare pranzi e momenti di festa, e questo naturalmente gli procurava molti amici e molti compagni.
Le fonti francescane raccontano che una sera i suoi amici lo elessero addirittura loro “signore”, perché organizzasse a suo piacimento le serate della compagnia. Francesco era sempre al centro del gruppo, tanto che spesso lasciava la tavola appena preso un boccone per uscire con gli amici, lasciando i genitori quasi rassegnati a queste sue partenze.
Era un giovane che amava attirare l’attenzione. Non gli mancavano occasioni anche un po’ eccentriche: per esempio quando si faceva cucire abiti con stoffe molto preziose accostate a pezzi di tessuto più poveri. Insomma, un giovane vivace, attento agli amici, forse anche un po’ viziato dalla famiglia, ma certamente generoso.
A un certo punto, però, tutto questo non gli basta più.
Le fonti raccontano che una sera, dopo l’ennesima uscita con gli amici, Francesco era con loro come al solito e teneva in mano una specie di scettro, simbolo del “re delle feste” di quella compagnia. Ma invece di essere spensierato come sempre, era assorto nei suoi pensieri.
Questo particolare mi colpisce molto: Francesco era assorto. Non sappiamo cosa stesse pensando, ma mi piace immaginare che proprio quella sera stesse accogliendo qualcosa che poi le fonti francescane chiameranno la sua conversione.
C’è un’espressione molto bella con cui le fonti descrivono questo momento: Francesco smise di adorare se stesso.
È una definizione straordinaria della conversione. Perché ognuno di noi può riconoscersi in questo: smettere di adorare se stessi.
E voi capite quanto oggi questo sia necessario. Viviamo in un tempo in cui spesso siamo tentati di adorare la nostra immagine, o quell’immagine che vogliamo costruire di noi stessi. A volte anche i social ci fanno credere che quella sia la strada della felicità, della vita piena e della gioia vera. Ma poi ci accorgiamo che non è così, né per noi né per tante persone che incontriamo. Francesco smette di adorare se stesso.
Accanto a questo, c’è un altro aspetto molto interessante nel suo cammino di conversione: le fonti raccontano che spesso, quasi ogni giorno, si ritirava segretamente nella preghiera.
Francesco capisce che smettere di adorare se stessi non è soltanto questione di buona volontà. Non è solo sforzo umano. È qualcosa che nasce dalla relazione con Dio, dalla preghiera. Quasi ogni giorno si immergeva segretamente nell’orazione.
E questo è un insegnamento grande anche per noi, per le nostre comunità e per le nostre Chiese.
Nel Vangelo abbiamo ascoltato l’incontro di Gesù con la Samaritana. Sappiamo bene che tra samaritani ed ebrei non correva buon sangue: era una divisione antica, nata già dai tempi della deportazione assira, quando popoli e religioni si erano mescolati. Per questo gli ebrei evitavano i samaritani.
Gesù invece supera questo pregiudizio. Vuole incontrare questa donna.
È un incontro pieno di barriere: tra ebrei e samaritani, tra un uomo e una donna, tra un maestro e una persona considerata ai margini.
Eppure Gesù si espone. Non ha paura di questo incontro.
Un grande scrittore del secolo scorso lo ha espresso con parole molto forti: amare significa essere vulnerabili. Se ami qualcosa, il tuo cuore certamente potrà soffrire. Se vuoi essere sicuro di non soffrire mai, allora non dare il tuo cuore a nessuno. Chiudilo al sicuro nell’egoismo. Ma in quel luogo chiuso e sicuro il cuore non si spezzerà… diventerà però duro, impenetrabile, incapace di amare.
Gesù invece si espone al rischio dell’incontro. Anzi, è lui il primo a mostrare il suo bisogno: chiede da bere.
È bellissima questa immagine: il Figlio di Dio che si mette nella posizione di chiedere.
E allora chiediamo anche noi questa grazia al Signore: diventare uomini e donne capaci di cercare l’incontro, di aprire il cuore, di camminare insieme agli altri.
