Incontri sugli Atti degli Apostoli – La comunità fondata sulle relazioni (17 dicembre 2025) – AUDIO INTEGRALE

Lo scorso 17 dicembre Mons. Marino Poggi, Canonico Penitenziere, ha guidato in Cattedrale il terzo incontro del ciclo di catechesi sugli Atti degli Apostoli.
Don Marino ha approfondito in particolare il tema della grande tentazione della falsità, cioè di fondare la comunione sulle intenzioni e non sulla realtà.
Una delle tentazioni più sottili e pericolose che attraversano la vita ecclesiale è proprio quella della falsità, intesa non come menzogna esplicita, ma come scollamento tra intenzioni dichiarate e realtà vissuta. “Gli Atti degli Apostoli, a partire dal capitolo 6, – ha detto – offrono una diagnosi lucida di questa tentazione, mostrando come la koinonía, la comunione cristiana, non possa essere fondata sulle buone intenzioni, ma solo su pratiche reali, verificabili e condivise”.

Atti 6 si apre con un dato oggettivo: “crescendo il numero dei discepoli” (At 6,1). La crescita, lungi dall’essere solo un segno positivo, porta con sé una crisi concreta: il malcontento degli ellenisti perché le loro vedove venivano trascurate nella distribuzione quotidiana.
“Qui – ha sottolineato Poggi – emerge già una prima verità decisiva: la koinonía non si misura dalle dichiarazioni di principio, ma dalla giustizia concreta delle relazioni”.
La grande tentazione sarebbe stata quella di minimizzare il problema, appellandosi alle intenzioni: “siamo una sola comunità”, “nessuno è escluso”, “non è voluto”. Questa è la tentazione della falsità: difendere l’immagine ideale della comunione a scapito della verità dei fatti.
Negli Atti, tuttavia, gli apostoli non imboccano questa strada. Non negano il problema, non lo giustificano, non lo rinviano. Riconoscono implicitamente che una comunione che non si traduce in equità concreta è una comunione solo nominale.

La soluzione proposta non è solo funzionale, ma teologicamente densa. Gli apostoli distinguono i ministeri senza separarli, riconoscendo che: la preghiera e il servizio della Parola non possono essere usati come alibi; la cura concreta dei poveri è criterio di autenticità della comunione.
La koinonía viene così rifondata sulla realtà, attraverso: responsabilità chiare, ministeri riconosciuti, un’organizzazione che renda giustizia ai più deboli.
Dal capitolo 6 in poi gli Atti mostrano una Chiesa che cresce attraversando conflitti, discernimenti e rotture apparenti. “In ogni passaggio – ha detto ancora Don Marino – ritorna lo stesso criterio: la comunione non è preservata evitando i problemi, ma affrontandoli nella verità”.
La koinonía cristiana non si fonda sulla bontà soggettiva, ma sulla conversione delle pratiche, delle strutture e delle relazioni. La grande tentazione della falsità è sempre attuale: chiamare comunione ciò che non lo è ancora. La grande grazia, invece, è lasciarsi giudicare dalla realtà, affinché la comunione non sia solo proclamata, ma vissuta.

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