Sono trascorsi poco più di sei mesi da quando ho intrapreso questa esperienza missionaria a Cuba come sacerdote fidei donum e, quasi, sarebbe ragionevole stilare un primo, piccolo e approssimativo bilancio. Verrebbe da inserire tra le principali voci in questa ipotetica lista le difficoltà, le criticità e le sempre più gravi sfide che il popolo cubano sta attraversando e affrontando. Come già descritto nei precedenti articoli, la situazione qui al momento è davvero molto problematica e si è ulteriormente aggravata proprio in questi ultimi mesi. Considerando questi aspetti, allora, verrebbe più facile fermarsi a descrivere tutto ciò che non va o che non c’è a Cuba. Tuttavia, credo che sia più stimolante e autenticamente cristiano procedere in una maniera differente, ossia, individuare i semi di bene che, nonostante tutto, qui ci sono e non sono pochi. Vivere la missione in un ambiente come quello cubano significa proprio questo: non abbattersi, non perdere la speranza e, soprattutto, trovare piccole ma vitali soluzioni alle quotidiane difficoltà della vita. La costruzione del Regno di Dio si vive, allora, proprio in questo modo: annunciando e testimoniando un messaggio di vita e di felicità là dove apparentemente sembra che non ci siano speranze e possibilità di qualche piccolo ma fondamentale cambiamento.
Non si tratta cioè di creare una realtà parallela, quasi come se fosse una proposta per evadere, anche solo temporaneamente, dai problemi e dagli assilli della vita; si tratta, invece, di fecondare dall’interno ciò che a prima vista parrebbe essere arido o impermeabile al nuovo. Celebrare le messe anche, e soprattutto, nelle piccole comunità di campo, alcune delle quali distanti e isolate, diventa non un vuoto rito liturgico ma un vero annuncio pasquale, un annuncio di speranza, di riscatto, di felicità. La catechesi con i bambini, gli incontri con gli adulti, la visita ai tanti ammalati che non si possono permettere cure adeguate, il pasto quotidiano offerto a quanti non hanno di che nutrirsi o le uscite con gli adolescenti sono la più bella pagina del Vangelo, che ci ricorda che bisogna non solo passare attraverso la croce della nostra storia fatta di tante difficoltà ma anche viverla questa storia da dentro con la potenza dell’amore di Dio. Solo così si può sperimentare ancora una volta il trionfo della nostra personale resurrezione. E sono più che convinto che a Cuba in questo momento molto particolare stiamo vivendo il nostro mistero pasquale.
Don Andrea De Crescenzo