«Chiediamo la grazia di essere credenti che mettono al centro l’annuncio del Vangelo»

S. Messa a Santa Maria degli Angeli in occasione del pellegrinaggio della Diocesi alle spoglie mortali di San Francesco
07-03-2026

Cari fratelli e sorelle,

Il Signore vi dia la sua pace.

Con questo augurio francescano saluto tutti voi e permettetemi un abbraccio particolare ai fratelli e alle sorelle pellegrini della Chiesa di Dio che è in Genova.

Mi piace ricordare una frase che Papa Francesco attribuiva a san Francesco d’Assisi. Diceva: «A me piace ricordare quello che san Francesco d’Assisi diceva ai suoi frati: Predicate sempre il Vangelo e, se fosse necessario, anche con le parole».

Le parole, certo, sono utili, dobbiamo dirle; ma prima viene la testimonianza: che la gente veda nella nostra vita il Vangelo, che la gente possa leggere nella nostra vita il Vangelo.

Siamo qui, pellegrini, per ricordare Francesco d’Assisi negli 800 anni della sua Pasqua. Un uomo che ha saputo far trasparire nella sua vita il Vangelo: dal suo stile di vita possiamo leggere il Vangelo.

 

C’è un racconto che esprime bene questo pensiero, che Papa Francesco ha più volte richiamato.

Un giorno, uscendo dal convento, san Francesco incontrò frate Ginepro, un frate semplice e buono, al quale voleva molto bene. Incontrandolo gli disse: «Frate Ginepro, vieni, andiamo a predicare».

«Padre mio», rispose, «sai che ho poca istruzione: come potrei parlare alla gente?».

Ma poiché Francesco insisteva, frate Ginepro acconsentì. Girarono per tutta la città pregando in silenzio per tutti coloro che lavoravano nelle botteghe e nelle strade. Sorrisero ai bambini, specialmente ai più poveri; scambiarono qualche parola con gli anziani; accarezzarono i malati; aiutarono una donna a portare un pesante recipiente pieno d’acqua.

Dopo aver attraversato più volte la città, san Francesco disse: «Frate Ginepro, è ora di tornare in convento».

«E la nostra predica?», chiese frate Ginepro.

«L’abbiamo fatta», rispose sorridendo il santo.

 

È davvero bello essere qui oggi per ricordare Francesco d’Assisi. Non si tratta – come qualcuno pensa – di semplificare tutto dicendo che basta la testimonianza. Non è questo il punto. Si tratta piuttosto di mettere insieme l’essere e il dire in modo sapiente: che l’uno sia in sintonia con l’altro, che l’essere e il dire siano armonizzati.

Questo è il grande dono che ci ha fatto san Francesco d’Assisi: ha saputo mettere in perfetta sintonia l’essere e il dire.

Chiediamo a lui che interceda per noi, affinché il Signore doni a noi, alle nostre comunità, alle nostre Chiese questo grande dono: che dalla nostra vita si possa vedere il Vangelo e si possa leggere il Vangelo.

Abbiamo ascoltato il bellissimo brano dell’incontro di Gesù con la Samaritana. È interessante notare come l’evangelista Giovanni usi vari modi con cui la Samaritana si rivolge a Gesù. All’inizio del racconto è uno sconosciuto, un viandante; poi emerge che è un giudeo, dunque un nemico dei samaritani; poi lo riconosce come profeta; infine si apre alla possibilità che sia il Messia.

Ma ciò che è interessante è il motivo per cui sia Gesù sia la Samaritana sono attorno al pozzo: perché hanno sete. Gesù si ferma perché ha sete; la donna, nell’ora più calda del giorno, va ad attingere acqua.

Eppure il testo non dice che Gesù beve né che la Samaritana beva. Segno che c’è qualcosa di molto più profondo della semplice sete fisica – che pure esiste e alla quale bisogna rispondere.

 

Gesù ci insegna che la realtà a cui tiene di più è l’incontro, la relazione. Sappiamo bene che la strada che Gesù ha fatto per arrivare a Sicar non era la più comoda; i discepoli stessi non erano d’accordo che passasse per la Samaria. Ma Gesù sceglie quella strada, perché tutte le strade che Gesù percorre portano a un incontro.

Ecco allora la bellezza di ricordare oggi a noi credenti quanto sia fondamentale coltivare le relazioni: le relazioni nelle nostre comunità, nelle nostre famiglie, e con tutti gli uomini e le donne che incontriamo.

Quanto tempo, quanto spazio, quanta preghiera e quanta fantasia mettiamo nel migliorare e nel vivere le relazioni?

Gesù supera le barriere del suo tempo: parla con una donna, per di più samaritana. Quando i discepoli tornano, restano quasi disorientati. Ma per Gesù ciò che conta è la relazione con questa donna, per la quale ha fatto un cammino speciale.

Ecco la grazia che chiediamo al Signore: di essere sempre più uomini e donne capaci di relazione, credenti che mettono al centro del loro annuncio del Vangelo proprio questo.

Predicate sempre il Vangelo e, se fosse necessario, anche con le parole.

 

Termino con una preghiera che Papa Leone ci ha donato in questo centenario della Pasqua del nostro padre san Francesco.

San Francesco, fratello nostro,

tu che ottocento anni fa andavi incontro a sorella morte come un uomo pacificato, intercedi per noi presso il Signore.

Tu che nel Crocifisso di San Damiano hai riconosciuto la pace vera, insegnaci a cercare in lui la sorgente di ogni riconciliazione, che abbatte ogni muro.

Tu che, disarmato, hai attraversato le linee di guerra e di incomprensione, donaci il coraggio di costruire ponti dove il mondo erige confini.

In questo tempo afflitto da conflitti e divisioni, intercedi perché diventiamo operatori di pace, testimoni disarmati e disarmanti della pace che viene da Cristo.

Amen.

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